Tutti pazzi per Rose

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Un film di Regis Roinsard con  Romain Duris, Déborah François, Bérénice Bejo. Sceneggiatura: Régis Roinsard, Daniel Presley, Romain Compingt. Produzione: LES PRODUCTIONS DU TRESOR, FRANCE 3 CINEMA, FRANCE 2 CINEMA, MARS FILMS, WILD BUNCH, Panache Productions, La Compagnie Cinematographique, TRBF. Durata:111’. Paese: Francia. Anno: 2012. Uscita: 30/05/2013. Target: 14+.

Francia, 1958. Rose Pamphyle è imbranata ma velocissima con la macchina da scrivere. Il suo principale decide di allenarla per partecipare alle gare di dattilografia…

Era l’anno dei campionati mondiali. Quelli di dattilografia del 1950. Nelle case entrano timidamente i primi televisori e i primi elettrodomestici. Rose vive in un tranquillo paesino della Bassa Normandia. Da lì, anche a guardarla sulla mappa, Parigi sembra irraggiungibile. Eppure è proprio nella Ville Lumière che Rose vorrebbe vivere. E’ lì che vorrebbe provare a cercare un strada meno battuta, ma  che la porti fuori dalla provincia. E’ da lì che (come tante donne di quella generazione) intende cominciare il suo cammino verso l’emancipazione senza doversi accontentare di una vita già prestabilita da altri: il lavoro nella bottega del padre e il matrimonio con il meccanico del paese di cui però non è mai stata innamorata. Decide quindi di dedicarsi all’unico mestiere per il quale si sente davvero portata: fare la segretaria, l’unica professione che all’epoca le avrebbe assicurato l’indipendenza che cercava. Partecipa così ad una selezione presso un piccola compagnia di assicurazione dove viene assunta dal signor Luois (Romain Duris). Un giovane molto sveglio, orgoglioso e dall’animo complesso e sfaccettato rimasto,però, molto ferito dalle cose della vita: sopravvissuto alla guerra dove non si è distinto per valore ed eroismo, ha perso Marye (la donna di cui era precedentemente innamorato e di cui è riuscito però a diventare amico) per una terribile indecisione che continua divorarlo e che lo costringe sempre a fare un passo indietro. E’ anche competitivo, ossessionato dal complesso dell’eterno secondo e incapace di assumersi delle responsabilità che gli consentirebbero di lasciarsi andare e di raggiungere la felicità.

Di tutto questo si accorge Rose (interpretata dalla bravissima Déborah François )che si innamora subito del suo principale, al quale non è sfuggito il suo grande talento: la velocità che dimostra come dattilografa. Così, incurante delle convenzioni dell’epoca, Luois le propone di andare a vivere a casa sua per  trasformarla nella dattilografa più veloce del mondo attraverso un vero allenamento che non prevede cene romantiche, ma lezioni di piano, corse mattutine e intere serate trascorse ad allenarsi copiando a macchina i classici della letteratura francese. Intanto le unghia di Rose cominciano ad assumere colori diversi per aiutarla ad imparare a usare tutte le dita sui tasti. Quello che non abbiamo ancora detto è che le gare di dattilografia all’epoca erano considerate come un vero e proprio sport molto sentito dal pubblico che assisteva alle gare e faceva un vero tifo da stadio per le concorrenti che spesso, per la stanchezza, avevano un vero crollo emotivo. Rose però grazie alla sua caparbietà diventerà famosa senza però mai perdere di vista il suo grande amore senza il quale tutto il successo raggiunto per lei non avrebbe alcun significato.

Il titolo originale del film, Populaire, fa riferimento ad una delle prime  macchina da scrivere portatili di un rosa confetto abbagliante che in quel tempo spopolò e che nelle intenzioni del regista Régis Roinsard diventa un vero simbolo di emancipazione della protagonista a cui fa da controcanto Mary che con una scelta altrettanto consapevole e felice  ha invece deciso di dedicarsi soltanto alla sua famiglia. Il film sul finale fa poi riferimento all’arrivo della pallina, brevettata dalla IBM che avrebbe soppiantato i tradizionali martelletti che mettono in difficoltà anche la nostra protagonista. L’arrivo del computer, come sappiamo, ha poi dato il via ad un’altra storia ancora da raccontare.

Inutile dire che il bell’assicuratore grazie alla sua segretaria, diventata la dattilografa più veloce del mondo, riuscirà a scoprire dentro di sé i veri valori intorno ai quali è bene costruire la propria identità e la propria felicità. Ma quello che conta veramente in questa commedia romantica (che prende spunto da celeberrimo My Fair Lady) non sono soltanto i buoni sentimenti e il lieto fine che raramente si vede nei film, ma anche la perfetta raffigurazione dell’epoca, l’attenta cura per i vestiti e le acconciature  e un’ambientazione pastello che coinvolge lo spettatore. L’unica pecca del film è data da una scena d’amore girata in modo un po’ troppo esplicito rispetto al tono del film che gli fa inutilmente perdere quel senso di equilibrio, di originalità e di pudore che aveva piacevolmente accompagnato lo spettatore in questo viaggio avvincente nel cuore degli anni 50.

http://www.youtube.com/watch?v=ENXv2LK1SdU

 

Giornalista. Membro della Direzione e Responsabile della sezione Cinema e TV.Scrive anche per Cronachedigusto.it, FoodieDrivers.it, Geapress - Agenzia di Stampa. Vincitrice della Borsa di Studio Norman Zarcone, assegnata dall'Ordine Giornalisti Sicilia