Un gesto di civiltà

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Terremoti, disastri nucleari, guerra in Libia, profughi da respingere, addirittura da mitragliare, episodi di violenza e intolleranza, liti tra i politici. I TG ci somministrano quotidianamente piccole dosi di veleno che ci rendono l’orizzonte sempre più cupo.
Si tratta di piccole dosi a confronto con la nostra vita che è fatta di gesti normali che, in quanto normali sono spesso intrisi di bontà, giustizia, generosità "ordinarie". Ma sono gesti normali e quindi poco appariscenti; gesti che non ci danno la giusta misura di quanto bene ci sia nel mondo.

E, ingenuamente, crediamo che il mondo sia una valle di lacrime senza speranza. Tanto da far passare sotto silenzio – complici i TG suddetti – anche quei fatti "straordinari" che raccontano una realtà che di velenoso e cupo ha ben poco.

Come questa che vi vogliamo raccontare, riportata da un quotidiano online del Sud (Gazzetta del Sud)

 

La gente di Pantelleria si mobilita e adotta il marito e i figli della donna annegata.

Leonie se l’è presa il mare, quando ormai era ad un passo dalla terra: ma i suoi cinque figli ce l’hanno fatta e vivranno quella vita che lei aveva sognato. Forse su quegli stessi scogli in cui la mamma ha smesso di sorridere, visto che Pantelleria ha deciso di adottarli. Per una volta, l’ennesima tragedia nel canale di Sicilia riserva un finale fatto di speranza.

Leonie è una delle due donne morte l’altro ieri quando il barcone con cui assieme ad altri 191 profughi era scappata dalla Libia, è finito sugli scogli di Cala Arenella. In quei momenti di panico, quanto tutti hanno cercato di salvare la pelle, lei ha pensato a proteggere i suoi figli. Ed è finita in mare, probabilmente sospinta da chi cercava di raggiungere la riva. Aisha, Keren, Viani, Raiss, e il piccolo Ernest l’hanno vista annegare, stretti a papà Camille che invece è riuscito a rimanere a bordo con i bambini. «Erano sulla barca e neanche piangevano» raccontano gli uomini che li hanno soccorsi. Ma nei loro occhi, dicono, «c’era una tristezza infinita».

Così la storia della famiglia Fuamba, proveniente dal Congo, scappata dalla Libia in guerra dopo cinque anni di duro lavoro, salita su un barcone di disperati con tanto di quaderni di scuola dei bambini, ha fatto il giro dell’isola prima ancora che i sei membri sopravvissuti e il cadavere della mamma raggiungessero la riva. «Queste sono persone scappate per il timore di morire e alla fine trovano la morte. Sono cose che dovrebbero farci riflettere» dice per l’intera Pantelleria il sindaco Alberto Di Marzo. Una volta a terra, i cinque bimbi con il papà sono stati trasferiti nell’ospedale – assieme ad altri tre bambini e alle loro mamme – e lì sono stati riempiti di vestiti, giocattoli, dolci. Una montagna di doni, e di affetto, da parte di tutti i panteschi. «Ad un certo punto abbiamo dovuto toglier loro i dolci – racconta una delle persone che da ieri è vicino alla famiglia – altrimenti non avrebbero mangiato altro».
Difficile però cancellare il dramma di non avere più una mamma. Soprattutto se ti dicono che lei deve rimanere lì e tu devi andare a Trapani perchè tutti i profughi devono essere trasferiti in strutture sulla terraferma, dove potranno avviare le pratiche per la domanda d’asilo. I maschietti, Viani, il più grande, 9 anni, Raiss, di 7 e Ernest, di 5, non hanno aperto bocca. Ma le due ragazze, Aisha che è la più grande ed ha 17 anni e Keren che ne ha 15, hanno detto no: «Noi di qua non partiamo, vogliamo stare vicino a mamma». Aisha lo ha detto anche a papà Camille, che ha parlato con i volontari. Anche se non ce ne era bisogno: Pantelleria si era già attivata. «Abbiamo deciso di adottare l’intera famiglia e trovare un lavoro al papà – conferma il sindaco – vogliamo tenerli qui, dargli assistenza, trovargli una casa, un lavoro e poi quando si sono rasserenati spetterà a loro decidere cosa fare».

Le pratiche sono già avviate. Il sindaco ieri ha contattato la prefettura e il Viminale, spiegando la situazione. Entrambi si sono attivati «con grande prontezza» e dunque la famiglia Fuamba resterà per il momento a Pantelleria, dove avanzerà l’istanza per chiedere l’asilo. E mamma Leonie sarà sepolta sull’isola, con una cerimonia che saranno i figli a decidere, appena sarà eseguita l’autopsia. «Noi cercheremo di fare la nostra parte, i bambini a settembre potranno andare a scuola e il papà lavorerà» ribadisce il sindaco.

 

Saverio Sgroi

Educatore e giornalista, con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo degli adolescenti, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono il "capitano". Ma come tutti i capitani, non potrei nulla senza una grande squadra ;-)