Un calcio ai valori?

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Calciatori – esempio di vita vissuta con pienezza: non sto parlando di uno stereotipo appartenuto agli anni ’60, quando Giacinto Facchetti apprendeva l’arte del pallone in parrocchia, e da lì usciva non solo con il bagaglio tecnico del “nuovo terzino” ma anche con quello umano, la cui prova sono i quattro figli e il senso della famiglia che gli appartenevano; né mi riferisco a Bearzot, l’allenatore che portò l’Italia alla vittoria del Mondiale nel 1982, grande non solo nella professione ma anche nella fede.

Nonostante con l’avanzare del nuovo millennio si parli di vecchi valori e di creduloneria dei fedeli, anche il mondo del calcio odierno offre esempi del genere: spiritualità, come i segni di croce di argentini e brasiliani, la sobrietà dello stile di vita di tanti giocatori, il valore della famiglia coltivato con dedizione. Tutte storie di vita che, nell’universo del pallone intersecato con quello dei V.I.P, vengono costantemente omesse, a favore del gossip inutile e disumano. L’opinione comune è magnetizzata dai titoli scandalistici, che si riducono a raccontare la lite di Steve Gerrard, il Natale di Gascoigne trascorso bevendo in Hotel, la notte brava di Adriano e l’ennesima moglie di Ronaldo, le molteplici fidanzate di quel Cristiano neopallone d’oro su cui pende l’accusa di abuso sessuale.

Ma nessuno – o pochi – mette in luce la conversione straordinaria di Nicola Le Grottaglie. Da uomo tutto “donne e dadi” cambia vita. Prega spesso, legge la Bibbia e cerca di vivere in coerenza con la fede. Con la fede è arrivato il ritorno alle soddisfazioni professionali, Juventus e Nazionale, dopo una stagione in serie B l’estromissione dalla Nazionale. Dimostrazione che la vera felicità non si trova nelle prestazioni brillanti, che possono finire da un giorno all’altro, ma in qualcosa di più grande.

In una recente partita, Nicola ha segnato un gol e mostrato la maglietta con la scritta “Gesù vive”: un gesto piccolo ma di grande rilevanza agli occhi di chi ruota attorno al sole del calcio nostrano. Il gesto è stato considerato un affronto “all’educazione ed alla laicità”, e lo stesso Le Grottaglie confessa che molti colleghi “lo prendono in giro”, ma le ostilità non hanno fermato la convinzione di questo ragazzo. La carica di valori del difensore bianconero è un toccasana per questo calcio malato, in cui ci si inviperisce per la scelta spirituale di un professionista e, anzi, molti sono contrari a prendere provvedimenti sulle bestemmie in campo: normalizzare l’antireligiosità in nome del presunto buon senso e della laicità dello Stato.

In un calcio dove l’etica è purtroppo dettata da conduttori delle trasmissioni analfabeti e commentatori di dubbia capacità critica, sono i giocatori come Kakà, J. Zanetti, Materazzi che ricordano a tutti noi: il calcio è anzitutto composto da uomini, che non devono la loro bravura al numero di donne ma alla loro vita semplice, passata accanto alla moglie ed i figli, pensando ad allenarsi per essere migliori di giorno in giorno. Tanti altri, veri e propri talenti, si sono persi per strada, cercando la felicità nella dissolutezza.

E noi giovani, che li guardiamo spesso con ammirazione e un po’ di invidia, non dovremmo forse riflettere un po’ di più su quali di essi siano per noi dei veri modelli? Voi che ne dite?

 

 

 

 

 

Cogitoetvolo