Ultra-violenza, ultra-vergogna

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Incredulità e indignazione di fronte agli scontri tra ultrà avvenuti a Marsiglia, Nizza e Lille. Cosa trasforma l’attaccamento a una squadra in una rabbia devastante?

Che lo sport si trasformi da occasione di divertimento a pretesto per scontrarsi, non è una novità. Che il calcio, in particolare, più che a una sana competizione dia vita a un’esplosione di violenza, non è una novità. Che gruppi ben nutriti di persone, per “amore” di una squadra, si trasformino in spietati carnefici, non è una novità. Allora perché ogni volta ci sorprendiamo, ci indigniamo?

Semplicemente, perché alla violenza non ci si abitua, specialmente quando origina da qualcosa di sano, divertente ed emozionante come uno sport. La stampa internazionale ripete «vergogna», la condanna agli ultrà-violenti è unanime, vietato vendere alcool nelle “zone a rischio”, polizia pronta all’azione, l’Uefa minaccia Russia e Inghilterra di eliminare entrambe le squadra dagli europei se si verificassero altri episodi. Ma è abbastanza? Molto spesso, per prevenire episodi negativi, è necessario capire cosa c’è dietro, cosa li anima, in altre parole perché avvengono.

Sono stati diffusi numerosi video degli scontri avvenuti a Marsiglia, Nizza e Lille. Video di uomini brutali, che lanciano bottiglie, picchiano con ogni oggetto che trovano a disposizione, infrangono vetrine, massacrano a colpi di pugni e calci, altri uomini come loro, che si sono recati in Francia, come loro, per supportare una squadra, come la loro. Cosa scatena questa furia violenta, quasi omicida, nei confronti di persone che sono prima esseri umani che tifosi avversari? Cosa trasforma l’attaccamento a una squadra in una rabbia devastante? Che cosa reprimono, che sentimenti nascondono questi uomini, che sembrano non aspettino altro che una scusa per menar le mani e fare del male? Domande a cui, increduli, non troviamo una risposta, mentre guardiamo su uno schermo un energumeno che salta a piedi pari sul petto di un altro, riducendolo in fin di vita. Increduli, osserviamo il campo di battaglia di una guerra ridicola e immotivata, mentre siamo costretti a fronteggiare minacce ben peggiori. Così, mentre altrove c’è chi lotta contro la fame, il terrorismo, le calamità naturali, in Francia c’è chi massacra senza pietà per una squadra di calcio.

Mettendo da parte la retorica, io credo che la violenza ultrà sia l’ennesimo sintomo di una società che ha perso i cardini fondamentali. L’omologazione, la superficialità, la perdita di valori, di profondità e trascendenza, conducono l’uomo a una reazione estrema. Chi non sa più a cosa aggrapparsi, chi nella vita non trova uno scopo, una meta, rimane vittima del fascino dell’estremismo, sia esso religioso, politico, sportivo. Facile, allora, canalizzare la frustrazione nella violenza.

Spero che tutte queste persone possano avere un’epifania e rendersi conto che, al di là di una partita, di una squadra, di una vita magari vuota, alienante e frustrante, c’è dell’altro, ma soprattutto c’è l’altro, una persone che ha il nostro stesso diritto di vivere e di essere felice, di non tornare a casa pieno di lividi né di essere trasportato d’urgenza in ospedale. Quello che mi auguro è che, un domani, nessuna squadra debba mai vergognarsi dei propri tifosi.

Susanna Ciucci

Nata a Milano, laureata in Lettere Moderne e in Media Management, frequento il Master in International Screenwriting and Production all’Università Cattolica. Credo fermamente nel potere delle parole. L'ottimismo e l’inestinguibile voglia di dire la mia mi hanno portato ad aprire un blog “Outside the box. Pensare oltre”. E, dulcis in fundo, ho appena tirato fuori dal cassetto il mio primo libro, DISEGNI TRA LE NUVOLE (L'Erudita, 2016), una raccolta di racconti che vuole tenervi "col naso all'insù".

  • AnimaePartus

    Istinto bestiale, violenza e anarchia. Il calcio non c’entra, è solo un dato di contesto. Come la politica, l’economia e la fame nel mondo per i black bloc.