Tolkien: le canzoni dell’epica

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Certi scrittori dominano la storia e dominano i tempi, anticipandoli con una lungimiranza e una genialità che ovviamente non appartengono a tutti. Così come non appartengono a tutti quello stile e quella fantasia che hanno reso J.R.R. Tolkien un Maestro assoluto della letteratura moderna: Il Signore degli Anelli, Lo Hobbit, Il Silmarillion, le sue opere più famose, hanno ispirato diverse generazioni di scrittori e artisti, mostrando al mondo che senza immaginazione è impossibile vivere. Tolkien ha concepito pagine di pura poesia, squarci di paradiso tradotti in prosa, che hanno lasciato un segnale profondo anche in campi artistici diversi dalla letteratura: cinema, ovviamente, ma anche pittura e teatro. E come non citare l’influenza della Terra di Mezzo, e di tutto quello che ci sta dentro, nell’ideazione degli innumerevoli giochi di ruolo e videogames che fanno letteralmente impazzire i giovani di oggi? “La parte del mondo che parla inglese è divisa in due: quelli che hanno letto Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit, e quelli che stanno per farlo”, ha scritto il Sunday Times, constatando che un’immensa mole di lettori di tutte le età ha deciso, in preda ad uno slancio carico di epica impulsività o ragionata adesione, di seguire e quasi adorare il rapsodo più ispirato del secolo passato (C.S. Lewis permettendo).

Se non ci avventuriamo nell’impresa di citare tutti gli artisti, in senso lato, che hanno risentito dell’opera di Tolkien, senz’altro non ci sottraiamo all’altrettanto arduo compito di segnalare la vastissima eco che questi pregevoli romanzi fantasy hanno avuto nella musica, rock e non solo, di ieri e di oggi. Dai Led Zeppelin a Enya, passando per i Camel e i Rush, l’elenco potrebbe non finire mai. Per capire l’influenza diretta e indiretta che il padre di Frodo&co. ha avuto nella storia dei Led Zeppelin, quindi fin dagli anni ’70, basta citare alcuni capolavori della band di Jimmy Page: Misty Mountain Hop (il titolo, appunto, si rifà alle Montagne Nebbiose, anche se si tratta di un’analogia forzata e il testo parla di un incontro con alcuni fumatori di cannabis in un parco e il contestuale arrivo della polizia!), Ramble On (“T’was in the darkest depths of Mordor, I met a girl so fair. But Gollum, and the evil one crept up and slipped away with her, her, her….) e The Battle Of Evermore, che pur riferendosi alle guerre scozzesi, le rivisita in uno “stile fantasy” che attinge abbondantemente alle atmosfere dei libri di Tolkien. I Camel di Nimrodel e i Rush di Rivendell, hanno poi manifestato, più di tutti (se si esclude un intervento di Jon Anderson, cantante degli Yes, nel progetto The Fellowship), l’amore smodato di un altro genere, il progressive rock, verso questo autore.

Accennando al variegato e discutibile mondo del black metal e del suo rappresentante più emblematico, il norvegese Varg Vikernes, in arte Burzum, si può capire, inoltre, come anche questo genere musicale risenta incredibilmente delle atmosfere tolkieniane. La spiegazione sta nel nome Burzum: “agh burzum-ishi krimpatul” è proprio una parte dell’iscrizione presente sull’Anello, in lingua Oscura, cioè “e nel buio incatenarli”. Certo, questo non è un onore per J.R.R. Tolkien: Vikernes è un pericolosissimo assassino (ha ucciso un altro pericoloso criminale, O. Aarseth, chitarrista fondatore dei Mayhem), un satanista convinto (reo di aver bruciato diverse chiese in giro per l’Europa) e un feroce simpatizzante del nazismo. Questo a testimonianza del fatto che i fans di Tolkien sono davvero tanti e anche “vari”.

