Un futuro tutto italiano

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Spagna, Germania, Stati Uniti, Australia. Cosa hanno  in comune Paesi così diversi tra loro? Un continente dall’altra parte del mondo, gli Stati Uniti con le loro metropoli, la Spagna così mediterranea  e la Germania solida e glaciale: probabilmente non hanno niente in comune, ma sono Paesi di cui, recentemente, tra i miei coetanei si parla molto spesso.  C’è chi ha il sogno dell’America, come qualche decennio fa, quando si partiva per quel paese lontano e si tornava con i regali americani per i nipotini; c’è chi ha il sogno dell’Australia, perché “lì si trova lavoro, e anche se fai il barista, guadagni più di quanto si guadagni in Italia”. C’è, poi, chi attraversa le frontiere con la speranza di trovare un posto in fabbrica nella vicina Germania. E chi, invece, confida nell’accoglienza degli Spagnoli, va a studiare lì e ricerca uno sbocco alla professione più semplice.

Degli emigrati, qualcuno trova fortuna, conosce la sua metà e fonda una famiglia che si sposterà su un taxi giallo, che farà un tuffo nell’Oceano Pacifico, ma che la domenica pranzerà con un piatto di pasta alla norma, e cenerà con una pizza napoletana. Qualcun altro, invece, ritorna, si rimbocca le maniche e comincia tutto da zero.

Io ho 22 anni, forse l’età più adatta per sognare e avere grandi ambizioni. Studio con passione, ma quando sono stanca, inevitabilmente mi chiedo: ne vale la pena? Tutto ciò che sto facendo, i sacrifici cui sto andando incontro, avranno una loro ricompensa? Non so rispondermi con decisione, ma quando continuo imperterrita ad andare avanti, lo faccio nella prospettiva di vedermi, un giorno, realizzata.

Il vero dubbio è: dove potrò costruire la mia vita? Dovrò davvero abbandonare il mio Paese, o c’è ancora spazio per me, in Italia? Inutile rifarsi alle statistiche, ai dati dell’occupazione giovanile: inequivocabilmente mi suggeriscono di andare via. Eppure, il mio Paese mi rende felice. I suoi paesaggi, il suo clima, i suoi abitanti, la sua lingua mi rendono orgogliosa di essere italiana, e mi sento in dovere di ripagare la mia Italia, attraverso l’impegno di costruire qualcosa qui, sul suo meraviglioso territorio.

Quasi sicuramente la giovane età e la distanza dai problemi che affliggono chi si affaccia al mondo del lavoro mi portano a pensarla così, ma la tristezza che provo quando vedo un mio coetaneo rassegnato all’idea che qui non ci sarà spazio per lui è indescrivibile. Vedo una generazione sfiduciata, in alcuni casi anche illusa che al di là delle frontiere ci siano tanti Paesi delle meraviglie, in cui i problemi Italiani non esistono; vedo tante famiglie rassegnate a dover lasciar partire i propri figli.

Mi arrabbio, perché mi chiedo: dov’è finito il coraggio che abbiamo dimostrato in passato? Nelle nostre vene scorre il sangue di uomini che, usciti dalla guerra, s’inventavano un lavoro, con intraprendenza, determinazione, e con un po’ di sana incoscienza; uomini che hanno costruito un impero su marchi, nati dalla loro creatività, e poi esportati in tutto il mondo. Qualcuno potrà obiettare che fossero incoraggiati dalla minore concorrenza, dalla necessità di maggiori innovazioni, ma resta il dato di fatto che ce l’hanno fatta.

Guardando a loro, non voglio perdere la speranza. Non vorrei mai, un domani, dovermi sentire in colpa vedendo il mio Paese che continua a morire, mentre io lavoro per un altro Paese. Cosa avrò fatto, allora, per cambiare la situazione? Credo che l’assunzione di responsabilità non debba chiedersi solo ai politici, ma ad ogni cittadino, perché un Paese è prima di tutto fatto del suo popolo. Come italiani abbiamo tanti difetti, ci facciamo prendere in giro per il nostro essere teatrali e disordinati, e forse anche questi difetti ci tengono distanti da un progresso più veloce; ma, se imparassimo ad usare le giuste dosi di passione, saggezza, intraprendenza, coraggio e impegno, siamo sicuri che non riusciremmo a salvare l’Italia, e con essa gli Italiani? Ci è stato donato un Paese tra i più belli del mondo, e noi sembriamo spaventosamente pronti ad abbandonarlo, senza lottare per Lui.

Mi piace ricordare una celebre frase di Eleanor Roosevelt: <<Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni>>. Quale sogno potrebbe essere più bello del realizzarsi ed essere felici nel Paese natìo, circondati dagli affetti, dai rumori, dai colori e dagli odori di sempre? Questo è un bellissimo sogno, e, se ci crediamo, il futuro ci apparterrà.

Rossella Angirillo

Laureata in Giurisprudenza, ho sempre affrontato la vita con intraprendenza e determinazione: è difficile distogliermi da un mio obiettivo e non mi spaventano le nuove sfide. Tra codici e sentenze, nel tempo libero accontento la mia parte sognatrice: sono molto riflessiva, e mi piace affidare alla scrittura tutti i miei pensieri.