Tutti insieme per un futuro

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Scuola e proteste camminano di pari passo. Le lezioni sono iniziate da poche settimane e gli studenti hanno già iniziato a mobilitarsi per manifestare il proprio dissenso nei confronti di vecchi e nuovi disagi. La ritualità della protesta però, fa sempre più pensare che si manifesti soltanto per perdere del tempo e per anticipare le vacanze natalizie. Quest’anno, poi, i cortei si sono presentati in anticipo. Già il 10 Ottobre, in tutta Italia oltre 80mila studenti hanno detto no a La Buona Scuola di Renzi.
Per capire cosa veramente pensano gli studenti, ho scambiato quattro chiacchiere con alcuni dei ragazzi candidati a diventare rappresentanti d’istituto al Liceo Scientifico Benedetto Croce di Palermo.

D. Leonardi ci svela i motivi delle proteste: “La scuola è stata messa in secondo piano. Ci sono numerosi problemi: le strutture sono inadeguate e i metodi infruttuosi. Le riforme varate sono inutili. Siamo contro l’annullamento dei poteri dei comitati studenteschi e delle consulte provinciali, e della centralizzazione del potere nelle mani dei dirigenti scolastici”. Daniele ci ricorda che per cambiare c’è bisogno di una voce grossa: “I potenti non conoscono il mondo della gente comune, non capiscono. Quindi bisogna farsi vedere, per comunicare i disagi e per richiedere qualcosa. Tutti uniti. Chi non protesta, forse non ha le stesse esigenze. Ma bisogna far svegliare le coscienze per capire il mondo e per conoscere i problemi della società”.

Secondo P. Catalano, alla base del modus vivendi adolescenziale, ci sarebbero sentimenti d’oppressione e disagio: “C’è tanta voglia di cambiare e di dire la propria, spesso c’è anche un forte spirito ribelle. L’adolescenza è quel periodo in cui si ottiene una parziale indipendenza dai genitori e quando lo studente si affaccia alla società percepisce possibile il cambiamento e si mobilità con i cortei” . Paolo continua definendo inutili le occupazioni: “Purtroppo le proteste hanno perso di credibilità perché hanno assunto un’inquietante ritualità. Occupare adesso non servirebbe a nulla. Se ci fosse informazione invece, si potrebbero organizzare proteste più fruttuose, come quella del 10 Ottobre che ha portato la Rete Nazionale degli Studenti a un dialogo col presidente della Regione Siciliana Crocetta per la formulazione di una legge regionale sulla scuola”.

Di un’opinione simile è F. Stassi che ricorda come, grazie alle proteste, gli studenti hanno ottenuto il rinvio del DDL Aprea: “Potremmo ottenere molto di più se solo tutti prendessimo sul serio le proteste. Non cambierà mai nulla se protesteremo esclusivamente in un determinato periodo dell’anno”. Francesco crede inoltre che le manifestazioni serie contribuiscano alla crescita dei ragazzi: “Le proteste ci rendono più responsabili ed attivi nelle relazioni umane. Molti provano grandi emozioni sentendosi dei rivoluzionari. È importante sentirsi parte fondamentale di un gruppo”.

Anche secondo Gabriele Pagano le proteste sono delle occasioni per crescere: “Fortificano gli studenti che vogliono farsi sentire, li rendono partecipi e integrati in una realtà non consueta”. Poi un commento a chi dice che le proteste servono per trascorrere un periodo di vacanza: “In effetti non possono essere biasimati. Le occupazioni, finché saranno all’ordine del giorno, non potranno mai risultare positive agli occhi dei più. Bisognerebbe protestare in maniera più intelligente”.

