Trovarsi

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Spesso ci si domanda cosa sia un sogno. Esso è forse una brezza leggera che abbraccia la pelle? Un desiderio lontano che diventa sempre più vicino?

18 Dicembre 2015. Ore 10:30.

La ragazza senza ombra si fece strada fra volti anonimi. Entrò in un ampio salone che un tempo doveva fungere da teatro e si sedette su una poltrona scarlatta, quasi stesse attendendo qualcosa di davvero importante. E finalmente, quando rimase sola, fu il silenzio a parlarle.

Spesso ci si domanda cosa sia un sogno. Esso è forse una brezza leggera che abbraccia la pelle? Un desiderio lontano che diventa sempre più vicino? Una vana fantasia o un qualcosa di più reale? Esso è inconsistente come l’aria? È un ammasso di polvere di stelle o acchiappandolo si può tenere in pugno? Vi è chi vive un sogno da sempre, chi non lo possiede, chi non lo cerca, chi non lo accoglie. Tuttavia il caso della ragazza senza ombra era un po’ diverso dagli altri. Lei non sapeva di possedere un sogno. Ed era questo il suo più grande mistero. Il motivo per cui in qualsiasi ora della giornata e in qualsiasi luogo sulla superficie terrestre il suo corpo non possedesse mai un’ombra.

Ma quel pomeriggio fece luce su questa bizzarra situazione e il silenzio le sussurrò la risposta tanto agognata. Guardò davanti a sé ed immaginò che la vita fosse come quel palcoscenico dai contorni dorati. Una scena, un personaggio principale, degli aiutanti, qualche comparsa, spesso dei duri antagonisti da affrontare. Tutto cucito in un intreccio di storie più o meno a lieto fine. Mentre guardava il palchetto reale ecco che cavalieri, fate e briganti cominciarono a entrare nella sala reclamando il proprio ruolo nel mondo. Vi era persino il grande poeta, riconoscibile dal naso aquilino. La ragazza senza ombra rimase stupefatta. Quei personaggi possedevano una sicurezza fuorviante. Al contrario lei era in cerca della sua identità da parecchi anni e non l’aveva mai trovata. Così ogni tanto la divertiva scrivere storie e costruire un mondo in cui poteva dare vita alle mille identità che portava dentro di sé. Ieri poteva essere un’astronauta, oggi una campionessa di nuoto, domani una dolce insegnante. Era felice quando scriveva. Attraverso i suoi personaggi poteva dar sfogo alle sue passioni più intime. Era autrice di volti nuovi e nel vederli prendere vita poteva guardare se stessa. Quando scriveva riusciva a immaginare un mondo diverso in cui non vi fosse mai guerra e in cui nessuno avrebbe scagliato le armi contro il proprio prossimo.

Spesso ci si chiede come nasca un sogno e subito cominciano a litigare in mente le risposte più svariate. Può accadere nel cuore della notte, quando la regina Mab sussurra agli orecchi dei dormienti i desideri più nascosti e inconsapevoli. Oppure con la sabbia fra i piedi, davanti ad un mare così bello da spezzare il fiato. O forse su un treno. O in un deserto affollato. O su una strada polverosa al calar del sole. Un sogno attraversa il mare, fa le piroette e sale fino in cielo. Un sogno è come un’ombra che accompagnerà sempre il tuo spirito. Un sogno ti conquista, e nel momento in cui nasce comincia a riempirti l’animo e a farti vivere.

La ragazza senza ombra scoprì il suo sogno poco alla volta, come quando si riempie un bicchiere d’acqua goccia dopo goccia. Quel pomeriggio comprese di avere in mano un potere straordinario. La penna, unita alla fantasia, riusciva a farle creare meravigliose realtà. Avrebbe scritto di un mondo amorevole, unito e dignitoso, lontano dal sangue. Di un mondo in cui non vi sarebbero stati i morti di Parigi, né altre perdite umane causate da massacri, atti terroristici o violenze in generale. Avrebbe scritto per gli altri sperando che questo mondo immaginato diventasse realtà, costruendolo insieme giorno dopo giorno. Un mondo bello davvero, in cui regni la parola “Pace”. La ragazza senza ombra non dimenticherà mai quel pomeriggio a teatro. Magari con il passare delle settimane e degli anni la divertirà sfumare i contorni e immaginare tutto in maniera un po’ diversa. Adesso era consapevole del suo sogno e non lo avrebbe più abbandonato. Uscì dalla sala e si diresse verso piazzale “Audacia”, quello che si trova a una trentina di metri dal viale “Speranza”. Aveva trovato se stessa e il coraggio di donare al mondo la sua autentica identità. Guardò il sole soddisfatta. E poi, abbassando gli occhi, la vide per la prima volta. Quella era davvero la sua ombra. E, con un sorriso sulle labbra, le strinse la mano.

Articolo scritto da Michela Guidotto

Michela Guidotto

Eternamente in conflitto con l’altra me, vivo sospesa fra la bussola della ragione e le leggi del cuore. L’ardore che provo per Themis mi ha spinta a coltivare gli studi giuridici. Ma, innamorata dell’archeologia e del mondo teatrale, scrivo nottetempo per dar voce alle diverse sfumature della mia identità, in modo da cambiare volto e rimanere me stessa.