Tricarico, poeta della semplicità

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“Io… voglio una vita tranquilla perché è da quando sono nato che sono spericolato
Io… voglio una vita serena perché è da quando sono nato… che è disperata… spericolata…
però libera… verd’è sconfinata” (da Vita tranquilla.)

Queste parole incarnano tutto lo spirito di Francesco Tricarico, nella più totale contrapposizione al mito della vita spericolata di Vasco Rossi. L’infanzia di Tricarico è stata infatti scossa da alcuni eventi tragici quali la morte del padre, che era aviatore; evento che fu fonte di ispirazione per quella canzoncina simpatica dal ritornello decisamente orecchiabile che iniziava così “Buongiorno, buongiorno io sono Francesco…”.  Triste vicenda che fu poi superata grazie alla passione per la musica, come rivela nel brano omonimo , presentato a due anni dall’uscita di “Io sono Francesco”, nel quale rivela  “la verità è che la musica mi ha salvato,  quando ero piccolo la musica mi ha salvato…”.

Prima di affermarsi  nel mondo dei Big, si era diplomato al conservatorio di Milano in flauto traverso ed era anche stato membro di una banda jazz. Il suo successo è repentino, spopola infatti proprio con la sua prima canzone di stampo autobiografico, premiata col Disco di Platino dopo aver raggiunto la vetta della classifica musicale italiana.

Un altro riconoscimento è legato all’aggiudicazione del premio Mario Camerini con “Solo per te”, colonna sonora di “Ti amo in tutte le lingue del mondo”, film girato da Leonardo Pieraccioni e al premio della Critica “Mia Martini” con Vita Tranquilla, con il quale aveva partecipato a Sanremo.
Eccentrico  poeta,  guarda alle stranezze e alle contraddizioni della vita quotidiana per trarre ispirazione per nuove canzoni, come rivela in una sua intervista.  Per esempio  “Formiche” si ispira all’ invasione subita da parte di questi fastidiosi animaletti in casa propria. Le sue canzoni sono ricchissime di colori, tinte a volte cupe, a volte brillanti, dipende dal suo stato d’animo; alla domanda “Da dove viene tutta questa predisposizione visiva?” egli risponde dicendo che ama disegnare, che gli piace la confusione e che quindi traspone l’ingegno artistico-visivo in ambito musicale.
Alcune sue canzoni  possono sembrare banali, ma  un orecchio più attento, forse più sensibile riconosce semplicemente l’intento di evadere dalla realtà, di trasformare ogni visione, di raccontare tutto con la fantasia e la semplicità dei bambini: emblema calzante di questo aspetto è il testo di “Cavallino”, dove abbondano le espressioni infantili e alcune frasi mancanti di nessi logici ma che puntano dritto al cuore dell’ascoltatore, suscitando sentimenti nostalgici per la propria gioventù. Ed è proprio ai ragazzi che si rivolge in “Lavanda”, quando dice “solo una cosa non va bene quando qualcuno cerca di portarti via il tuo sogno”: anche nelle canzoni pervase da una vena malinconica come “Sommergibile Blu” non manca il motivo della ripresa e della rivincita: “M’han sparato e sono morto, ma qui la sera tornerà…”.

Spesso si sofferma a descrivere le sue paranoie, ma mai in maniere triste e sconsolata: in “Drago” notiamo che le sue turbe psichiche si traducono in improvvisi cambiamenti di soggetti-oggetti dei propri viaggi mentali (un po’ come a volte accade nei nostri sogni):  “Esco c’è un uomo, no non è un uomo, è un drago/ poi vado al bar, e al bar c’è il barista, no non è un barista è un mostro giallo  e fucsia…

Non trascura neanche i temi dell’affetto fraterno in “Neve Blu” e dell’amore nei confronti della donna amata in “Eternità”.
E’ difficile dunque inquadrarlo in una corrente specifica in relazione ai temi affrontati nei testi, resta un artista poliedrico, ma ora sappiamo che è diventato anche scrittore e disegnatore:  “Semplicemente ho dimenticato un elefante nel taschino” è il titolo del suo primo libro accompagnato da vari schizzi o disegni personali.

Voi cogitanti che cosa ne pensate?

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Cogitoetvolo