To Rome with love

9

Un film di Woody Allen con Roberto Benigni, Alec Baldwin, Judy Davis, Penelope Cruz. Sceneggiatura Woody Allen. Produzione: Mediapro, Medusa Film. Paese: USA.  Durata:105’. Anno: 2012. Uscita: 20/04/2012

Jack e Sally sono una coppia di studenti americani a Roma, in attesa dell’amica di lei, Monica, un’attrice in erba con la fama della seduttrice seriale. John è un famoso architetto, di ritorno nella città eterna dopo trent’anni. Anche Hayley è giovane e americana: innamoratasi di Michelangelo, figlio di un impresario di pompe funebri, convoca i propri genitori in Italia per far conoscere le famiglie. Insieme al padre regista d’opera in pensione e alla madre strizzacevelli, arriva a Roma anche una coppietta di Pordenone che finirà separata per un giorno da un turbine di equivoci. Ultimo è Leopoldo Pisanello, che per qualche tempo, assaporerà il sapore di una fama che è pura illusione e come viene se ne va…

Roma, dove sei? Non riusciamo a vederti, non riusciamo a toccarti e non capiamo perché. Non comprendiamo perché Woody Allen sullo sfondo della città eterna, mortificata e ridotta a cartolina già dal titolo, imprigionata a scenario dei luoghi comuni (Fontana di Trevi, Piazza di Spagna, via Veneto) e dello stereotipo dell’italiano medio (il vigile urbano dei tempi di Sordi, la donna di casa baffuta e dimessa, il marito tenore che sa cantare soltanto sotto la doccia, quello tutto lavoro e famiglia di facciata) abbia deciso di raccontare delle storie mal recitate, fragili e banali con snodi narrativi del tutto prevedibili e prive di profondità espressiva.

In questo To Rome with love, che ci lascia perplessi e indignati, quattro storie parallele scorrono senza un perché tra canzonette di una volta, coppie che non sanno cosa li tiene insieme e americani in visita per conoscere i futuri consuoceri. Jack, si innamora a prima vista di una volubile ragazza che di mestiere fa l’attrice. Peccato però che lei sia la migliore amica della sua ragazza. C’è un fantasma architetto che gira intorno a loro (Alec Baldwin) per ricordargli inutilmente di non cedere alla vanità e alla malizia. C’è una coppia di giovani sposi di Pordenone, che appena arrivati a Roma si perdono tra le braccia di altri e poi c’è l’impiegato anonimo (un deludente Roberto Benigni) che di fronte al suo minuto di celebrità inaspettata non riesce a riflettere su quanto caduca sia la fama. Tutto il resto è noia sotto lo sguardo di una regia fredda, distaccata e dallo sguardo privo di giudizio.

Cosa vuole dirci il regista, verrebbe da chiedersi, con questo film? Qual è, dunque, il messaggio che vuole lasciarci sempre che ne abbia uno? Che ruolo assumono le storie che vengono raccontate e a chi servono? Vanno cercate qui le risposte ad alcune questioni importanti della nostra vita o quanto meno ad alcune di esse? Certamente no e non possiamo non rimanere sbalorditi per questo nulla. Non possiamo non rimanere allibiti di fronte a questa tesi che ci viene proposta: per essere veramente felici una coppia deve passare necessariamente dal tradimento. E’ soltanto attraverso il tradimento che possiamo riscoprire il sentimento d’amore per il proprio coniuge e per una sana quotidianità. Come se il tradimento non avesse poi conseguenze dolorose e irreversibili sulle nostre fragili esistenze. A questa manipolazione delle menti e delle coscienze va detto un grosso no. No, non possiamo accettare queste assurdità, questo sguardo superficiale e inutile in cui l’elemento umano appare sedotto soltanto da una decadenza morale da abbracciare senza riserve.

