The Circle: quando i social hanno la meglio sulla privacy

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Nel futuro non poi così distopico del film The Circle, i social diventano l’occhio orwelliano del Grande Fratello

Parlare di privacy nell’era dei social e della condivisione è tanto controverso quanto necessario. Se avete anche solo sentito nominare i big data, saprete che una delle grosse problematiche dei colossi del web è trovare un modo per contenere in un database sufficientemente ampio la mole infinita di dati in costante acquisizione da tutto il mondo. Con i big data si può manovrare il mondo: non sono semplici dati grezzi, ma informazioni che possono essere incrociate per sondare i trend della società e del mercato, dandoci un vero e proprio prospetto di ciò che accade in tutto il mondo in tempo reale. Difendere i propri dati sensibili dall’acquisizione e dall’utilizzo che può farne qualunque sito web che visitiamo diventa quindi proteggere la nostra identità. Eppure, ne aveva già parlato Fabrizio nel suo articolo, non vediamo l’ora di condividere sui social ogni dettaglio della nostra vita.

Su questa contraddizione è costruita la trama del film The Circle, uscito nelle sale italiane poche settimane fa. Il film racconta le vicende di una grossa azienda, The Circle, che ha come filosofia e principio guida l’idea che “conoscere è un bene, ma sapere tutto è meglio”. Pensiamo alla comodità di avere tutti i nostri dati affidati ad un unico account virtuale: una sola app che monitora in tempo reale i nostri parametri vitali tramite uno smartwatch, che permette allo stesso tempo di effettuare ogni transazione monetaria, di votare, di fungere da social network e da casella di posta elettronica. Comodo, finché non riflettiamo sul fatto che stiamo garantendo ad una company l’accesso totale a tutti i nostri dati sensibili. Nonostante l’ottimo cast, composto da Tom Hanks, Emma Watson, John Boyega e Karen Gillan, le recensioni non sono state molto entusiastiche. Forse il film non era abbastanza distopico? Forse non ci sentivamo sufficientemente immuni al futuro raffigurato nella pellicola?

La protagonista del film, interpretata da Emma Watson, diventa la cavia di un esperimento orwelliano: è la prima donna ad avere una vita completamente condivisa online. Si porta dietro l’ultima tecnologia di The Circle, un mini-telecamera a ricarica fotovoltaica, connessa al suo account personale, che trasmette in streaming ogni singolo istante della sua giornata a tutti i suoi followers. Nella logica per cui sapere tutto è meglio, la trasparenza totale delle azioni del singolo individuo -indipendentemente dal ruolo che ricopre nella società- diventa un modo per prevenire i crimini. “Mi comporto meglio, se so di essere osservata” afferma infatti la protagonista Bailey. L’esperimento finisce per culminare in un tragico gioco di caccia all’uomo, che permette a qualunque utente di The Circle di ricercare chi non ha ancora un profilo, tramite l’aiuto di tutto il resto della community. Che sia un criminale o semplicemente una persona che non vuole condividere la sua vita online, non può scegliere di nascondersi in un mondo dove gli occhi di tutti sono asserviti ad un unico, grande e sconfinato sguardo.

La tecnologia dei social, come viene evidenziato dal film, ci lascia un grande quesito su cui riflettere. Una domanda da porci prima di spuntare la casellina dei Termini di Servizio di qualunque servizio web che utilizziamo. Siamo sicuri di essere realmente liberi di condividere solo ciò che desideriamo? Siamo sicuri che la tecnologia sia solo a nostro esclusivo beneficio e che in questo scambio di servizi abbiamo solo da guadagnarci in termini di tempo e comodità? Siamo sicuri di non aver già regalato a terzi la nostra tanto difesa privacy?

Federica La Terza

Una fonte inesauribile di idee che sprizzano fuori dalla mia testolina in una cascata di ricci. Ho tre grandi passioni di cui sono certa non riuscirò mai a fare a meno: la lettura, il karate e la pittura. Sono estremamente curiosa e assetata di conoscenza come una bimba nei suoi primi anni di vita. E come i bimbi ho un caratterino mica da ridere…