The days after Fertility Day

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Dal 23 settembre in poi: the days after Fertility day. Cos’è cambiato?

Ricominciamo. (Ma se non abbiamo cominciato ancora nulla!). In casi come questi c’è bisogno di fare un passo indietro, anche senza averne fatto nessuno avanti.

  1. Il 28 luglio di quest’anno il Consiglio dei Ministri ha approvato la proposta della ministra alla Salute Lorenzin per l’istituzione annuale, in data 22 settembre, del Fertility Day, una giornata istituzionale dedicata alla prevenzione e all’informazione riguardo al tema della natalità, dato anche che il tasso italiano è il più basso d’Europa.
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  2. A fine agosto parte già la campagna promozionale, sia sul sito del Ministero che, viralmente, sui social: circolano immagini di una donna con una clessidra in mano accanto alla scritta “La bellezza non ha età, la fertilità sì”, o ancora il più esplicito “Non mandare gli spermatozoi in fumo”, o “Datti una mossa! Non aspettare la cicogna”. In più, il Fertility game: l’obiettivo dell’app è per l’ovulo o lo spermatozoo di evitare sigarette, pillole e divani per raggiungere la meta della fertilità.
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  3. Infuria la polemica tra facebook e twitter: il dissenso è sostenuto da gran parte dell’opinione pubblica e dei partiti; diversi personaggi pubblici screditano la propaganda definendola “irrispettosa di tutti”, la sostengono invece ginecologi e andrologi nei suoi intenti precauzionali. La campagna, riconosce la stessa Ministra, “era proprio brutta”: essa viene dunque rielaborata.Risultati immagini per fertility day dissenso di
  4. Smantellata e ricreata nuovamente. Ecco dunque, agli sgoccioli della Giornata, il nuovo manifesto. Mostra due immagini sovrapposte, entrambe rimpasti di pubblicità una britannica e l’altra americana: si contrappongono i sorridenti genuini (e bianchi) ai drogati (tutti scuri di pelle) con le scritte “Le buone abitudini da promuovere… e i cattivi “compagni” da abbandonare”: l’accusa di razzismo dilaga, e anche questa campagna viene ritirata.
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  5. L’ultimo e definitivo volto del Fertility Day diventa un asettico e silenzioso fiocco rosso, sotto il quale le intoccabili parole “Parliamo di salute” giacciono innocenti e indisturbate. O no?
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  6. 22 settembre: il Fertility Day arriva davvero. Si stabiliscono quattro grandi congressi nelle città di Roma, Padova, Bologna e Catania. Ma al contempo, nelle piazze, parte il Fertility Fake: si protesta con cuscini sotto le magliette e cartelloni che dichiarano “Sono in attesa… di un contratto”.
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  7. Dal 23 settembre in poi: the days after Fertility day. Cos’è cambiato?

E’ cambiato che abbiamo scoperto con migliore evidenza che qualcosa deve cambiare. E non la “produttività” della donna, la quale non può essere accostata, come in un incubo neofascista, ad una macchina sforna-bambini. L’idea che il calo di nascite dipenda dall’incoscienza del proprio orologio biologico, il ritenere che ci voglia quasi una svegliata a quest’Italia dormiente che non figlia abbastanza, è un criterio semplicistico, da nonni che ai battesimi ti fissano sussurrando “E tu, quando?”. Se l’Italia è un Paese senza bimbi è per la sua povertà, non per la sua scarsa passionalità, e dall’incoscienza non nasce una famiglia felice, ma problematica, frettolosa e disperata, costretta a spalancare gli occhi tutto d’un tratto sull’impossibilità economica di mantenersi.

Eppure in Danimarca gli effetti sono stati sorprendenti, e nati da uno spot molto più imbarazzante e “impiccione” delle immagini proposte dal nostro governo. Si consigliava una vacanza al mare, attività sportiva comune, e c’era persino una donna anziana che letteralmente gettava la figlia tra le braccia di un uomo pur di avere un nipote. Cos’è successo qui?

Nei giorni post Fertility Day, almeno attorno a me, di Fertility Day non si parla. E se l’argomento si accenna esso viene accolto con un’alzata di spalle o con un sorriso amaro. Poi si cambia argomento.

I bambini non nati sono rimasti divisi in due gameti separati, circondati dal silenzio. Chi per unirli aveva bisogno di un lavoro, chi di un sussidio, chi di un asilo nido confinante con l’università; chi temeva di dover dire troppo spesso “Non posso comprartelo/non ho cosa darti da mangiare”. I bambini non nati non protestano in piazza. Non possono alzare un cartello, non sanno neanche contro chi. Di certo non contro i genitori disoccupati o sterili, o semplicemente bisognosi di tempo, o colleghi di madri licenziate perché incinte. Circondati dal silenzio.

 

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.

  • Daniela Sottocorno

    Grazie per l’articolo. Mi permetto: se l’Italia è un paese senza bimbi è anche per la povertà culturale e assoluta ignoranza delle conseguenze di scelte fatte/subite in adolescenza e gioventù. Lo dico amaramente da medico stanco di dover essere quello che apre gli occhi, ormai troppo tardi, a coppie con fertilità gravemente compromessa per scelte contraccettive/intercettive sbagliate, stili di vita a rischio, abuso di sostanze, ormai alla soglia della premenopausa perchè convinte che tanto un figlio arriverà sempre (magari col ricorso a tecniche artificiali, lo dicono le varie star televisive mamme a 50 anni..). Smettiamola di dire bugie. Il comunicato ufficiale del ministero è chiaro (leggetelo in prima persona), appoggiato da medici, pediatri e associazioni che si occupano di fertilità (e di accogliere la sofferenza di coppie ormai subfertili o sterili). Ben venga finalmente una campagna di conoscenza e informazione sulla nostra fertilità e come custodirla. Daniela