Ti chiedi mai se sei felice?

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Come può essere descritto in modo appropriato lo stato emotivo della felicità se è così effimero?

Che un’emozione sia instabile non stupisce, è proprio la consapevolezza della sua brevità che talvolta ci dà il coraggio di andare avanti, ma la ricerca di un’eterna euforia e di un estremo piacere può lasciare l’uomo senza forze. Così viene costruito il progetto di una vita perfetta: tu stesso, consapevole dei tuoi limiti, puoi cadere nell’errore di ricercare nell’altro la perfezione.

Gli antichi greci consideravano la felicità come un bene assegnatoci da una volontà superiore e che, in quanto tale, sfugge dal nostro controllo; “felicità” indicava una condizione oggettiva che può essere paragonata alla nostra serenità.

Con il cristianesimo si è giunti alla conoscenza dell’etica delle virtù. Non si ricerca più una felicità imminente e momentanea, ma un benessere duraturo che derivi dalla realizzazione dei desideri umani. La visione illusoria della felicità facile da raggiungere dovrebbe essere superata dal bisogno di capire quali siano i nostri veri desideri e gli oggettivi beni.

Per me la felicità è data da quegli attimi in cui appare chiaro che la via scelta è quella giusta, come quando un viaggiatore scorge dal finestrino le indicazioni che confermano la meta stabilita.
Ognuno di questi attimi ci incoraggia ad andare avanti.

Mi chiedo a volte se può esistere una vita totalmente felice oppure se questi attimi altro non sono che un preludio di una felicità forse molto futura…

Cogitoetvolo