Non è tutto, anzi il bello deve ancora venire. Esiste una band, che più d’ogni altra, ha davvero dedicato tutte le sue forze a trasformare in musica le grandi opere di Tolkien. Lo ha fatto in maniera così intensa da essere considerata, inizialmente, come l’unica candidata alla creazione delle musiche per la trasposizione cinematografica de “Il Signore degli Anelli”. Si tratta dei Blind Guardian, band tedesca ormai celebre non solo tra la folta schiera di patiti del power-epic metal, ma anche tra coloro che di metal sanno poco o nulla. The Bard’s Song – The Hobbit, dall’album Somewhere Far Beyond, ad esempio, non ha certo bisogno di particolari interpretazioni, a partire dal titolo: un tributo senza troppi fronzoli a quello che è stato definito come uno dei più grandi libri per l’infanzia, l’avventura straordinaria di Bilbo Baggins e di quell’Anello così famoso e così pesante da portare (now I’m alone, ‘cause I’ve made up my mind by the spell of gold…) . Anche qui non mancano gli ovvi riferimenti ad uno dei personaggi più famosi dell’opera di Tolkien, cioè Gollum (so God please take me away from here and Gollum shows the way right out), ma nell’ultima strofa trova spazio anche Thorin Scudodiquercia, The King under Mountain, Re di un’importante Compagnia di Nani. Questo pezzo è solo una succosa anticipazione di quello che i Bardi di Krefeld (così vengono chiamati i Blind Guardian in riferimento ad una delle loro canzoni più celebri, The Bard’s Song- In The Forest, che contiene il tema musicale che viene ripreso in The Hobbit) faranno sei anni dopo l’uscita di Somewhere Far Beyond, quindi nel 1998. Un intero concept dedicato al Silmarillion, la Genesi della “Bibbia” tolkieniana (passatemi l’espressione), dal nome Nightfall in Middle Earth, da molti (compreso me) ritenuto il loro album migliore (nonostante gli altri, tra cui l’immortale Imaginations From The Other Side, siano veri e propri cult). Dall’intenso dialogo iniziale tra Morgoth e Sauron (War of Wrath) fino alla caduta del Re dei Noldor Fingolfin (Time Stands Still- At the Iron Hill), passando per la splendida Nightfall, in cui si parla della partenza di Feanor verso la Terra di Mezzo dopo l’uccisione del padre Finwe, e non dimenticando l’intensa Blood Tears, è Tolkien a dominare. Persino la copertina parla chiaro: Lúthien che danza davanti a Morgoth, immagine tratta dalla Leggenda di Beren e Luthien. Ogni due, tre canzoni in media, l’album è ricamato da stupendi intervalli acustici con chitarre e flauti, davvero suggestivi, in cui la voce di Hansi Kursch si stende leggera, quasi sussurrata. Musicalmente parlando siamo di fronte a qualcosa di straordinario: i Queen incontrano lo speed metal, la musica celtica incontra le chitarre elettriche, in un turbine di ottave, terze suonate all’unisono, cori epici, cavalcate dirompenti e momenti di poesia struggente (vd. The Eldar). Provate ad ascoltare Mirror Mirror, il pezzo con cui i Blind Guardian chiudono qualsiasi concerto: vi sentirete immersi in una delle epiche battaglie contro i malefici uruk-hai. Con l’ennesimo salto temporale voglio riportarvi, infine, ad una splendida canzone dal titolo criptico: Lord Of The Rings (!), contenuta nell’album Tales From The Twilight World, rilasciato nel 1990. La versione che personalmente apprezzo di più è, tuttavia, quella acustica contenuta nella raccolta The Forgotten Tales del 1996 [album in cui troviamo pregevoli rivisitazioni acustiche dei loro grandi successi, come Mordred’s Song e Bright Eyes, ma anche cover di gran livello come The Wizard (Uriah Heep), To France (Mike Oldfield) e Spread Your Wings (addirittura i Queen!)].

Sicuramente i Marillion di Steve Rothery non si sarebbero chiamati così, senza aver letto e ammirato i libri di questo immenso scrittore. E pensare che nel 1979, quando in Scozia nacque questo progetto musicale di progressive rock che ebbe poi così tanta fortuna (con album storici come Misplaced Childhood, uscito nel 1985 e consacrazione definitiva del vero erede di Peter Gabriel, cioè Derek W. Dick, in arte Fish), si chiamavano Silmarillion! Che mondo sarebbe senza Sir John Ronald Reuel Tolkien?

Ecco qui il testo in inglese (non tradotto, è di semplice comprensione) di Lord Of The Rings con un apposito video, tratto da youtube, accompagnato da immagini del film.

 

There are signs on the ring

Which make me feel so down

There’s one to enslave all rings

To find them all in time

And drive them into darkness

Forever they’ll be bound

Three for the king

Of the elves high in light

Nine to the mortals

Which cry

Slow down and I sail on the river

Slow down and I walk to the hill

And there’s no way out now

Mordor Mordor Mordor

Dark land under Sauron’s spell

Threatened a long time

Threatened a long time

Seven rings to the dwarves [gnomes]

In their halls made of stone

Into the valley

I feel down

One ring to the dark lord’s hand

Sitting on his throne

In a land so dark

Where I have to go

Slow down and I sail on the river

Slow down and I walk to the hill

Slow down and I sail on the river

Slow down and I walk to the hill

 

[youtube width=”590″ link=”http://www.youtube.com/watch?v=Q71A5hPk2mM”]

 

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.