Ti racconto l’India…

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<<Allora sei stato in India. Ti sei divertito? No. Ti sei annoiato? Neppure. Che ti è accaduto in India? Ho fatto un’esperienza. Quale esperienza? L’esperienza dell’India. E in che cosa consiste l’esperienza dell’India? Consiste nel fare l’esperienza di ciò che è l’India. E che cos’ è l’India? Come faccio a dirtelo? L’India è l’India>> (A. Moravia)

Flavia è una ragazza siciliana di 23 anni. La conosco per caso, durante un viaggio organizzato dall’università, e mi colpisce la sua solarità. Qualche mese dopo, la sua pagina facebook comincia a mandare degli strani segnali: compaiono foto di Flavia su un elefante, foto di Flavia che indossa sari indiani, foto di Flavia localizzate a Chennai, India. La cosa mi incuriosisce, mi riprometto di scoprire qualcosa di più. Attendo una foto di Flavia che mi dimostri che è tornata in terra natìa e non perdo tempo a contattarla: voglio sapere qual è stata la sua esperienza dall’altra parte del mondo. Quando la incontro la trovo solare come al solito, rilassata e felice. Per una volta dimentichiamo di essere colleghe di università, non accenniamo all’ultima lezione frequentata e mi precipito a cercare di saziare la mia curiosità.

Cosa ti ha portato in India, Flavia? Inizia un racconto interessante e molto coinvolgente, che non mi lascerà indifferente.

Flavia è partita grazie all’associazione universitaria internazionale AIESEC, che ogni anno propone a studenti provenienti da ogni parte del mondo di vivere un’esperienza in uno Stato estero, per partecipare a dei programmi di sviluppo sociale e umanitario. Flavia sente il richiamo dell’Oriente, è incuriosita dalle foto viste sui libri, dalle mille filosofie orientali che dipingono l’India come un luogo insieme mistico e caotico, e decide di avventurarsi, in direzione Chennai, cittadina del Tamil Nadu, nel cuore dell’India del Sud.

Arrivare in India, mi dice Flavia, significa essere catapultati in un mondo caotico, fatto di odori e rumori proprio come nell’immaginario di tutti noi. Una frase mi colpisce: <<Essere guardata perché bianca, avvertire di essere guardata dalla gente del luogo perché diversa mi fa capire immediatamente che tutte le certezze che ho portato con me qui crolleranno>>. Così sarà: ma Flavia sarà piacevolmente sorpresa dal capire che quegli sguardi sono solo sguardi di curiosità di un popolo consapevole del mondo che lo circonda, accogliente e gentile, passionale e vivace, un popolo che osserva con dedizione il valore dell’ospitalità e il valore della famiglia, di stampo patriarcale, assolutamente fondante.

Ogni negozio, ogni casa emana odore di spezie, di fiori, di essenze orientali, ma il clima, seppur caotico, viene mitigato dall’esistenza di improvvisi luoghi di meditazione, silenziosi, dove la religiosità si tocca con mano: ciò a testimonianza dell’importanza che riveste la religiosità nel società indiana. Essa è un fatto sociale prima ancora che un fatto privato. L’Induismo è una religione politeista che ricorda i culti dell’antica Grecia, permeata dal forte senso di appartenenza alla comunità religiosa, dalla sacralità della promessa matrimoniale, tale da essere il matrimonio con un induista l’unica via di “conversione”. Le donne si presentano al tempio con il capo ornato di fiori, per fare offerte ai loro dei e gli uomini, appena svegli, pregano con forte devozione. Per un occidentale, vedere una religiosità così intensa e manifesta è qualcosa di nuovo e per certi versi ammirevole. Ma l’aspetto più sorprendente, agli occhi della nostra avventuriera, è l’altissimo livello di tolleranza che gli Indiani, così fortemente legati al loro culto, dimostrano nei confronti delle altre religioni presenti sul territorio. Moschee e templi si alternano con la stessa naturalezza con cui convivono musulmani e indiani: la differenza culturale fra essi è estrema, ma la tolleranza che si dimostrano è più forte delle differenze.

