Trema il cuore di una nazione – Italia loves Emilia

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A Campovolo le prime tende sono arrivate addirittura sette giorni prima del concerto: un gruppo di ragazze munite di zaini, sacchi a pelo e tante, tantissime speranze. Il sogno della prima fila.
L’enorme concerto benefico per l’Emilia terremotata si è svolto il 22 settembre a Campovolo, l’aeroporto di Reggio Emilia, e ha visto alternarsi 13 artisti che hanno regalato a 150mila persone una giornata da mettere sicuramente sul podio, nell’albo d’oro della vita.

150mila persone: un unico cuore pulsante.

La stanchezza sui volti dei presenti era evidente, dopo una giornata sotto un sole che non li ha risparmiati neanche un attimo, ma si è volatilizzata non appena è salito sul palco il primo artista: Zucchero! Seguito poi dai Nomadi, Giorgia, Tiziano Ferro, Fiorella Mannoia, Renato Zero, Negramaro, Elisa, Claudio Baglioni, Litfiba, Biagio Antonacci, Jovanotti e Ligabue in un alternarsi di grandi successi e momenti di riflessione.

Una serata “tra palco e realtà”, per dirla alla Ligabue, tra musica e voglia di aiutare una terra ferita, che non deve essere dimenticata, anche e forse soprattutto da chi ha la possibilità e i mezzi per aiutarla.

Nelle 4 ore di musica ogni artista ha voluto lanciare il suo messaggio di speranza; come ha ricordato Vasco Errani, presidente dell’Emilia Romagna e commissario alla ricostruzione, “Qui c’è un’idea che è il motore della ricostruzione ed è il futuro dell’Italia: la solidarietà!”. Un sogno che è arrivato nelle case di ogni italiano e nel cuore di tutti i terremotati e che ha raggiunto l’apice con l’esibizione di Jovanotti, il quale per l’occasione ha composto parte di un brano: “L’Italia che sa che quando vuole e se vuole ce la farà, ce la faremo ad essere all’altezza del cuore che vola alto, batte forte, pompa furore”, canta tra Elisa e Giuliano, leader dei Negramaro.

Due minuti di silenzio e almeno altrettanti di applausi hanno accompagnato Elisa Debbi, 17 anni, studentessa di Mirandola, mentre leggeva una poesia scritta di suo pugno per la sua terra, una terra che non ha ancora smesso di tremare… “Un girotondo e tutto per terra.”

Ha chiuso Ligabue, con il suo fare da padrone di casa senza però mai far sentire ospiti gli altri, con il brano che ognuno si aspettava di sentire: “Il meglio deve ancora venire”. Non una semplice canzone, ma una promessa, una promessa a tutta l’Italia, una promessa che per l’ennesima volta fa rinascere la speranza nei cuori, sempre più tenace.

L’omaggio finale di tutto il Campovolo è andato a Pierangelo Bertoli, cantautore emiliano, che è salito sul palco unendosi ai tredici artisti nel ricordare che la vita, sempre, va affrontata “a muso duro.”

Quattro ore, diverse declinazioni dello stesso messaggio: noi non siamo l’Italia che crolla, ma quella che, come una fenice, rinasce dalle sue stesse ceneri.

L’Italia che ce la fa.

Articolo di di Sara Picello

Cogitoetvolo