Un Natale speciale

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“Carissimi ospiti, i ragazzi delle scuole medie e superiori dell’oratorio hanno preparato per voi uno spettacolo dal titolo La magia del Natale. Nell’attesa che i nostri attori entrino in scena, vi auguro una piacevole visione”.

Le parole del direttore della casa di riposo echeggiarono nell’ampia sala. Di fronte a un palcoscenico improvvisato erano seduti gli anziani ospiti. Seguivano interessati la presentazione e attendevano con trepidazione l’inizio dello spettacolo.
Il sipario si aprì e apparve un gruppo di ragazzi con i costumi dei personaggi del presepe. La rappresentazione si svolse alternando parti recitate a canti natalizi. Al termine i giovani attori scesero dal palco e passarono tra il pubblico entusiasta donando caramelle.
Nel corridoio il personale della casa di riposo aveva allestito dei tavoli con panettoni e torte. Dopo il brindisi d’augurio noi ragazzi passammo a distribuire le fette di dolci, intrattenendoci a parlare con gli anziani: ascoltavamo incuriositi i ricordi dei Natali vissuti nella loro infanzia.

“Il regalo più bello l’ho ricevuto a 8 anni: è stato un paio di forbicine da ricamo. Nella stagione invernale, quando non si andava a lavorare nei campi, mi piaceva ricamare asciugamani e lenzuoli. Adesso non è più usanza, ma ai miei tempi ogni ragazza doveva avere il corredo” raccontava Rita, 78 anni, con una triste nota di nostalgia che arrivava al cuore.
“Non ho mai ricevuto giocattoli o doni particolari, per me era già una festa quando mia mamma portava in tavola frutta secca e mandarini. Il giorno di Natale non facevamo un grande pranzo ma queste due prelibatezze non potevano mancare” ricordava Rosalba, posando lo sguardo sulla fetta di panettone che teneva fra le mani incartapecorite.
“C’era anche chi faceva penitenza fino alla vigilia. Mia nonna metteva nel piatto della minestra un cucchiaio di cenere presa dalla stufa e mangiava quello. A voi giovani sembra una cosa fuori dal mondo, ma allora funzionava in questo modo, anche a Natale.”

Mi sentivo quasi in colpa pensando all’abbondanza della mia tavola e a tutti i regali che avevo ricevuto, spesso senza neanche desiderarli. In quel momento mi sembrarono del tutto immeritati.
Mentre gli anziani prendevano confidenza e le loro parole fluivano sull’onda dei ricordi, nei loro occhi si accendeva una vitalità inaspettata, quella che àncora l’esistenza al vigore della gioventù.
L’espressione gioiosa dipinta sui volti degli attempati ospiti sembrava contrastare con il deperimento fisico dei corpi, animandoli di ritrovata energia.

E’ stato il primo Natale in cui mi sono sentita veramente viva. Ho aderito all’iniziativa dello spettacolo con il desiderio di rompere, almeno per un’ora, la monotonia della vita degli anziani, scandita da ritmi sempre uguali.
Volevo portare un po’ di allegria e di colore nei locali asettici della casa di riposo, ma il dono di vivere una forte emozione l’ho ricevuto io stessa.  Vedere i loro volti felici mentre ci applaudivano e la loro espressione animarsi durante i racconti,  è stato un grande regalo. Mai come in questa occasione ho vissuto lo spirito più genuino del periodo natalizio. A volte sono i doni più semplici a renderci davvero felici.

Ho spesso sentito dire che le persone anziane sono una ricchezza per le nuove generazioni, che hanno tanto da trasmetterci e da insegnarci. La realtà però mi ha sempre rimandato un messaggio diverso: le famiglie sovente non riescono a gestirli, sempre più frequentemente ci si rivolge a badanti, le case di riposo sono insufficienti e a volte economicamente inaccessibili. Non di rado gli anziani sono lasciati soli.
Sono uscita dalla casa di riposo arricchita della consapevolezza che gli anziani hanno davvero tanto da dare. Un senso di semplicità e di essenzialità che offre una visione della vità vera e umana, aiutandoci a dare un valore più equilibrato ai diversi aspetti della quotidianità.
Basterebbe dare loro un’occasione.

Articolo scritto da Chiara Gramaglia

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