Un certamen senza tempo

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Lunedì 25 febbraio 2013. Sono le 8,30 quando, davanti all’Università degli Studi di Torino, si radunano decine di studenti muniti di vocabolari di latino e di greco. Sono complessivamente 83 e provengono da tutta Italia per partecipare alla seconda edizione del Certamen Augusteum Taurinense, un concorso di traduzione promosso dall’Ufficio Scolastico Regionale per incentivare lo studio delle lingue classiche. Accompagnati dai propri insegnanti, entrano nell’edificio e attendono nel corridoio davanti all’Aula Magna dove si terrà la prova. Tra di loro ci sono anch’io. La tensione è palpabile: all’emozione per l’imminente traduzione si aggiunge il disorientamento nel trovarsi in un ambiente nuovo la cui imponenza sembra accentuare il carattere d’ufficialità del concorso. Gli sguardi smarriti dei ragazzi si incrociano, quasi a cercare in quelli altrui l’incoraggiamento che deriva dalla condivisione delle stesse emozioni. Le mani stringono nervosamente i dizionari: alcuni hanno ancora la copertina intatta, altri possiedono un aspetto vissuto, compagni di molte traduzioni.

Alle 9 la prova ha inizio. La versione ha un grado di difficoltà basato sull’età dei partecipanti. Al termine, quattro ore dopo, ci fermiamo nell’ampio atrio per scambiarci opinioni e confrontarci sull’andamento del compito. La tensione finalmente si è allentata: il brusio teso del mattino ha lasciato il posto a un leggero chiacchiericcio. Scopro, quasi con piacere, che da Bolzano a Gela le preoccupazioni e le speranze dei ragazzi sono le stesse.

Nel pomeriggio visitiamo la Reggia di Venaria; per il giorno successivo sono previsti il convegno Colloquium Augusteum, con l’intervento di insigni latinisti, e la visita ai principali monumenti cittadini. La premiazione è fissata per l’indomani nel foyer del Teatro Regio. Ci ritroviamo di nuovo tutti insieme e prendiamo posto sulle eleganti poltroncine di velluto rosso. L’emozione è fortissima. Alcuni ragazzi cercano di smorzare la tensione con qualche battuta scherzosa. La cerimonia ha inizio: i vincitori vengono chiamati sul palco a ritirare i premi tra applausi scroscianti e flash fotografici.

Da anni ormai si dibatte sull’importanza del latino e del greco e sull’eventualità di eliminarli dal programma scolastico. Molti sostengono che si tratti di “lingue morte”, del tutto inutili in una società sempre più proiettata verso le innovazioni tecnologiche e la ricerca esasperata di un futuro globale. Propongono di sostituire le lingue classiche con lingue più attuali, come l’inglese e il cinese.

Non mi addentro nel merito della questione: non possiedo né le competenze né l’esperienza per farlo. Illustri letterati hanno più volte sviscerato l’argomento e sostenuto il dibattito con valide argomentazioni. Di una cosa però sono certa: rinnegare il  passato non aiuta ad aprirci a un futuro incentrato sulla modernità. Studiare le lingue classiche non significa sottrarre tempo a materie più “redditizie”. La cultura non può essere misurata in base a criteri utilitaristici e considerata infruttuosa laddove non corrisponda ai parametri del profitto. Lo studio non ha come fine lo sterile apprendimento di nozioni, ma la formazione individuale di ciascuno. Acquista il suo significato più alto quando permette di costruire il proprio pensiero, quando diventa nutrimento delle singole intelligenze. A me piace studiare latino, non lo reputo né un peso né, tantomeno, una perdita di tempo. Mi auguro pertanto che i continui tagli all’istruzione non giungano a eliminare occasioni di formazione  e confronto come quella del Certamen Augusteum Taurinense perché, come sostiene Stefano Bartezzaghi, “se il futuro sarà migliore del presente, a renderlo tale forse non sarà qualcuno che ha studiato latino, ma certamente sarà qualcuno che a scuola ha trovato ragioni di amore verso lo studio.”

E l’amore per lo studio può nascere e alimentarsi solo se c’è qualcuno capace di infonderlo.

Frequento il liceo classico in una cittadina vicino a Torino. Amo scrivere perché confido nel potere liberatorio della scrittura e sono convinta che essa sia, al tempo stesso, il più efficace mezzo di introspezione e il più diretto strumento di apertura verso il mondo. La mia speranza è di riuscire a raccontare e a raccontarmi.

  • Più di 20 anni fa, quando anch’io frequentavo la scuola
    superiore, già si discuteva sull’opportunità di conservare lo studio delle
    lingue antiche nel curricolo scolastico. E già allora il dibattito era acceso. Ritengo però che oggi lo spunto più importante per una riflessione sul tema sia da cercarsi nell’ultima parte dell’articolo di Elena. Eh già, perché pare essere sempre più dilagante il disamore verso lo studio e sempre più elevato il numero degli insegnanti demotivati e delusi dal mancato riconoscimento della dignità e dell’autorevolezza del proprio ruolo educativo.

