Un fantastico via vai

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Un film di Leonardo Pieraccioni. Con Leonardo Pieraccioni, Serena Autieri, Maurizio Battista, Marco Marzocca, Marianna Di Martino, Chiara Mastalli, Giuseppe Maggio, David Sef, Alice Bellagamba, Massimo Ceccherini, Giorgio Panariello. Sceneggiatura: Leonardo Pieraccioni, Paolo Genovese. Produzione: Levante Film, Rai Cinema. Fotografia: Fabrizio Lucci. Distribuzione: 01 Distribution. Paese: Italia. Anno: 2013. Durata: 95’. Uscita nelle sale:12/12/2013. Genere: Commedia. Target: 14+.

Un impiegato di banca, sposato e padre di due figlie, dopo una crisi con la moglie se ne va a vivere in appartamento con alcuni universitari.

Il via vai cui ci ha abituato Leonardo Pieraccioni è quello delle sale cinematografiche: il boom di successi all’esordio con I laureati, poi ancora tante strade intraprese all’insegna di una risata genuina. Il suo ultimo film, Un fantastico via vai, undicesimo della sua carriera, è forse quello che meglio si adatta all’idea di commedia leggera. Non si ride certo per tutta la durata del film, ma almeno si risparmiano volgarità. Non si può dire lo stesso delle banalità: il film, purtroppo, ci casca spesso. Esempio eclatante è l’espediente che dà il via alla storia del protagonista (o meglio regista-protagonista, visto il doppio ruolo di Pieraccioni).

Il toscano indossa i panni di Arnaldo Nardi, bancario quarantacinquenne sposato con Anita e padre delle gemelline Martina e Federica. Stanca di una vita monotona e seccante, Anita caccia il marito di casa per timore di un presunto tradimento. Arnaldo non si difende e senza dire una parola né tantomeno versare una lacrima, si fa sbattere la porta in faccia. Non c’è neanche tempo per rifletterci o per scovare il punto critico della relazione. O forse il pubblico ci prova, ma è Arnaldo a non farlo. Fatto sta che questo è un punto di partenza, o meglio, di ritorno. Un ritorno alle origini, ai tempi d’oro dell’università, quando era più importante organizzare una festa che studiare per l’esame del giorno dopo. Arnaldo quegli anni li ha chiusi nel cassetto buttando la chiave e si è fatto plasmare da un matrimonio che non era poi così disastroso ma che l’ha reso incapace di prendere decisioni. Anita non ha lasciato l’uomo di cui si era innamorata, ma l’uomo tanto noioso quanto il suo hobby: riparare giocattoli vintage.

Sarebbe forse bastato un dialogo di riconciliazione ma ai cinefili non piacciono le soluzioni facili. Via alle danze, si riprende a vivere. Primo passo: prendere un appartamento. E’ così che Arnaldo conosce i suoi nuovi coinquilini, quattro giovani studenti universitari: Anna, trasferitasi da Roma per seguire le orme di un padre poco presente; Marco, studente presso la facoltà di medicina ma terrorizzato dal sangue; Camilla, scappata dalla Sicilia senza dire ai genitori della sua gravidanza; ed Edoardo di pelle mulatta e con un futuro suocero estremamente razzista. La convivenza non si rivela impossibile: Arnaldo ha la giusta maturità per aiutare i quattro ragazzi a risolvere quelli che a loro sembrano problemi insormontabili.

Il via vai, fantastico o quel che sia, può anche essere quello della caravella di Cristoforo Colombo: l’incognita del film. Più volte Arnaldo racconta di un momento di follia in cui, da giovane, aveva rubato la Santa Maria dell’esploratore italiano. La storiella ritorna e va via procedendo con un tono quasi fiabesco. Una favola moderna che fa da sipario finale al teatro di Arnaldo.

Pieraccioni lascia spazio ai quattro giovani, di cui due sono alla prima esperienza cinematografica. Solo in un secondo piano vengono posti pilastri della comicità fiorentina quali Ceccherini (che interpreta il padre di Anna) e Panariello (nelle vesti del suocero di Edoardo). Vincente anche il duo comico Maurizio Battista – Marco Marzocca, che nel film sono Esposito e Giovannelli, i simpatici colleghi di Arnaldo alla ricerca della presunta amante dell’amico. Nel turbinio di film natalizi, Pieraccioni riesce a ritagliarsi un ampio spazio e conquista l’approvazione del pubblico, nonostante il muro alzato dalla critica. A detta dei critici, la pellicola tende troppo ad imitare il più quotato I laureati. Si tratta di una colpa da imputare, un tuffo nel passato troppo azzardato. Ma intanto, il pubblico apprezza e fa l’occhiolino.

Articolo scritto da Irene De Dominicis

Cogitoetvolo