Tra circo, concerti e stupore

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L’altra sera ero al circo anche se non amo il genere probabilmente per le brutte esperienze da piccola e gli incontri ravvicinati con antipatici cammelli. I biglietti regalati e i consigli della prof furono invece galeotti. Urban Rabbit’s lo spettacolo, bei giovanotti bulgari i protagonisti. Inevitabili gli ooh di stupore del pubblico sotto il tendone che alle prime acrobazie si esalta e si preoccupa per la salute fisica dei ragazzi. Quando qualcosa sembra andare storto il vicino ti sussurra “era tutto calcolato, vero?” e non si fa nemmeno in tempo a razionalizzare questo timore quasi materno, che tutto si risolve in una sorprendente acrobazia che si autogiustifica da sè: sì, era tutto calcolato. Perchè il bello di andare al circo è che sai che non sbaglieranno. Mai. Per nessuna ragione al mondo. Perché così è stato scritto nel copione e su quello hanno studiato e sudato.

Bello è andare al concerto di un pianista che alle tue orecchie inesperte sembra insuperabile, perché sai che tutto quello che suonerà sarà limpido, puro, senza nessuna sbavatura impertinente. Così te ne stai rilassato sulla poltrona dell’auditorium o sulle panche del circo. Diversamente da quando vai ad ascoltare i saggi di amici a scuola di musica in cui, il busto proteso in avanti, hai un’espressione contratta perché sai che prima o poi la sbavatura arriverà o che con molta probabilità potrà esserci.

Di mezzo c’è il cervello, quello che si è studiato per mesi, ma c’è anche il cuore, il sangue, l’adrenalina, i tremolii, tutto questo che sembra non toccare affatto gli dei del palcoscenico o del tendone. Loro sembrano estranei nel luogo in cui stanno, imperturbabili, impassibili, straordinariamente stoici. Quasi elevati a un tempo differente e non corrotto dalle preoccupazioni e dalle ansie mortali. Se ne stanno lucidi. Sanno e fanno. Non c’è cuore di mezzo.

Questo è quello che sembra, o meglio che a me è sempre sembrato. Ma per fortuna ogni tanto le sbavature ci sono e non importa che lo spettatore se ne accorga o meno. Ci sono e tanto basta ad andare sereni al circo e serenamente applaudire vedendo che sotto all’attore, al musicista, al ballerino sta quella umana debolezza che però ci è tanto cara. Che ci ricorda che non siamo macchine e non solo perché ce lo dice lo spot della Giulietta. E allora gli ooh di stupore che sembravano subito popolani e decisamente non aristocratici, non critici, non lo sono più. Diventano il riconoscimento e la solidarietà agli artisti che in quel momento stanno dando il massimo possibile, cuore e cervello, che stando insieme danno luogo a qualcosa di stupefacente.

Dovrei stupirmi di più.

Mi piace scrivere e leggere tutto ciò che stuzzica la mia curiosità, motivo per cui ho deciso di studiare Fisica. Amo la musica, in particolare quella classica: suono il pianoforte e canto come soprano in un coro da camera.