Non è possibile che un regista così bravo non si sia accorto del film che stava facendo. Un film pieno di celebrità disorientate (Benigni, Penelope Cruz) e di tanti attori italiani di passaggio (Ornella Muti, Albanese, Scamarcio) che si muovono smarriti e impacciati nell’incomprensibile mondo di Allen, un film che parla delle sue solite ossessioni sulla morte e sulla psicoanalisi tra i resti di una classicità senza humanitas, priva di una qualsiasi spinta verso il domani. Perché in questa corsa che chiamiamo vita, in questo cogliere affannosamente l’attimo non c’è tempo e spazio per i valori più alti, per i sentimenti più autentici. Meglio mettere al bando ogni forma di idealismo cedendo a tutte le tentazioni che ci passano ogni giorno sotto gli occhi, nessuna esclusa. Del resto chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza, scriveva qualcuno.

Povero corpo continuamente cannibalizzato, povera anima imprigionata da un dio minore che si chiama denaro: gli unici in grado di dare “un certo piacere”. Peccato anche per te, Roma. Perché chi ti conosce bene sa che sei davvero straordinaria con il tuo cielo incredibilmente azzurro, i tuo tramonti rosa leggerissimi e la tua luce intensa e bellissima. Perché sei molto diversa da quella che abbiamo visto in questo film e avevi molto da dire non soltanto sul tuo splendore, ma anche sulla tua grande umanità.

Su questo tuo cuore – autentico atlante di vere emozioni – a volte fin troppo generoso, che qui inaspettatamente ha smesso di parlare. Un cuore, che batte forte e che da sempre accoglie e adotta tutti. Anche i registi americani disorientati sul senso della vita e in cerca di autentica ispirazione.

[youtube width=”590″ link=”http://www.youtube.com/watch?v=HsO8ckX7e0Y”]

Giornalista. Membro della Direzione e Responsabile della sezione Cinema e TV.Scrive anche per Cronachedigusto.it, FoodieDrivers.it, Geapress - Agenzia di Stampa. Vincitrice della Borsa di Studio Norman Zarcone, assegnata dall'Ordine Giornalisti Sicilia

  • Elisa Bonaventura

    E’ davvero un vero peccato… C’erano tutti gli elementi perché venisse fuori un bel film.
    Si può davvero credere che il tradimento sia uno dei modi perché una coppia sia felice? Mi sembra un’idea inconcepibile!

  • non ho ancora visto il film, ma mi fido del vostro giudizio, che non è l’unico ad essere negativo, a quanto pare. peccato, veramente peccato, credevo molto in questo progetto. 

  • Contessa Adelasia

    Non l’ho visto nemmeno io, ma è il quarto parere negativo che sento. Anche due miei amici ne sono rimasti delusi…

  • Saveriosgroi

    In questi casi conviene dedicare tempo e soldi a qualcos’altro 😉

  • Marcus Artis Maldeviolano

    (COMMENTO CANCELLATO DALLA REDAZIONE)
    Chi si lamenta che Woody Allen non abbia creato un capolavoro immenso, chi non vuole comprendere l’omaggio alla Roma del neorealismo e del sogno che ha il mondo di lei; chi si lagna ignorando che questo genio ormai fa film perché è una passione, non solo un mestiere, non riesce proprio a capire quanto si sia divertito nel farlo. E questo è davvero triste, perché si vede palesemente quanto si sia divertito Allen nel creare un gioiellino raffinato ma tutto sommato semplice, per il puro piacere di girare un lungometraggio. Senza pretese. “Creare un film è la migliore distrazione dalle bruttezze della vita”, diceva in un’intervista, “perché ti tiene impegnato con i copioni, le scene da girare, da montare, le musiche, i costumi… E male che vada, si è fatto un brutto film!”
    Perché sentite questo bisogno di insultare e dissacrare così tragicamente? Chi vi pensate di essere? Arrivate voi a 77 anni, con una carriera brillante dietro, oscar e riconoscimenti a palate, e vediamo quanto vi interesseranno queste banalità xD Io ho molto apprezzato il film per quello che era, un piccolo cameo di eleganza, senza pretese, senza impegno, solo piacevolezza. Ma andiamo! E che vi ha insegnato la grande ironia di Allen, se non riuscite a cogliere il messaggio di questo film e lo chiamate “comprato”?

