Tutti in coda, per la moda

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Riportiamo l’estratto di una articolo pubblicato sul numero di giugno 2008 di Dimensioni Nuove. Fa riflettere, in modo simpatico sulle nostre vere o presunte dipendenze dalla moda… Eccolo.

“La differenza fondamentale tra gli studenti di ieri e quelli di oggi è che quelli di oggi non portano i maglioni smessi ereditati dai fratelli maggiori”, scrive Daniel Pennac nel suo Diario di scuola.
Ex somaro poi diventato insegnante di lettere, autore della fortunatissima saga dei Malaussène, lo scrittore francese andò un giorno in un istituto tecnico dei dintorni di Lione e cercò di far riflettere i ragazzi – sempre a lamentarsi che i prof li fanno uscire di testa – di come la loro testa fosse in realtà usurpata da altro.

Cominciò con questa domanda:
“Che cosa porti ai piedi?”
“Ai piedi? Ho le mie N., prof”
“Le tue cosa?”
“Le mie N., ho le mie N.!”
“E che cosa sono le tue N.?”
“In che senso, cosa sono? Sono le mie N.”
“Come oggetto, voglio dire, che cosa sono come oggetto”
“Sono le mie N.”
Insomma, ci volle un po’ di tempo prima che qualcuno pronunciasse la parola “scarpe”.

Su un blog un ragazzo chiede come ci si deve vestire per essere alla moda. Risposta: “scarpe sicuramente le vans o le tiger, poi cm felpe ci sn le williams, jeans armani, ice-berg e cm accessori D&G… se 6 1 sportivo vai sull’adidas, nike, puma, ecc.”.

Un rapido calcolo consente di affermare – con una certa approssimazione, ma per difetto – che tra scarpe da ginnastica, jeans, giubbotto, felpa, zainetto, accessori vari, cellulari e I-pod, un ragazzo alla moda si porta addosso mille euro, più quelli che ha in tasca.

(…)

moda1.pngCosì scrive Carola in un altro blog: “Se non siamo vestiti alla moda siamo considerati come ‘inferiori’. Gli adolescenti per andare a scuola devono essere ben vestiti senno sono esclusi da certi gruppi. L’economista Maslow diceva che l’essere umano ha bisogno di appartenere a un gruppo per essere accettato, di questa maniera è forzato a seguire la moda. Secondo me la moda è una trappola in cui cadiamo tutti. Se uno non è vestito alla moda è inferiore, deve essere escluso perché è diverso: quelli che pensano così sono imbecilli”.

E continua: “Per quanto mi riguarda, io ho piuttosto uno stile libero. Mi vesto come mi piace e sono felice così. Però, so che inconsciamente sono molto dipendente dalla moda. Ho bisogno di seguirla, quasi come tutti. È strano, lo so, ma è più forte di me. Voglio essere come gli altri”. Alla faccia dello stile libero.

(…)

Vogliamo concludere con un’altra pagina del libro di Pennac: “… E di colpo mi sono raffigurata la vita secondo Nonna Marketing: un gigantesco centro commerciale, senza pareti, senza limiti, senza frontiere e senza altro scopo all’infuori del consumo! E la scuola ideale secondo la Nonna: un serbatoio di potenziali consumatori sempre più avidi! E la missione degli insegnanti: preparare gli studenti a spingere eternamente il carrello nell’ipermercato della vita… Ah! Insegnanti, quando vi metterete in testa che l’universo non è da capire ma da consumare? Nelle mani dei vostri studenti, cari prof di filosofia, non dovete mettere né i Pensieri di Pascal né il Discorso sul metodo di Descartes, né la Critica della ragion pura, né Spinosa né Sartre, bensì il Grande Catalogo di ciò che si fa di meglio nella vita quale è!”.

La versione integrale dell’articolo, a firma di Patrizia Spagnolo, è consultabile sul sito di Dimensioni Nuove.

 

Saverio Sgroi

Educatore e giornalista, con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo degli adolescenti, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono il "capitano". Ma come tutti i capitani, non potrei nulla senza una grande squadra ;-)