Tipi da spiaggia: che vicino d’ombrellone sei?

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Con l’estate arrivano il sole, il mare, nuovi colori, odori, sapori e… diversi “tipi” da spiaggia. Ecco le figure ricorrenti. E tu che tipo sei?

L’estate è arrivata – ormai quasi passata – e ha portato con sé mille colori, sapori, odori e… mille tipi diversi di bagnanti. Osservandomi attentamente intorno ho notato alcune figure ricorrenti, dalle più divertenti alle più fastidiose, pertanto mi sembrava doveroso stilare una lista per vedere se vi riconoscete in alcuni di loro o riconoscete vostri amici o vicini d’ombrellone.

  1. La cucciolata

Al primo posto tra i peggiori vicini d’ombrellone ci sono le famiglie numerose. Arrivano in pieno stile corazzata Potëmkin, provvisti di sacconi stracolmi di ogni genere di giocattolo e disseminano la spiaggia di secchielli, palette, palloni di tutte le dimensioni – che creano attorno a voi un vero e proprio campo minato -, nonché urla e strepiti. Ricorrenti le incursioni di bambini curiosi che vengono a disturbare la tua quiete, trovando che la tua ombra sia sempre più gradevole della loro. L’apice dell’irritazione si raggiunge quando la madre, vedendoti interagire col bambino, sente il bisogno di venire a parlarti di quello che mangia e di quante volte fa la pupù. Si salvi chi può!

  1. Il fritto misto

Un tipo da spiaggia molto ricorrente è l’unto/a, ovvero il maniaco dell’abbronzatura che si cosparge di olio fino a diventare lucido come uno specchio, tanto che guardarlo fa quasi male agli occhi per il riflesso del sole. Dopo essersi condito a sufficienza, l’unto si accomoda sulla padella – cioè, volevo dire, sul lettino – e si lascia rosolare al sole, girandosi sapientemente davanti e dietro a seconda del tempo d’esposizione per assicurarsi che la doratura sia omogenea in ogni sua parte. Se guardi attentamente, puoi quasi vedere l’olio sfrigolare sulla sua pelle. La cosa più assurda è che lui/lei resta lì, stoicamente immobile sotto il solleone, mentre tu sudi anche all’ombra e ti sei già fatto sei bagni e cinque docce. Miracoli della natura.

  1. La mostra d’arte contemporanea

Di arte contemporanea tutti parlano e discutono, ma pochi la capiscono. Ecco, lo stesso potrei dire di quei curiosi personaggi che probabilmente indecisi se andare in uno chalet normale o in una spiaggia per nudisti, scelgono la seconda ma sbagliano strada. E così te li ritrovi davanti, con costumini così minuscoli da essere quasi invisibili, arrotolati e arricciati su se stessi per scomparire, fieri di sfoggiare il loro corpo scultoreo che, a volte, tanto scultoreo non è. Gli esibizionisti sono animali strani e pericolosi, perché la loro sola presenza è in grado di rovinarti la giornata: quelli belli ti scatenano i sensi di colpa – dovevo proprio mangiarlo quel menù da trenta portate ieri sera?! – quelli brutti ti fanno ricordare che il menù da trenta portate della sera prima non l’hai ancora digerito. A tutti coloro che non hanno appreso l’arte del vedo-non-vedo: lasciate intravedere il mistero, i “Tagli” di Fontana sono belli sulla tela!

  1. Il centralinista

Altro vicino d’ombrellone fonte di grande disturbo è l’uomo o la donna dal telefonino iperattivo. Squilla. Squilla. Incessantemente. La suoneria è rigorosamente altissima, perché si sa che in spiaggia non si sente altrimenti, e il tono di voce adeguatamente regolato al livello massimo, ovvero quello oltre la soglia del dolore. Il centralinista ci tiene molto a far sapere i fatti propri e altrui a tutto lo stabilimento. Spesso, non contento, urla senza ritegno al proprio interlocutore telefonico che non si sente bene, di alzare la voce. E intanto passeggia tra gli ombrelloni per essere certo che tutti sentano. Ma tu lo sapevi che Mariella ha l’amante? Che scoop!

  1. L’agonista

Per superare in modo decente la prova costume, si sa, bisogna fare sport. Per essere un gran bel vedere sul bagnasciuga, si sa, bisogna fare molto sport. Per essere una grana per tutti i bagnanti dello chalet, si sa, bisogna fare molto sport in spiaggia. Il maniaco dell’attività sportiva è un essere altamente irritante, che non farà altro che tirarti addosso – per sbaglio? – palline da racchettoni, palloni da calcio, da pallavolo, da volano, da tennis e da ogni simpaticissimo sport estivo che ti viene in mente. Lui o lei non sta fermo un attimo, salta, corre, nuota, cammina, totalmente incapace di rilassarsi e godersi un attimo di quiete. La sua attività frenetica ti comunica un costante senso di angoscia: oddio, dov’è andato, da che parte mi arriverà addosso la palla stavolta?! Ti costringe a stare all’erta come una gazzella nella savana. E guai a chiudere un attimo gli occhi mentre prendi il sole, perché è proprio allora che la famigerata pallina ti colpirà in piena faccia!

  1. L’attaccabottone

Fare quattro chiacchiere in spiaggia è piacevole e salutare. Purché siano quattro, non di più. Il vicino logorroico è la peggior disgrazia che possa capitare a chi vuole godersi un po’ di relax sotto l’ombrellone. Se prendi in mano il giornale, ti chiederà delle notizie che hai letto. Se parli un attimo con un amico, si unirà spudoratamente alla conversazione. Se chiudi gli occhi per riposare, la troverà un’ottima occasione per venirti a dire quale delizioso ristorantino ha provato l’altra sera. L’attaccabottone, per ricalcare uno slogan odierno, parla-forte-sempre. Non ti lascia un attimo di tregua. Ti riversa addosso fiumi di parole come una cascata e tu non puoi far altro che annegare in un mare di noia. Dai logorroici ficcanaso non c’è via di scampo. Se non volete passare le giornate con le cuffiette o facendo finte telefonate senza fine, l’unica scelta è cambiare chalet.

Detto ciò, auguro a chi non è ancora tornato una buona fine estate e a chi invece è già operativo un buon inizio.

Susanna Ciucci

Nata a Milano, laureata in Lettere Moderne e in Media Management, frequento il Master in International Screenwriting and Production all’Università Cattolica. Credo fermamente nel potere delle parole. L'ottimismo e l’inestinguibile voglia di dire la mia mi hanno portato ad aprire un blog “Outside the box. Pensare oltre”. E, dulcis in fundo, ho appena tirato fuori dal cassetto il mio primo libro, DISEGNI TRA LE NUVOLE (L'Erudita, 2016), una raccolta di racconti che vuole tenervi "col naso all'insù".