U2 Song of… innocence?

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Regalare il proprio album a cinquecento milioni di persone? Puoi farlo, se la tua band ha il nome di U2. Perché è stata proprio questa la mossa rivoluzionaria messa in atto da Bono e compagni. Ed ecco, cinquecento milioni di utenti di I-tunes si sono ritrovati nella propria libreria, bello e impacchettato, il nuovo album degli U2 Song of innocence: un “regalo” che ha suscitando, come vedremo, reazioni contrastanti.

Più che ogni altro album della storia della musica, si può dire che esso sia stato un vero e proprio motivo di scandalo e che abbia letteralmente lacerato il mondo in due fazioni contrastanti. A molti, a dire il vero, non è risultato particolarmente gradito il consolidato sposalizio tra la band irlandese e il colosso americano Apple, limitando a questo campo il proprio fuoco di polemiche, contestando agli U2 il fatto di occuparsi più di marketing che di musica, ormai. Tutti giudizi, si deve dire, che vengono lanciati senza prendere minimamente in considerazione il valore musicale dell’album.

Altri ancora, soprattutto “colleghi” musicisti, non hanno colto di buon grado quella che è stata definita “l’imposizione di un album”, pur gratis, a tutti gli utenti dell’ apple store. Forse per  un po’ di invidia? perché, sotto sotto, consapevoli di non potersi mai permettere, neppure in futuro, di offrire a mezzo miliardo di persone in tutto il mondo il proprio lavoro? C’è chi è persino giunto ad assimilarlo ad un erpes sgradito di cui ci si accorge la mattina.

Certamente, la scelta è di quelle che segnano un’epoca. Non era mai accaduto che un album avesse, al suo lancio sul mercato, una diffusione così virale su scala planetaria; d’altronde, vien da sé, altra novità assoluta è la produzione di un disco per una distribuzione del tutto gratuita; sebbene gli U2 abbiano ricevuto dalla Apple un consistente compenso, certamente non paragonabile alle potenziali vendite.

Si conta che tra tutti coloro che hanno ricevuto questo “regalo”, solo ( ed è tutto dire) ottantasei milioni di questi lo hanno “scartato”, ascoltandone almeno una canzone. Come ha detto lo stesso Bono, intervenendo come ospite assieme a the Edge al talk show “Che tempo che fa?”: “noi abbiamo voluto portare la bottiglia del latte davanti al portone di cinquecento milioni di persone. Alcune bottiglie sono finite sin dentro alla tazza dei cereali a colazione, altre no…”. Inoltre, grazie a questa mossa, un obiettivo raggiunto è stato certamente quello di essersi  fatti conoscere da una fetta di pubblico più giovane,  che mai avrebbero potuto raggiungere attraverso i canali tradizionali. Il dato da constatare è la considerevole impennata delle vendite dei loro album precedenti nello store.

Ma non ci si ferma qui coi paradossi, dato che pochi giorni fa lo stesso Bono, che non è sfuggito a nessuna critica, ha chiesto pubblicamente scusa ai fan non clienti I-tunes, i quali sono stati del tutto privati della possibilità di ascoltare il nuovo album, che nel mentre veniva distribuito indistintamente, anche a gente a cui poco o nulla importava di esso.

Tutta questa manovra può di sicuro essere inquadrata all’interno  di quella che sembra essere una tendenza ormai acquisita degli U2. A differenza di molte altre band storiche, i quattro – un tempo- giovani irlandesi sono rimasti sempre uniti, sempre gli stessi, senza alcun cambio di componente, da più di trent’anni. Inoltre, non sembrano affatto decidersi ad entrare nella vetrina del museo della storia della musica; un posto che certamente gli spetterebbe, ma che sembra essergli più di ogni altra cosa sgradito, al momento. Non vogliono essere ricordati come una band che ha fatto la storia della musica, ma come una che continua  a produrre e ad emozionare.

E certamente, al di là di ogni critica più o meno genuina, gli U2, nonostante le decadi sulle spalle, non sanno proprio di vecchio. Anzi, questo album, e lo si deduce dal titolo, vuole essere una loro seconda giovinezza, un ritorno alle proprie radici musicali ed esistenziali.

Studente del terzo anno di Lettere Classiche. Innamorato della natura, della letteratura e di tutto il bello che l’uomo ha creato, crea e – speriamo – creerà.