Un nuovo inizio

2

C’è qualcosa di speciale nel prepararsi al primo giorno di scuola e, seppur in maniera diversa, è così ogni anno e per ogni ordine e grado. Dalle elementari alle superiori, soprattutto per le classi di inizio, è tutto quasi “sacro”: i timori dei ragazzi, le ansie dei genitori, le sicurezze dei nonni, il “non ti preoccupare” dei fratelli maggiori, l’attesa degli insegnanti. Nelle cartolerie o nei centri commerciali, chi prima chi all’ultimo momento, è trascinato fisicamente dai figli – soprattutto tra elementari e medie, tra zaini, astucci, matite, diari, quaderni e materiale vario e sempre colorato. Si sa, non dureranno molto, si stropicceranno i quaderni, si strapperanno i fogli, si spezzeranno le matite, si perderanno le penne e le gomme finiranno inesorabilmente per essere traforate con perfezione geometrica.

Poi arrivano i libri e nascono i problemi, intanto perché pesano e poi perché, finita la magia, bisogna iniziare a fare i compiti! Non importa, per ora si gode il profumo di nuovo di tutti questi “attrezzi”, profumo di colori a spirito, di punte di matite colorate, delle gommine multiformi. Poi c’è la prima pagina del quaderno, quasi non la si vorrebbe rovinare, ci si passa la mano con delicatezza e la penna per scrivere almeno il nome è usata come uno strumento di perfezione. Peccato che, come capita spesso, più si sta attenti più si cade nell’errore e così addio amata prima pagina! Alle scuole medie ci si sente già quasi adulti e infatti ormai, a 10 anni, alla domanda “Frequenti la prima media?”, c’è che ti risponde con aria di superiorità “Ma che dici, io frequento la secondaria di I grado”!

È vero, si cresce e per l’inizio della scuola tutto deve essere coordinato, tutto deve essere nuovo, anche gli abiti vanno scelti con cura. Infatti tra i 10 e i 13 anni ti giochi tutto al primo contatto, è l’istinto di sopravvivenza. Alcuni puntano sullo stile dei fratelli o delle sorelle più grandi per zaini e accessori vari, altri non resistono alle tentazioni della tv e dei personaggi dei cartoons. Ma c’è un problema che affligge chi inizia la scuola media: chiamare un professore con il titolo di maestro e rischiare di dargli del “tu”! Possiamo scommettere che anche il più attento, almeno una volta ha sbagliato, così come alle elementari tutti abbiamo chiamato almeno una volta la maestra mamma. Non  devono temere, però, né le maestre né i professori, perché è solo un onore sentirsi chiamati “mamma” o “maestro”, perché di mamme e di veri maestri nella vita di ciascuno ve ne sono davvero pochi.

E poi tocca ai grandi delle superiori e ritornano le trepidazioni di tutti i familiari: sarà la scelta giusta? Come saranno i professori? Riuscirà a studiare tutte quelle materie? Quale classe gli capiterà? Il passaggio a questo nuovo ordine è quasi un rito di iniziazione, solo che non si va nella foresta per una settimana da soli come nelle tribù, qui sono in gioco 5 anni di vita. Non è facile, perché si è piccoli e grandi allo stesso tempo, o meglio gli adulti ti ritengono un bambino, ma tu ti senti grande. Avviene la trasformazione: dagli zaini spariscono gli eroi e le eroine che hai amato fino al giorno prima; i diari non servono più per i compiti ma sono un testo aperto per pensieri, riflessioni personali e dei compagni, dediche, fotografie, allegati e adesivi; penne e matite durano la prima settimana nell’astuccio, poi la maggior parte finiscono nel fondo dello zaino o restano sotto i banchi.

Già il banco! Alle superiori il banco è un pezzo della tua vita: nuovo o vecchio che sia, lo senti tuo, lo personalizzi, ne segni il territorio, lo abbracci, gli scarichi tutto il peso e anche qualche pugno o testata, lo usi per prendere appunti, lo ami e lo odi. E così la scuola comincia di nuovo: 200 giorni di speranze, di paure, di impegno, di levatacce, di risate, di compiti, di amicizie, di cultura, di richiami, di innamoramenti, di scherzi, di attese, di verifiche, si insuccessi e di successi. Ma in fondo la vita non è proprio fatta di tutto ciò? Sereno inizio!

Ufficialmente Prof. di Lettere in un liceo di Catania, quando mi tolgo gli occhiali, entro in una cabina telefonica e indosso una tuta col mantello sono anche giornalista, scrittore e educatore...o forse è il contrario?! Sicuramente mi piace vivere con i piedi per terra, lo sguardo in cielo e le maniche rimboccate per agire.

  • MaryTheCovins

    Complimenti! 🙂

  • Federicaa

    Che bell’analisi! Davvero complimenti.