Un piatto disgustoso: la cattiva informazione

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L’informazione è come un ristorante. Non appena si presenta, agli occhi dei media, un caso di cronaca particolarmente appetitoso veniamo praticamente sommersi da innumerevoli notizie, aggiornamenti, approfondimenti speciali, esclusive e molto altro ancora.
Il menù è sempre molto ricco.
Quali sono gli ingredienti più saporiti per cucinare un piatto adatto ad un telegiornale, una trasmissione “di approfondimento” o ad un sito web che cerca visualizzazioni?
Semplice.

  • Un povero bambino o una povera adolescente dispersi da giorni, settimane possibilmente. Come il vino, più invecchia e più buono è.
  • In alternativa una donna sposata, anche in questo caso dispersa da tempo.
  • Una situazione familiare particolare, priva di stabilità, con un passato pieno di ombre.
  • Familiari, amici e conoscenti sospetti.
  • Un piccolo paesino non abituato al clamore mediatico.

Dopodiché il piatto viene servito freddo, con la cruda speranza che il tempo possa riscaldare, anzi infiammare il fatto di cronaca. Mai far raffreddare l’interesse della gente.
Quando il cuoco è soddisfatto? Quando un disperso viene ritrovato, quasi sempre senza vita. Ecco che l’attenzione della gente subisce un incremento esponenziale. Ogni notizia può portare spettatori alle trasmissioni e visualizzazioni agli articoli.
La curiosità porta appetito. La richiesta di notizie puntualmente viene soddisfatta. In ogni modo.

Ma chi è che viene sommerso da questo ciclone mediatico?

  • Le famiglie delle vittime che devono sopportare sia la scomparsa di un proprio caro, sia il continuo chiacchiericcio non più del piccolo paesello ma bensì del Bel Paese.
  • I presunti carnefici che pur essendo “presunti” vengono immediatamente additati come colpevoli da un popolo di magistrati.
  • Le memorie delle vittime, spesso donne o giovanissimi. A loro ormai non importa la compassione della gente.

Non capisco il perché di tutto l’accanimento mediatico nei confronti di questi delicati casi di cronaca. I giornalisti (e coloro che fingono di esserlo) sperano forse di sostituirsi agli inquirenti? O credono davvero che un’intervista esclusiva al cane della cugina del cognato del nonno della vicina di casa della vittima possa veramente aiutare gli investigatori a scoprire la verità? Chi ha fiducia nella Giustizia sa bene che non c’è bisogno di aspiranti 007 per risolvere il caso.
Penso che tutte le trasmissioni e l’interesse intorno a casi come quello del piccolo Andrea Loris Stival, di Yara Gambirasio, Sarah Scazzi, Denise Pipitone, Melania Rea, Roberta Ragusa, Elena Ceste, etc… siano solamente dei modi per far soldi.

Mi piacerebbe entrare in un ristorante dove servono piatti genuini. Sarebbe augurabile che i giornalisti si occupassero di informarci maggiormente su ciò che veramente conta. Perché non vengono programmate ogni giorno trasmissioni che si occupano di casi che ci dovrebbero riguardare tutti da vicino? Perché si sente parlare molto poco delle intimidazioni a Nino Di Matteo? Perché non ci rompono le scatole rivelandoci i particolari delle grandi inchieste? Cosa succede a Roma? