The tree of life

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Un film di Terrence Malick. Con Brad Pitt, Jessica Chastan, Sean Penn,Fiona Shaw, Joanna Going. Drammatico. Durata 138 Min.- USA 2011- Plan B Entertaimment, River Road Entertaimment. Uscita mercoledì 18 maggio 2011

C’è una grande quercia nella casa dove vive la famiglia O’ Brien. E’ l’albero della vita che con la sua altezza sembra unire il cielo alla terra. In questa casa Jack (da adulto Sean Penn) vive insieme ai suoi fratelli e ai suoi genitori, i quali impartiscono ai loro figli due modelli educativi molto diversi: il padre, severo e autoritario, nel tentativo di insegnare ai figli la durezza del mondo si smarrisce insieme a loro. La madre, amorevole e generosa, li incoraggia invece ad avere una fiducia inesauribile nella vita e in Dio. Jack, il figlio maggiore, schiacciato dal lutto insuperabile della perdita di un fratello e da due modi opposti di concepire l’esistenza, inizia presto a interrogarsi sul senso della vita e sul senso del dolore.

Tutto il film è una sorta di preghiera instancabile (piena di citazioni del Vecchio Testamento) a un dio lontano e inaccessibile, che si nasconde tra le nuvole e che sembra essere indifferente alle sofferenze umane. “Mamma, Papà voi due siete in lotta contro di me e lo sarete sempre”, con queste parole – attraverso lo sguardo e la voce di Jack – in breve tempo entriamo nelle dinamiche più intime e profonde di questa famiglia. Conosciamo i bambini, entriamo nel loro mondo, nelle loro paure. Li vediamo giocare e litigare, vediamo le tenerezze, le punizioni del padre e le carezze della madre, la splendida rivelazione Jessica Chastan. E’ una madre che conosciamo già, quella descritta da Terrence Malick. Sembra di averla letta nei libri o di averla già conosciuta altrove questa donna che insegna ad amare, che rassicura i figli e sorride alla vita. Che accetta il dolore, ma non la rassegnazione.

Aiutatevi fra voi. Amate tutti” – afferma – “ogni foglia, ogni raggio di luce. Se non ami, la tua vita passerà in un lampo“. Come è passata quella del marito, che tanto ha amato i suoi figli senza però essere in grado di abbandonarsi alla tenerezza, alla dolcezza che la paternità comporta, finendo col vivere di rimpianti. Brad Pitt, che interpreta il ruolo del padre ed è anche produttore del film, è molto bravo nel rappresentare il dolore della perdita. Chi ha perso una persona cara spesso si ritrova a pensare alle parole che non gli ha detto, ai momenti perduti, a quell’ abbraccio che non gli ha dato in quel momento, sperando poi in un ricongiungimento finale post mortem.

Malick – regista che non concede interviste dal 1973 e considera la TV diseducativa – con questo ritratto di famiglia, in parte autobiografico, vuole proporci una storia in cui questo piccolo nucleo familiare diventa non solo il centro di una società, ma del cosmo intero. E’ una regia impressionista, quella di Malick, una regia che insegue la luce naturale e il singolo dettaglio. “C’è in lui” – scrive Alessandro Baricco – “un vagare della macchina da presa come se fosse un insetto intorno ai corpi, addosso alle cose, nel vuoto degli spazi”. Di più non si può raccontare perché The tree of life, che ha vinto la Palma d’oro del 64esimo Festival di Cannes, è un lungo viaggio intorno all’universo sulla accettazione del fatto che spesso non abbiamo risposte sul nostro stare qui. Un film in cui si intrecciano, tra ricordi d’infanzia e salti temporali, vita quotidiana, galassie e preistoria (dinosauri inclusi).

The tree of life, non è un film per tutti. Si può decidere di rimanere seduti a guardarlo o di andare via perché può appassionare o deludere. E’ antinarrativo, a tratti senza vero svolgimento, fin troppo ispirato e lungo. E’ un’opera sospesa tra dibattito filosofico, religioso e documentario naturalista, fatto di immagini avvolte dalla musica di Mahler e Bach. E’ però indiscutibilmente bello perché racconta una storia che ci comprende tutti, perché pone difficili domande ma dà anche delle risposte che possiamo condividere oppure no. Come il paradiso, molto terreno, in cui si ritrova improvvisamente la famiglia O’ Brien, finalmente riunita e felice di esserlo. E in questo idillio ritrovato, in questa sospensione del tempo, Terrence Malick ci pone di fronte al cielo, all’acqua che scorre indisturbata, alla terra e ai sassi quasi a invitare tutti noi “a una nuova vita dentro una nuova creazione” e, soprattutto, a credere fermamente nella costruzione quotidiana di quel mistero che chiamiamo vita. Certamente nella battaglia di ogni giorno,“essere giusti non serve ad assicurarci contro il male e la sventura” però, a volte, aiuta ad essere migliori.

 

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Giornalista. Membro della Direzione e Responsabile della sezione Cinema e TV.Scrive anche per Cronachedigusto.it, FoodieDrivers.it, Geapress - Agenzia di Stampa. Vincitrice della Borsa di Studio Norman Zarcone, assegnata dall'Ordine Giornalisti Sicilia