  • Cogitoetvolo

    Marcus, su questo sito le persone sono abituate a manifestare la propria opinione con l’eleganza di non insultare gli altri.
    Nella recensione e nei commenti di alcuni lettori non ci sono insulti né a Woody Allen né ad altri utenti.
    Nel tuo commento, invece, sì.
    La redazione del sito apprezza molto il tuo parere, che contribuisce ad affrontare il dibattito in maniera dialettica, ma non apprezza altrettanto il modo con cui hai scritto quello che pensi.
    Sei libero di manifestare la tua idea sul film ma ti chiediamo di rispettare lo stile ed il regolamento di questo sito, che si è sempre distinto per lo scambio di opinioni rispettoso del parere altrui.
    Grazie.

  • Elisa Bonaventura

    Marcus, permettimi una piccola considerazione. Secondo te, un film vale e deve essere apprezzato solo perché il suo regista, in passato, ha meritato Oscar, premi e riconoscimenti? Oppure un film deve essere apprezzato per il forte messaggio che trasmette agli spettatori, perché ti emoziona e ti fa sentire partecipe di questa meravigliosa forma d’arte che è il cinema?
    Secondo me, è da miopi apprezzare a priori un film solo perché c’è la firma di Woody Allen. Anzi, le aspettative del pubblico sono sempre molto alte proprio per questo motivo. Ritengo che avere il coraggio di riuscire a cogliere gli elementi stonati in un film simile sia indice di grande intelligenza e di uno sviluppato spirito critico.
    Personalmente, ho trovato il film non tanto banale, ma quanto molto ingarbugliato e confusionario, privo di un nesso logico coerente. Inoltre, ho assolutamente poco apprezzato l’immagine che Allen dà della coppia: la trovo assurda, staccata dalla realtà.

  • Marcus Artis Maldeviolano

    Prima di tutto mi scuso, non era mia intenzione offendere davvero, è stato un attacco di impulsività adolescenziale. Grazie per non aver tolto del tutto il mio commento.
    Poi, che devo dire, non penso che sia venuta una cosa così brutta. Non ho mica detto che solo perché è Allen bisogna per forza apprezzare il film, ma ritengo che, come argomentazione per la critica, dire “è meno profondo degli altri, banale e campato per aria” sia un po’ piatta e superficiale. Innanzitutto dire “Non c’è il solito genio di Allen in questo film” è un po’ come riaffermare la teoria da te poco fa criticata, cioè “Se è Woody deve essere grandioso”. E poi io ribadisco che secondo me Allen non abbia voluto porre questo film come un gran capolavoro, bensì come una “palliata” raffinata ma pur sempre comica, adattata allo stile delle palliatae terenziane. Citando gli Oscar e i suoi riconoscimenti ho inteso far capire che forse ad un genio come lui non interessa più parlare di tematiche serie e impegnate, ha vissuto la sua vita e donato quel che aveva da donare, ora tratta i film come un hobby – e secondo me è un passatempo davvero elegante e raffinato. Ne consegue che possiamo chiudere un occhio se ha voluto donarci una visione “sognante” e “idilliaca” della realtà, anzi, forse il suo intento era proprio questo: trasportare il pubblico in uno scenario incantato, una Roma fuori dal tempo, riecheggiante gli anni ’50 e ’60 e gli scenari felliniani (lui adora Fellini, ricordiamolo), e i film neorealisti. Perciò, se in realtà è quasi un sogno, come film (i fili narrativi si intrecciano e si sciolgono tutti a Roma, senza mai uscirne, ci avete fatto caso? Come se le storie fossero un dono della città stessa), che senso ha dire che “è banale, insensato, vuoto e piatto”?
    Di nuovo scusate xD

  • Elisa Bonaventura

    Tu pensi alle palliatae terenziane? E’ un paragone interessante, magari forse azzardato, a cui non avevo pensato. Perché non credo che l’intento del regista sia stato quello di costruire un film banale e rilassante, un prodotto per il grande pubblico, alla stregua di una commedia romantica all’americana.Ma il risultato, nel suo complesso, è stato questo…
    Aveva a disposizione un cast eccezionale, una città che offre mille spunti, satura di storia e di cultura… Peccato!