Tutto il mondo che conta

0

I leader delle sette maggiori economie mondiali si incontrano a Taormina

Nei giornali italiani il glamour la fa da padrone. Ci sono Melania Trump e il suo vestito floreale, c’è la prima uscita interazionale di Brigitte Macron, c’è Justin Trudeau, il ‘bello’ della situazione, ci sono Taormina e il suo teatro, le Frecce tricolori e la splendida Sicilia. Cambiano gli attori, ma sembra di stare al Festival di Cannes, tra red carpet, vigorose strette di mano e flash dei fotografi. Nei giornali stranieri il protagonista è sempre lui, The Donald. Non si parla di G7, ma di Trump’s European Tour. Si cerca di interpretare il linguaggio del suo corpo, si descrivono le sue tattiche diplomatiche, si interrogano i presenti nel tentativo di carpire divertenti storielle. «Come quando arriva in classe un nuovo compagno un poco strano», racconta un funzionario EU a Politico.eu, «tutti si comportano educatamente finchè l’insegnante (i media) è presente, ma poi lo evitano e lo mettono da parte». Impazzano i video in cui Trump e Macron si combattono a colpi di strette di mano. In un modo o nell’altro, è lui la Star di questo Festival della Diplomazia internazionale. Al di là della superficie patinata, di cosa stiamo parlando?

Il Gruppo dei Sette è nato negli anni ’70, inizialmente come vertice dei Ministri dell’Economia delle sette potenze più avanzate al mondo. Negli anni si è trasformato in un annuale summit internazionale cui prendono parte primi ministri e capi di stato di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Giappone, Italia, Germania e Canada. Stando ai dati del sito ufficiale dell’evento, i paesi partecipanti rappresentano il 32,2 % della ricchezza globale. Al meeting partecipano anche l’Unione Europea, in qualità di osservatore, ed eventuali paesi invitati a presenziare riguardo questioni specifiche. Ogni anno la presidenza del Gruppo viene affidata ad un paese diverso, che ha il compito di organizzare e ospitare il summit dei capi di stato, redigendone l’agenda e le priorità. Quest’anno la presidenza e gli oneri che comporta spettano all’Italia. Ecco perchè dal 26 al 27 maggio i potenti della Terra si incontrano nel teatro di Taormina, il luogo prescelto per ospitare questo prestigioso meeting.

Nell’agenda redatta dall’Italia, le priorità per il futuro sono chiare, a partire dal titolo dato all’evento: Costruire le basi di una fiducia rinnovata. Il tema principale sul tavolo dei lavori è la sicurezza. L’attentato di Manchester e il cyberattacco WannaCry pesano come macigni sulle coscienze dei capi di stato presenti. Non è un caso se proprio di lotta al terrorismo si sia parlato in apertura del summit, arrivando ben presto ad un accordo generale. I Sette si sono espressi a favore della «più forte azione possibile per trovare, eliminare e punire i terroristi e quanti li appoggiano», attraverso mezzi diversificati, dall’impegno al contrasto finanziario alla condivisione dell’intelligence, con particolare attenzione a promuovere una nuova cultura responsabile della Rete. Internet, con le sue enormi potenzialità in positivo e in negativo, è emerso sempre più come il campo decisivo in cui si combatte la lotta per la sicurezza mondiale.

Un accordo che non sembra essere stato trovato sugli altri temi, migranti e ambiente in particolare. La Presidenza italiana aveva investito molto su questo summit, perchè potesse diventare il palcoscenico mondiale su cui mandare in scena gli sforzi, gli investimenti, le tragedie e le difficoltà che l’immigrazione sta causando al nostro paese. Un documento di base era stato preparato per delineare i diritti dei rifugiati e concordare una strategia comune, che comprendesse uno sforzo condiviso. La scelta stessa della Sicilia, multisecolare luogo di scambio e incontro tra culture diverse e oggi in prima linea nell’emergenza migranti, doveva far riflettere. Speranze, quelle italiane, che si sono infrante di fronte al fermo diniego delle delegazioni americana e britannica. Si sente così parlare di un «sostegno il più vicino possibile ai Paesi di provenienza» dei migranti, mitigato (se non annullato) dalla difesa sovranista dei «diritti intrinseci dei Paesi accoglienti a stabilire politiche nel loro interesse nazionale». Stesso dicasi per il clima, tema riguardo al quale l’amministrazione Trump ha deciso di fare importanti passi indietro rispetto all’ambiziosa e per certi versi rivoluzionaria Conferenza di Parigi. Ne avevamo parlato tempo fa in questo articolo, quando prendersi cura di questo nostro mondo come fosse un dono sembrava una prospettiva possibile. Purtroppo da allora molto è cambiato.

Insomma, non c’è da stupirsi se i giornali definiscono questo summit un generale nulla di fatto e preferiscono concentrarsi sulle ben più significative parole di Papa Francesco agli operai dell’Ilva di Genova: «si lavora per la dignità, non solo per i soldi». A margine di tutto questo, ci sarebbe una domanda fondamentale da porsi: davvero queste sette persone sono tutto il mondo che conta? Non stiamo dimenticando nessuno? Davvero abbiamo dato loro la possibilità di influire in maniera così radicale sul futuro del nostro pianeta e dei suoi abitanti? Eppure questi capi di stato rappresentano solo il 10% della popolazione globale. Domande e dubbi leciti, cui non è facile trovare risposta. Una considerazione, però, deve essere fatta. Questo summit ripropone ogni anno temi ambiziosi e progetti per un futuro migliore, ma siamo certi che si tratti della modalità migliore per rispondere alle sfide del presente? Non dovremmo forse essere noi, i cittadini, donne e uomini, gli abitanti di questo splendido pianeta, a custodirne le sorti e il futuro? Cosa possiamo fare noi? Semplicemente stare a guardare il red carpet delle celebrità?

Alvise Renier

Perdutamente affascinato dalla domanda che il pastore errante dell’Asia non riesce a trattenere di fronte al cielo stellato: “Che fai tu Luna in ciel?”. E’ lo stupore il sale della vita! Amante della realtà in tutte le sue sfaccettature: continuamente teso alla ricerca della meraviglia e dell’infinito. Acerrimo nemico dell’indifferenza e terribilmente curioso, assetato di conoscenza, inguaribile ottimista. Scrivo per andare oltre, al cuore della realtà.