The Help: e il vento della libertà inizia a soffiare

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Un film di Tate Taylor. Con Emma Stone, Viola Davis, Bryce Dallas Howard, Octavia Spencer, Jessica Chastain. Genere: Drammatico. Durata: 137 minuti. Ratings: 16+. Paese: USA. Uscita: 20 gennaio 2012.

Jackson, Mississipi, agli inizi degli anni sessanta. Skeeter, una giovane ragazza con il sogno di diventare giornalista, decide di scrivere un libro sulla condizione delle cameriere di colore che ogni famiglia benestante della città possiede. Vuole che siano proprio quelle donne a parlare, a raccontarsi, facendo del libro una grande biografia di tutte le donne nere d’America. Dapprima incontra qualche resistenza ma poi Aibileen, seguita da Minnie, comincia a raccontare…

In una parola: perfetto. Niente effetti speciali o ricerche stilistiche particolari. La sceneggiatura, i costumi e sopratutto la bellissima colonna sonora completano il quadro di realtà che il regista vuole mostrarci. Se ci pensate bene infatti, è difficile al giorno d’oggi trovare un film che mostri una situazione reale, forse perchè guardare un film è per noi un modo per sfuggire dalla realtà, per entrare e vivere una vita che non sia la nostra. “The Help” invece è intriso di realismo. Certo, una realtà passata e spiacevole ma che non va dimenticata, nonostante passi troppo spesso sotto silenzio. Si parla spesso delle violenze contro gli ebrei perchè queste erano dure, impossibili da non vedere, le loro urla troppo assordanti per non riuscire ad essere udite. Ma esiste anche un altro tipo di violenza, una violenza silenziosa, rinchiusa tra le quattro mura domestiche, che si serve di armi come l’ipocrisia, i falsi sorrisi e le false speranze. Questa violenza mascherata dal perbenismo che probabilmente la rende ancora più cruda e dolorosa, è il filo conduttore dell’intera pellicola. Tratto dall’omonimo libro di Kathryn Stockett, il film ha infatti una trama molto complicata che però il regista è riuscita a rendere incredibilmente chiara. Le storie dei vari personaggi si intrecciano tra loro, si incontrano per poi dividersi di nuovo fino al finale aperto che lascia allo spettatore la possibilità di immaginare il seguito. Da lodare anche la sceneggiatura, che alterna momenti di commedia a momenti di grande intensità emotiva senza forzature.

Aibileen Clark è una donna afro-americana che si guadagna da vivere lavorando come domestica e come tata dei figli dei bianchi. Li ha persi tutti: il licenziamento comportava una perdita non solo finanziaria ma anche affettiva; persino suo figlio l’ha lasciata, morto in seguito ad un incidente sul lavoro per mancato soccorso. Ora lavora presso Elizabeth Leefolt, troppo impegnata a star dietro alle occasioni mondane per poter badare alla figlia Mae. Senza contare che quest’ultima è un po’ in carne: insomma, non sarà mai una reginetta di bellezza e mette spesso in imbarazzo la madre lamentandosi di avere fame.

Minnie Jackson, la  migliore amica di Aibileen, oltre a vivere una situazione di razzismo sul posto di lavoro ha problemi con il marito, un uomo violento e spesso ubriaco. Dopo essere stata licenziata da Hilly Holbrook – che è sicuramente il personaggio che incarna maggiormente il clima di pregiudizi dell’epoca – viene assunta da Celia Foote, una delle poche che sembrano essere immuni ad ogni atteggiamento razzista. E forse è anche per questo che Celia viene emarginata da tutta la comunità.

Un’altra di queste eroine silenziose è senz’altro Skeeter, una ragazza fuori dal comune che, anziché avere come unico scopo il matrimonio, vuole realizzare il proprio sogno di diventare scrittrice. E decide di lottare contro una società, di dare voce a storie tenute sotto stretto silenzio.

Il problema dell’emarginazione sociale viene affrontato in tutte le sue sfaccettature. Si parla di razzismo vero e puro fino ad arrivare ad emarginare persino un proprio simile semplicemente perchè ha idee diverse. Un altro tipo di isolamento è quello attuato dalle ricche madri che sono più interessate ad apparire piuttosto che ad essere e nascondono dietro vestitini lussuosi un affetto mancato. “Tu sei la mia vera mamma” dice la piccola Mae alla cameriera Aibileen in una scena, a riprova del fatto che l’essere madre non dipende da un certificato ma dalle attenzioni di tutti i giorni.

La parola scritta è ciò che dà a Aibileen la forza di andare avanti e diventa un mezzo di emancipazione. Il finale lascia tante questioni aperte. Quali saranno i destini delle protagoniste? Allo spettatore il piacere di immaginarseli.

Federica La Terza

Una fonte inesauribile di idee che sprizzano fuori dalla mia testolina in una cascata di ricci. Ho tre grandi passioni di cui sono certa non riuscirò mai a fare a meno: la lettura, il karate e la pittura. Sono estremamente curiosa e assetata di conoscenza come una bimba nei suoi primi anni di vita. E come i bimbi ho un caratterino mica da ridere…

  • Ilaria T.

    Davvero un film MERAVIGLIOSO in tutto e per tutto. Uno dei più belli che abbia mai visto…grazie per averlo segnalato! 😉

  • Jessica C.

    Il film non l’ho ancora visto, ma ci credo che sia bello perché il libro è stupendo con dei personaggi a tutto tondo e una narrazione che va da momenti allegri ad altri più seri e che non pesa mai. Me lo guarderò sicuramente =)