Terry Fox e la corsa della speranza

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L’inverno è alle porte, il Natale si avvicina e non so voi ma sento il bisogno, fra tante brutte notizie, di una bella storia. Si, perché sforzarsi di commentare quotidiani diverbi politici, alla lunga, avvelena l’aria e bandisce il buonumore dai propri orizzonti. E fa dimenticare che al mondo, grazie al Cielo, accadono anche storie stupende, storie d’amore a tutti gli effetti eppure poco note, anche se straordinarie per forza e testimonianza. Una di queste è la storia di Terrace Stanley Fox (1958 – 1981).

Terry, com’era soprannominato il giovane canadese, è stato per molti versi un ragazzo qualunque. Appassionato di sport, appena conseguito il diploma intraprese gli studi per diventare insegnante di educazione fisica. Era quello, in origine, il suo sogno. Sogno che fu costretto a mettere da parte giacché, in seguito ad un incidente stradale, non riuscì a liberarsi d’un fastidioso dolore al ginocchio. Ulteriori visite diedero un nome al misterioso dolore: osteosarcoma, un tumore maligno osseo che spesso colpisce le ginocchia per poi mangiarsi, giorno dopo giorno, il resto del corpo. L’amputazione della gamba, quindi, fu una scelta obbligata.

Ma purtroppo nemmeno questo bastò a fermare l’evoluzione del tumore. A questo punto, consapevole d’una morte che sarebbe giunta di lì a poco, Terry Fox, nonostante il guanto di sfida lanciatogli dal destino, decise che la rassegnazione non faceva al caso suo, ed iniziò a correre. Avete letto bene: sorretto da una protesi, il giovane scelse di non congedarsi dal mondo prima di aver lasciato un forte segno di speranza. E in 143 giorni attraversò ben 6 Stati americani, coprendo la distanza di 5.373 km prima che il tumore gli intasasse i polmoni costringendolo alla resa. Un anno dopo quella sosta, entrò in coma e spirò.

Durante quella sua folle marcia, ribattezzata poi “Maratona della speranza”, Fox chiedeva ad ogni canadese incontrato una donazione di un dollaro per la ricerca sul cancro. Oggi, a diciotto anni dalla scomparsa, esiste ancora una fondazione che porta il suo nome e che raccoglie fondi per la ricerca sul cancro. Soprattutto, esiste ancora la “Maratona della speranza”. Segno che Terry Fox, che da grande voleva fare l’insegnante di educazione fisica, finì con l’insegnare al mondo e a chi ancora ascolta la sua storia, qualcosa di molto più grande.

giulianoguzzo.wordpress.com

Classe '84, sociologo. Sono veneto, ma lavoro a Trento. Appassionato di bioetica, scrivo per alcuni siti e riviste e per tutti quelli che amano e odiano le mie opinioni. Soffro di grafomania ma non ho alcuna intenzione di farmi curare.