The Man Who Knew Infinity – L’uomo che vide l’Infinito

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Un film di Matt Brown. Con Dey Patel, Jeremy Irons, Stphen Fry, Toby Jones. Paese: USA. Anno: 2016. Durata:108’. Produzione: Eagle Pictures. Genere: Drammatico. Target: 14+. Uscita.09/06/2015.

Durante la prima guerra mondiale, la collaborazione tra due matematici, l’indiano S. Ramanujan e il britannico G.H. Hardy …

L’uomo che vide l’infinito è la storia (tratta dal libro di Robert Kanigel) di Srinivasa Ramanujan, il genio della matematica, completamente autodidatta. Le sue teorie ad uso e consumo dei matematici, contribuirono a creare la base per gli studi sulla teoria delle stringhe e dei buchi neri. La storia è ambientata nell’India coloniale del 1913. Qui viveva Ramanujan, appartenente ad una famiglia brahmina molto povera.  Occhi castani profondi, sguardo severo, il giovane matematico era un ragazzo molto tranquillo e pensieroso, dotato di una memoria prodigiosa. Vegetariano, nel senso più stretto del termine, seguiva le pratiche religiose della sua casta, molto rigorosamente. Nel tempo libero scriveva i teoremi che la mente gli dettava, con la speranza di vederli un giorno pubblicati.

Dopo tanti no ricevuti, senza mai perdere fiducia nel suo talento che considerava come un dono divino, Ramanujan decise di scrivere una lettera a G. H. Hardy, membro del Trinity College di Cambridge. Dopo lo stupore iniziale  e un grande scetticismo, Hardy si impegnò a portarlo a Cambridge in modo da approfondire le sue innovative teorie. Il giovane matematico partì così per l’Inghilterra, lasciando però la moglie Janaki, appena sposata e da lui teneramente amata. In breve tempo, sotto la guida di Hardy, il suo lavoro riuscì ad evolversi in modo tale da rivoluzionare la matematica e trasformare il modo in cui gli scienziati spiegavano il mondo.

Gli inizi, però, non furono per niente facili e la sua presenza nella prestigiosa università destò più di uno scandalo. Privo di metodo, il suo approccio alla matematica veniva considerato dagli illustri professori di Cambridge poco convenzionale.

Lo stesso Hardy era consapevole di ciò: “ Esisteva però un grosso problema” scrisse “come si poteva fare ad insegnargli la matematica moderna? Le sue lacune erano altrettanto sorprendenti della sua profondità di veduta. Era impossibile che un individuo di tal genere, fosse sottoposto ad un tipo di istruzione sistemica e che provasse di nuovo a imparare la matematica dagli inizi. Avevo anche paura, se insistevo troppo, su argomenti che Ramanujan trovava noiosi, di distruggere la sua sicurezza o di sprezzare l’incanto della sua ispirazione. D’altro canto vi erano cose che era impossibile che continuasse ad ignorare … A tutti i risultati cui era pervenuto, nuovi o vecchi, esatti o errati, era giunto attraverso un processo misto di ragionamento, intuizione ed induzione, del quale non era assolutamente in grado di fare un organico resoconto … così dovetti provare a istruirlo, e fino ad un certo punto vi riuscii, benché naturalmente apprendessi io da lui molto più di quanto egli non apprendesse da me … “.

Grazie alla guida costante di Hardy, Ramanujan, riuscì dunque ad acquisire un metodo, le famose dimostrazioni più volte citate nel film. Sarà sempre l’accademico pacifista, uomo dalla mentalità aperta e amico di Bertrand Russel a fare da trait d’union tra il giovane matematico e l’Inghilterra: Hardy propose Ramanujan come membro della Royal Society a Londra, cercando non soltanto di far conoscere al mondo accademico il lavoro del matematico indiano, ma cercò di indirizzare il suo paese colonizzatore a non guardare più con disprezzo il colonizzato.

Il film tocca più volte anche il tema della fede. Ramanujan era solito dire che una equazione non può esistere, se non rappresenta un pensiero di Dio. Viveva il suo talento come un dono da mettere al servizio degli altri. Hardy era, invece, un ateo convinto. All’inizio del film tratta Ramanujan come se fosse un oggetto da analizzare, rimanendo distaccato e senza istaurare alcun tipo di rapporto umano con il giovane indiano. Successivamente, grazie soprattutto all’intervento dell’amico cristiano Littlewood che si prende cura di Ramanujan, capisce l’importanza e la ricchezza dell’incontro con l’altro. Tutto ciò, però, comportò una grande sofferenza da parte di Ramanujan che già soffriva per la mancanza dei suoi affetti in India e cercava, invano, di creare nuovi legami di amicizia sincera e disinteressata in Inghilterra.

Passo dopo passo nonostante l’arrivo della guerra,  le umiliazioni subite e la dolorosa lontananza dalla moglie, Ramanujan persevera nel suo impegno e riesce a dimostrare scientificamente le sue formule matematiche, certamente corrette ma incomprensibili per gli stessi accademici dell’epoca, fino ad arrivare al riconoscimento più ambito. Un riconoscimento che Ramanujan non poté assaporare fino in fondo. Gravemente malato di tubercolosi, decise di tornare in India per un anno. Il suo progetto era quello di trasferirsi a Cambridge con la moglie, ma morì a 33 anni, dopo pochi mesi dal suo rientro in India. La moglie, secondo l’usanza indiana, non si risposò più.

Amicizia, fede, matematica e scienza sono i temi, declinati in questa bella storia che parla di infinito, di una bella prospettiva di senso e che cerca di dimostrare un teorema per molti incomprensibile: la bellezza e la perfezione della matematica arriva quasi a toccare perfino la teologia. Nel film il ruolo del matematico indiano è bene interpretato da Dev Patel, l’attore del film premio Oscar The Millionaire. Nei panni del suo mentore, il bravo Jeremy Irons.

 

 

 

 

Giornalista. Membro della Direzione e Responsabile della sezione Cinema e TV.Scrive anche per Cronachedigusto.it, FoodieDrivers.it, Geapress - Agenzia di Stampa. Vincitrice della Borsa di Studio Norman Zarcone, assegnata dall'Ordine Giornalisti Sicilia