Un boss in salotto

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Un film di Luca Miniero. Con Rocco Papaleo, Paola Cortellesi, Luca Argentero, Angela Finocchiaro, Marco Marzocca, Ale, Franz. Sceneggiatura: Luca Miniero. Produzione: Cattleya in collaborazione con Warner Bros Entertainment Italy con il sostegno di BLS–Film Fund & Commission dell’Alto Adige. Fotografia: Federico Angelucci. Musiche: Umberto Scipione. Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia. Paese: Italia. Anno: 2014. Durata: 90’. Uscita nelle sale: 1/01/2014. Genere: Commedia. Target: 14+.

In una tranquilla famiglia del Nord, arriva agli arresti domiciliari lo zio meridionale e delinquente …

La romana Paola Cortellesi è una napoletana che parla trentino. Un po’ confusi? Allora facciamo chiarezza: Paola Cortellesi è un’attrice romana e nel film Un boss in salotto, interpreta una napoletana che si spaccia per trentina. Ora è tutto più chiaro. Ma facciamo ancora un passo indietro.

Voi cosa fareste se un camorrista, o presunto tale, si presentasse a casa vostra? Chiudere la porta, certo; far finta di niente. Ma se quel camorrista fosse vostro fratello? Ecco, allora le cose si complicherebbero. Soprattutto quando bisognerà spiegare il tutto alla propria famiglia, quella a cui avevate detto che vostro fratello era morto da tempo. Addirittura Paola Cortellesi, nel film Cristina, aveva relegato la foto del fratello, Ciro, in un altarino da spolverare ogni giorno e che lo dichiarava ufficialmente defunto. Ecco, peccato che Ciro non sia propriamente defunto. E’ Cristina ad averlo liquidato dalla sua vita, insieme a tutta la sua infanzia, quella vissuta nel soleggiato meridione italiano, che sembrava soffocarla.

E’ molto ormai che Cristina ha estirpato le sue reali radici. Più o meno da quando è scappata via dal Sud per approdare in una cittadina del bolzanino. La sua non è stata un’emigrazione strappalacrime come quelle del dopo guerra, con la valigia di cartone. Cristina non ha portato nulla del suo passato nella sua nuova vita. Ha persino cambiato nome! Prima era Carmela ma, a quanto pare, è un richiamo troppo evidente alla terra partenopea. Ora Cristina si è creata una famiglia e si è trasformata in un maresciallo dedito al controllo di ogni dettaglio: ogni mattina è consacrata dai tipici cavalli di battaglia per iniziare la giornata con il massimo dell’ottimismo. E i figli, Vittorio e Fortuna, l’accompagnano in questo rito un po’ stucchevole. Lo stesso vale per il marito Michele, interpretato da Luca Argentero, che ha bisogno della massima infusione di fiducia per giocarsi al meglio le sue carte per una promozione nella ditta edile dove lavora.

Basterà una telefonata dalla questura per far crollare l’intero castello di sabbia, che poi si scoprirà star su per chissà quale finzione. A quanto pare Ciro, fratello di Cristina, è imputato in un losco affare e dovrà attendere a casa di lei l’inizio del suo processo. L’intera famiglia Coso (un cognome astruso, certo, ma che riesce ad inquadrare bene la passività di una famiglia che si cela dietro un muro di ipocrisia) si abitua alla presenza di quel bizzarro fratello, ad eccezione di Cristina, che proprio non vuole apportare modifiche alla sua quotidianità. E poi ha tanti altri problemi… ma, inevitabilmente, anche lei diventa vittima inconsapevole dei modi schietti e animati di Ciro (interpretato da un ottimo Rocco Papaleo).

La veridicità di Ciro non farà altro che scardinare il falso muro aizzato da Cristina e renderà tutto più surreale ma quanto mai divertente.

Sull’onda favorevole di Benvenuti al Sud e Benvenuti al Nord, il regista Luca Miniero ripropone la “questione italiana” tra Meridione e Settentrione. Buona prova anche questa, ma la domanda sorge spontanea: quanto ancora Miniero vorrà attingere dall’incontro-scontro dei due poli italici? Durerà questa fortuna?

Intanto la Cristina di Un boss in salotto ricorda molto il già noto Incantesimo napoletano, pellicola del debutto di Luca Miniero. Come Cristina rinnega le sue radici campane, così la piccola Assuntina, protagonista del primo film targato Miniero, decide di parlare solo in dialetto milanese, pur essendo figlia di napoletani veraci. Da qui il soprannome “Cotoletta”.

Simpatiche le gag, anche se non sempre riescono a dare un’univocità ritmica alla pellicola. Non per questo il film risulta noioso. Anzi, i novanta minuti di visione sono molto piacevoli, soprattutto grazie alla coppia Papaleo-Cortellesi. Tipica dello stile Miniero è la contrapposizione dei personaggi: Papaleo, stuzzicadenti tra le labbra e medaglione d’oro al collo, fa la parte del “terrone” che sporca tutta la cucina per preparare una pastiera; Paola Cortellesi è la nordista incallita col sogno di frequentare salotti mondani e di vedere il marito diventare direttore di marketing nell’azienda Manetti. Pur rappresentando degli estremi, i due attori non riescono proprio a risultare antipatici allo spettatore.

Articolo scritto da Irene De Dominicis

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