Tre modi di essere Giorgia

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Se da un filo d’acciaio nascesse magicamente una rosa, somiglierebbe a Giorgia. Sembra impossibile che da una figura esile e minuta come la sua possa scaturire una voce così straordinaria, per tanti l’unica in grado di far dimenticare quella inarrivabile di Mina.

Un giudizio perentorio, carico di responsabilità per l’artista romana, eppure difficile da controbattere, ancor più dopo aver ascoltato la sua ultima fatica: un cofanetto con tre cd, Spirito libero, che traccia i suoi “viaggi di voce” compiuti in sedici anni di splendida carriera.

Un’antologia completa di tutti i suoi hit (con quattro inediti), che disegna la sua avventura musicale, incominciata nel 1994 sul palco di Sanremo con E poi. Un’ugola che non passa inosservata, tanto che, nello stesso anno, ottiene subito il passaporto di riconoscimento per il suo talento da Luciano Pavarotti, che la vuole con lui sul palco nel “Pavarotti and Friends“.

Il Maestro non si sbagliava. Per Giorgia è infatti l’inizio di un percorso lastricato di album vendutissimi, premi prestigiosi, collaborazioni eccellenti, tour da “tutto esaurito”. E ora questo triplo cd, a raccontare il suo meraviglioso viaggio nella musica.

Cos’hai provato nel raccogliere le tue canzoni in questo cofanetto?
È stato un “viaggio” all’indietro nel tempo molto particolare. Ho ricomposto un pezzo della mia vita attraverso i brani, e ognuno di essi fotografava ovviamente dei momenti profondi o dei passaggi importanti per me: emozioni vissute, incontri con altri musicisti, dubbi e gioie? Un disco che mi ha permesso di confrontarmi con il passato e di valutare meglio il mio presente.

Perché hai ricantato alcuni pezzi, mentre altri li hai lasciati inalterati?
Sono valutazioni che ho fatto con l’occhio del produttore che c’è in me. Alcune canzoni non erano soddisfacenti dal punto di vista tecnico, quindi andavano ricantate, arrangiate nuovamente o remixate. Al contrario, molte altre non si potevano cambiare, dovevano rimanere inserite nel tempo in cui erano state fatte: avevano un significato troppo importante per me, per chi ci aveva lavorato e soprattutto per il pubblico che le ha apprezzate.

Ci sono anche quattro inediti.
A parte Per fare a meno di te, tema del film Solo un padre, le altre erano rimaste nel cassetto più che altro perché non avevano trovato spazio in passato. Mi è sembrata l’occasione giusta per dar loro la visibilità che meritavano.

I tre cd sono divisi a temi. Perché?
Ho voluto raggruppare le canzoni seguendo dei fili comuni. Nel primo, Per abbracciarsi, trovano posto le ballate romantiche, dove l’abbraccio è da praticare anche quando una storia va male: meglio lasciarsi con un gesto positivo; nel secondo, Per liberarsi, hanno risalto i pezzi con il ritmo frizzante e rigenerante; nel terzo, Per (r)incontrarsi, sono raccolti i duetti: gli incontri con altri artisti sono bellissimi, possono aiutarti a cambiare nella tua vita musicale.

C’è un brano a cui ti senti più legata di altri?
Difficile scegliere, forse E poi, perché melodicamente è sempre una sfida eseguirla e mi emoziono ancora quando la canto, cosa che non sempre accade quando si propone un pezzo per così tanti anni.

In quale misura sei cambiata come persona?
Ho avuto la fortuna e il privilegio di fare un mestiere in cui provi a crescere di anno in anno, e questo porta inevitabilmente dei cambiamenti. Oggi sono meno chiusa di una volta, non ho più tanti timori di subire giudizi negativi.

Tra le note di copertina citi Nibiru. Di cosa si tratta?
È un pianeta che, secondo gli scienziati, passa ogni 24.000 anni tra il Sole e la Terra. Questo passaggio dovrebbe avvenire di nuovo nel 2012, un anno che tutti i calendari antichi, da quello azteco al fenicio, indicano di grandi sconvolgimenti. C’è chi dice che saranno catastrofici, altri invece sostengono che saranno positivi, intendendo un cambiamento del cuore negli esseri umani. E io mi sento più vicina alla tesi ottimista, nonostante l’uomo sembra stia facendo di tutto per autodistruggersi.

È per questo che ti sei impegnata nel lanciare il marchio ambientalista “Earthache“?
Earthache vuol dire “Mal di Terra” e produce t-shirt eco-sostenibili realizzate da Valentina Davoli, una giovane designer. È un progetto a cui credo, che prevede di azzerare l’impatto ambientale della produzione di magliette con l’acquisto di crediti verdi per compensare i danni che si fanno nel fabbricarle. Si acquistano sul sito www.earthache.it.

In copertina, sei fotografata con un rosario tibetano tra le mani. Quanto è importante per te la religione?
Sono cresciuta in una famiglia cattolica e non faccio fatica a credere a Gesù. Tuttavia, penso anche che l’anima possa fare percorsi diversi in altre religioni. La collana che stringo è fatta con il mala, la pietra dei rosari tibetani utilizzata per contare il tempo e le preghiere. È un segno di spiritualità, ma anche di libertà, visto ciò che sta accadendo nel Tibet. Sono due concetti fondamentali per la vita di chiunque, e non a caso ho intitolato questa raccolta Spirito libero.

Articolo tratto da Mondoerre, a cura di Claudio Facchetti

 

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