Terminator salvation

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Un film di McG. Con Christian Bale, Sam Worthington, Moon Bloodgood, Common, Bryce Dallas Howard. Azione, durata 115 min. – USA, Germania, Gran Bretagna 200Anno 2003.

Marcus Wright è detenuto nel Braccio della Morte in attesa di ricevere l’iniezione letale. Ha ucciso suo fratello e due poliziotti e vuole solo farla finita ma la dottoressa Serena Kogan ha deciso per lui un altro destino. Firmato un documento legale che consegna il suo corpo alla scienza e gli promette una seconda opportunità, Marcus viene ?terminato’.
Anno 2018. John Connor, leader ideale e carismatico del genere umano, partecipa alla Resistenza contro Skynet, il network di intelligenze artificiali, e il suo esercito di Terminator indistruttibili. Sicuro e intraprendente, è deciso a sferrare un attacco mortale al nemico, a trovare suo padre Kyle Reese e a garantire un futuro all’umanità dopo l’apocalisse nucleare scatenata dalle macchine. Lo aiuterà Marcus, galeotto venuto dal passato e portatore di un segreto. Determinati a vincere la loro battaglia, collaboreranno e troveranno la verità nel cuore.

La terza avventura del cyborg Terminator (Le macchine ribelli) non aveva incontrato il favore del pubblico. A mancare era la capacità visionaria del cinema di James Cameron, autore dei primi due episodi, e ancora il cervello e le emozioni fusi insieme in una coppia indissolubile come Sara e John Connor. La sfida raccolta da McG, di richiamare alla vita una macchina fantascientifica pronta a sfidare l’eternità, era perciò ardua e temeraria.

La figura dell’eroe in Terminator Salvation è duplice. La sceneggiatura ammette la presenza di due eroi, uno trionfante e l’altro soccombente. Uno è John Connor, che sta facendo il suo percorso di formazione per diventare leader effettivo della Resistenza, l’altro è Marcus Wright, prototipo da infiltrazione, che inevitabilmente compirà il percorso sacrificale. Se Schwarzenegger è l’istituzione che simboleggia e incarna il prodotto della politica piegata al potere, Bale e Worthington sono lo specchio delle tendenze politiche dominanti negli States.

John e Marcus si misurano con l’apocalisse nucleare e con i gravosi compiti del loro ruolo: il primo che fa cose strepitose, creatura nata in laboratorio, l’altro che guarda commosso i vecchi esseri umani con le loro passioni e i loro errori. Il loro contatto è di un un’autentica umanità dentro un corpo ideale che crea l’uomo che si aspetta, il nuovo eroe che saprà riconciliare l’uomo e la macchina, l’America imperiale e il mondo degli oppressi. Ma bisogna anche dire che l’ambiguità affascinante di «Terminator» stava nella confusione di ruoli psico-societarie tra uomini, cosa che, in questo ultimo capitolo della serie, non traspare affatto.

Cogitoetvolo