    Alcuni anni fa, a una conferenza, ebbi modo di ascoltare l’intervento di un noto sociologo che sottolineava quanto fosse cambiata la percezione della
    scuola da parte degli studenti nell’ultimo cinquantennio. Un tempo si andava a scuola con la passione e l’orgoglio di chi crede in un progetto; ora se si
    chiede a uno studente “ti piace andare a scuola?” nella maggior parte dei casi si riceve una risposta negativa. Un tempo la scuola era considerata un’opportunità per affermarsi, una certezza per il futuro. La scuola di oggi è vista come un’istituzione che impone obblighi, rinunce, frustrazioni. Forse sarebbe più opportuno domandarsi: “come possiamo restituire dignità allo studio? Quali sono i modi per attrarre gli studenti e farli innamorare del piacere di conoscere e apprendere?”

  • Condivido appieno quanto riportato da Cristina sotto: ho un figlio che ha iniziato il suo percorso scolastico quest’anno e vorrei davvero che l’emozione puerile che prova nello scoprire cose nuove giorno dopo giorno, si trasformi in senso di appartenenza, indispensabile per la costruzione del suo futuro. Purtroppo la gestione del tema “scuola” da parte del nostro governo non mi rende ottimista sul tema…

  • Il paradosso è che il latino è molto più rivalutato all’estero che in Italia.
    E’ lungo l’elenco dei paesi che rivalutano lo studio classico del latino nel loro programma scolastico. E’ semplicemente assurdo metterlo in discussione nella sua patria

    • Confermo…il latino e in generale le lingue classiche sono molto più apprezzate in paesi come la Germania o il Belgio. Lì spesso si tengono anche corsi di studio in cui la lingua parlata è esclusivamente il latino. E’ spiacevole dirlo, soprattutto come italiano, perchè proprio qui in Italia dovremmo avere la padronanza di questa antica lingua o perlomeno finanziarne l’apprendimento e la diffusione. Ritengo che il concorso a cui la giovane ha partecipato sia molto efficiente da questo punto di vista…ha saputo coinvolgere i ragazzi associando allo studio anche motivi di divertimento e spensieratezza. Bell’iniziativa!!!

  • In fondo il latino non è molto diverso dalla teoria dell’evoluzione: è ciò da cui noi discendiamo, fa parte dalla nostra cultura e dell’evoluzione linguistica del nostro popolo!

  • Conoscere il nostro passato e la lingua che per secoli è stata l’idioma della nostra terra ci permette di comprendere il nostro presente e ci aiuta agettare le basi per il nostro futuro. Probabilmente il latino non è utile in un lavoro pratico, ma arrichisce ugualmente le proprie conoscenze. E’ però anche opportuno che ci siano insegnanti vogliosi di trasmettere la loro passione per le lingue classiche alle nuove generazioni, sempre più distanti dall’ambito culturale perchè attirate dal mondo tecnologico. Credo sia importante quindi, come sottolineato da Elena, investire soprattutto su coloro che ogni giorno devono infondere ai nostri giovani l’amore per lo studio.

  • secondo me dovrebbero mantenere il latino e il greco al classico perchè sono materie fondamentali per quel percorso di studi, ma il latino, nonostante sia una materia interessante anche per conoscere la nostra lingua madre (l’italiano) potrebbe essere eliminato nel programma scolastico dello scientifico per essere sostituto con ore di informatica o laboratorio per approfondimenti. Penso che, essendo una studentessa, il latino sia marginale in un percorso di studi scientifico anche se è importante dal punto di vista culturale.

    • E’ vero che in un liceo scientifico sarebbe molto utile incrementare i laboratori di matematica, scienze e fisica, ma è anche vero che il latino può aiutare a comprendere il significato di termini scientifici partendo dalla loro origine etimologica. Probabilmente però alla nostra età spesso non viene apprezzato perchè costituisce un impegno gravoso in un percorso di studi già di per sè complesso.

  • Sicuramente è molto importante continuare a studiare il latino per comprendere meglio le origini della nostra lingua;a mio parere,tuttavia,è altrettanto fondamentale salvaguardare l’italiano, che negli ultimi anni ha subito una forte “invasione” di termini,abbreviazioni e modi di dire inglesi.Tali espressioni se da un lato fanno risultare la comunicazione più semplice e rapida,dall’altro si vanno a sostituire a molti vocaboli della lingua italiana che rischiano di essere dimenticati.

  • Articolo molto interessante e ben scritto, bravissima!

  • L’articolo a mio parere è scritto in modo impeccabile, ma la cosa stupefacente è la passione che questa ragazza mette nello studiare il greco e il latino, impresa pressochè impossibile per la maggior parte di noi studenti!
    Io frequento il liceo classico e, nonostante la mia pessima media in queste due materie, mi trovo d’accordo con lei nel dire che il passato non va rinnegato e non vanno quindi dimenticate queste due incredibili fonti di apprendimento e conoscenze.
    Certo, nel parlato quotidiano dubito voi vi serviate di genitivo assoluto o perifrastica passiva, ma in un modo o nell’altro i greci e i latini li tirate sempre fuori, perchè sono i nostri avi, i padri senza i quali la grammatica italiana non sarebbe così rigorosa e completa, senza i quali la nostra poesia e la nostra letteratura non sarebbero tanto meravigliose.
    Io ringrazio di cuore Elena, perchè mi ha fatto capire che dopo tutto quel che studio non fa così schifo e seppure molte cose mi rendano questo liceo impossibile sono convinta che un giorno sarò fiera di tutto quello che ho imparato 🙂