L’esperienza che più segna il suo viaggio, però, è senza dubbio quella umanitaria: Flavia viene ospitata da una NGO, un’organizzazione non governativa che rientra nel programma della Development Legislation Unit (DLU), presso la quale lavorerà. La DLU si occupa dello sviluppo dei diritti delle persone con disabilità, un tema sconosciuto a Flavia, ma che, forse proprio per questo, la incuriosisce. La sua direttrice decide subito di metterla a contatto con la realtà: bambini e ragazzi affetti da multidisabilità, ancora oggi, in India, vivono una situazione di assoluta emarginazione sociale e di privazione dei loro diritti essenziali. Se vogliono studiare, possono frequentare le scuole pubbliche senza avere l’assistenza integrativa che la loro condizione richiederebbe. Se hanno bisogno di cure, l’ospedale non è adatto a riceverli, è perfino privo di un ascensore. Se hanno la fortuna di avere due genitori che non li abbiano rifiutati perché disabili, non hanno la fortuna di avere garantito un futuro, attraverso diritti successori loro garantiti ex lege. Nonostante l’India abbia ratificato la Convenzione internazionale per i diritti dei disabili, il suo diritto non è mai stato realmente adattato ad essa, e l’unico strumento per tentare di vederla applicata è rivolgersi ad una di queste NGO per ottenere pronunce favorevoli all’ottenimento di sistemi di adeguamento scolastici o universitari.

<<Ho imparato ad occuparmi di una persona con multidisabilità, ho capito che cosa vuol dire non avere le strutture giuste per farlo, ma non arrendersi; ho apprezzato la professionalità delle insegnanti che si recavano nei villaggi intorno a Chennai per individuare i bambini bisognosi di un sostegno e per coinvolgerli nei loro programmi di insegnamento specifici; ho imparato cosa vuol dire dedizione agli altri, altruismo, volontariato, quando ho saputo che tra quelle insegnanti c’era chi combatteva contro una malattia e chi ogni giorno affrontava un viaggio lungo ore pur di aiutare un bambino>>.

Questa situazione non lascerebbe nessuno indifferente. Il nostro mondo, mi dice Flavia, è “sviluppato”, e noi abbiamo il diritto di lamentare le inefficienze, ma dal punto di vista umano, il proprio modo di pensare cambia radicalmente quando si viene a contatto con tali realtà. Ciò che può turbare in una società occidentalizzata, le difficoltà quotidiane, i disservizi, diventa infinitamente piccolo di fronte alla grande impresa che deve affrontare una mamma che non può fare studiare il proprio bambino con i metodi consoni alla sua disabilità. Quando si sperimenta questo, non c’è spazio per angosce che non derivino da problemi altrettanto gravi.

Flavia è tornata da più di un mese da un viaggio di ben nove settimane, lontana dalla sua famiglia e dal suo paese, eppure le sue parole tradiscono solo un’immensa soddisfazione: <<in tutti quei giorni che ho vissuto in India, non ho avuto un momento di malumore…ho sviluppato un senso di pace interiore che mi accompagna ancora adesso, perché ho conosciuto l’autenticità di un paese che dà tanti, troppi spunti di riflessione>>.

Dopo un racconto così intenso, la mia giornata è stata migliore. Ho conosciuto una ragazza che ama viaggiare per scoprire nuove culture, che ha amato bere il tè con le sue amiche indiane, assaggiare mille spezie, salire su un elefante e dipingersi le mani con l’henné. Non ha avuto paura di spingersi, da sola, fino all’altra parte del mondo; ha desiderato sensibilizzare se stessa avvicinandosi a realtà così diverse da quelle che aveva sempre vissuto. Alla fine della nostra lunga chiacchierata, mi ha rivelato di avere un unico desiderio: continuare a viaggiare, non da turista, ma da esploratrice curiosa, e poter trasmettere, attraverso i suoi racconti, l’amore per le altre culture a quanti più ragazzi possibile, affinché anch’essi possano sperimentare la bellezza di associare ad un soggiorno che rischia di trasformarsi in una sterile vacanza, un’esperienza umana, sociale e formativa.

Spero di averla aiutata, con questo racconto, a realizzare in parte il suo desiderio, e non mi resta che ringraziarla per avermi resa partecipe delle intense emozioni vissute.

Rossella Angirillo

Laureata in Giurisprudenza, ho sempre affrontato la vita con intraprendenza e determinazione: è difficile distogliermi da un mio obiettivo e non mi spaventano le nuove sfide. Tra codici e sentenze, nel tempo libero accontento la mia parte sognatrice: sono molto riflessiva, e mi piace affidare alla scrittura tutti i miei pensieri.