The artist

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Un film di Michel Hazanavicius. Con Jean Dujardin, Bérénice Bejo, John Goodman, James Cromwell, Penelope Ann Miller. Durata 100 min. – Francia 2011. Uscita 9 dicembre 2011

Hollywood 1927. George Valentin è un notissimo attore del cinema muto. I suoi film avventurosi e romantici attraggono le platee. Un giorno, all’uscita da una prima, una giovane aspirante attrice lo avvicina e si fa fotografare sulla prima pagina di Variety abbracciata a lui. Di lì a poco se la troverà sul set di un film come ballerina. È l’inizio di una carriera tutta in ascesa con il nome di Peppy Miller, una carriera che sarà oggetto di una ulteriore svolta quando il sonoro prenderà il sopravvento e George Valentin verrà rapidamente dimenticato.

The artist è una dichiarazione d’amore al cinema, quel cinema che sa intrattenere lo spettatore e parlare alla sua anima. E’ una dichiarazione d’amore al cinema come forma artistica di espressione, con i suoi canoni e le sue regole. Non a caso i primi due soggetti “reali” a entrare in scena sono un’orchestra e il pubblico, sistemato in un teatro d’opera. Un modo sorprendente di presentare allo spettatore ciò che sta al cuore della settima arte: le emozioni e il rapporto con i fruitori. L’importanza attribuita a questi due elementi e la forte dissonanza che lo spettatore avverte con le sale cinematografiche di oggi porterà inevitabilmente a delle riflessioni sulle condizioni attuali del cinema.

Michel Hazanavicius, regista francese che finora non era riuscito a varcare i confini d’oltralpe, regala al pubblico un’esperienza che lascia il segno, come dimostrano i premi che cominciano ad arrivare (Cannes) e che si prospettano all’orizzonte (Oscar). Sin da quando si acquista il biglietto, si crea un tacito accordo tra il regista e lo spettatore. Sappiamo benissimo di trovarci nel 2011, ma nonostante questo accettiamo l’illusione di un salto al 1926, quando i film erano muti e in bianco e nero. Eccoci così coinvolti in prima persona prima ancora che inizi il film.

L’impeccabile forma del film è al servizio di questa catarsi: la ricostruzione è fedelissima sin dai titoli di apertura; il montaggio riproduce l’effetto della pellicola sul digitale; il formato delle riprese è 1.33:1, lo stesso in cui venivano girati i film negli anni 30. Il costumista Mark Bridges e lo scenografo Laurence Bennet ricostruiscono con maestria sul set un’atmosfera avvolgente e totalizzante, a cui contribuisce senza dubbio una colonna sonora all’occhiello composta da Ludovic Bource, sulle note scritte da Bernar Herrman per il grande Hitchcock. Un’operazione dichiaratamente post-moderna che, senza mai scadere nell’autocelebrazione, rimette lo stile al servizio delle emozioni.

Alla colonna sonora spetta l’importante ruolo di conferire ai personaggi e alle scene il ritmo, elemento fondamentale per un attore. I due protagonisti hanno ritmi propri, che si intrecciano quando si incontrano accelerando e creando nuove melodie, mentre momenti di silenzio sottolineano la successione delle sequenze. Da una parte abbiamo George Valentin, interpretato dal fascinoso Jean Dujarin -il cui ruolo gli è valso il premio di migliore attore all’ultima edizione di Cannes- divo del cinema muto, sorriso brillante e sguardo ammiccante, che ricorda le grandi star di un tempo, dall’altra la bella e attraente Peppy Miller, a cui l’attrice argentina Berenice Bejo presta un sorriso smagliante e movenze incontenibili. La Miller con l’affermarsi dei talkies (i film in sonoro) sale alla ribalta, rubando la scena a Valentin. Il loro incontro fortuito e il rapporto che ne segue, tra incomprensioni e gesti di amore, danno vita a una piacevole storia che è anche un’allegoria del rapporto tra le immagini e i suoni all’interno della comunicazione cinematografica.

Alla fine del film lo spettatore “ritorna al presente” con una rinnovata fiducia nella poesia della vita e nelle capacità espressive del cinema, riscoperte in questo felice connubbio tra tradizione e sperimentazione.

 

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Studio Lettere Classiche a Milano, ma non spaventatevi perchè scrivo in Italiano. Anzi penso che proprio nei grandi classici che ci hanno tramandato i Greci e i Romani si possano trovare delle chiavi per vivere più a fondo il nostro presente. Quando non non sto con le persone a cui voglio bene e non sto traducendo, mi piace guardare film. Se sbirciate nel sito, potete trovare qualche mia recensione. PS Il mio film preferito, anche se è stato doloroso sceglierlo, è ‘Into the wild’.