Le condanne nei confronti di chi, disinteressato, vuole perdere del tempo arrivano anche da A. Milazzo, che però difende chi lotta: “Molti vorrebbero che qualcosa cambi realmente. La società sta cadendo ogni giorno sempre più giù!” Alessandro vede il cambiamento lontano: “Servirebbe una rivoluzione degli Italiani, non solo degli studenti”. L’unione fa la forza! Dobbiamo farci sentire per far arrivare la nostra voce fino ai piani alti!” E poi chiude con una considerazione: “Purtroppo in Italia si è uniti solo per la Nazionale ai Mondiali. E finché tutto resterà così, ai potenti andrà bene. Le manifestazioni, a differenza delle partite, danno fastidio”.

Sul brutto momento della società è d’accordo anche R. Bellia: “Gli studenti vogliono un futuro migliore rispetto a quello, privo di certezze sul lavoro, che gli viene prospettato. Gli Italiani dovrebbero ribellarsi, ma molti vivono condizioni di benessere tali da non rendergli necessario un cambiamento reale, molti invece sono privi delle giuste idee per colpa di questa società”. E a tal proposito aggiunge: “Non c’è informazione! Se tutti fossero uniti ed informati, otterremmo degli ottimi risultati”. Poi Roberto si ispira al film V per Vendetta: “Il popolo non dovrebbe temere il proprio governo, sono i governi che dovrebbero temere i popoli. Bisogna cambiare! Restare impassibili è da stupidi!” E chiude con le sue proposte di rinnovamento: “Dovrebbero cambiare i metodi d’insegnamento, i programmi e le strutture. Bisognerebbe prendere come esempio la scuola privata, curata in molti aspetti”.

D. Tutone non sa cosa gli riserverà il futuro: “Le riforme non hanno fatto altro che colpire e indebolire la struttura e l’organizzazione didattica. I giovani sono stanchi. Vogliamo avere certezze perché non vogliamo né andare a vivere sotto i ponti, né tanto meno dover per forza abbandonare il nostro Paese”. Poi Davide pensa a chi non vuol protestare: “Non li giudico: potrebbero avere paura di mostrarsi al mondo, o essere convinti di non riuscire ad ottenere alcunché, come potrebbero avere una diversa mentalità o essere pigri. Ma io non voglio sentirmi ignavo”.

Dura è l’accusa di P. Rubino: “Protestiamo contro la classe politica che si prende gioco dei nostri diritti. Loro prendono tutto e ci lasciano le briciole, impedendoci di aprire le ali verso il futuro”. Paolo allora invita alla mobilitazione: “ Volere è potere! Anche in pochi, se vogliamo, possiamo organizzare grandi proteste. L’importante è avere grandi motivazioni ed obiettivi. Avere un futuro è un grande ideale da seguire, per noi è tutto. Chi non protesta si è rassegnato, ma la speranza è l’ultima a morire”.

Ed ecco infine l’obiettivo di G. Miceli: “Bisogna perseverare perché prima o poi qualcuno al governo dovrà ascoltare le nostre richieste. Chi lotta avrà la considerazione che merita. L’obiettivo non è poi così lontano. L’importante è che ci sia informazione, perché chi non conosce le cose prende tutto alla leggera”. Gabriele chiude rivelandoci cos’è che dà forza ai giovani: “Consapevolezza di se stessi e paura del futuro ci danno le giuste forze per combattere”.

Le opinioni, all’interno di una stessa scuola non sono sempre condivise da tutti, ma qui sembra che su un punto siano tutti d’accordo. Qualcosa nella scuola italiana non va! Bisogna cambiare, c’è chi vuole perseguire l’obiettivo ostinatamente  e c’è chi vorrebbe più informazione, unità e metodi più ortodossi affinché si possa dire: “Vivo in un Paese che mi ascolta e che mi reputa importante!”

Francesco Pirrotta

Sono uno studente di ingegneria. Amo la matematica, la lettura, la scrittura, l'attualità, lo sport e la politica. Sono un sognatore: sto coi piedi per terra, ma con gli occhi all'insù. La penna, per me, è solo uno dei modi che ho per migliorare il mondo.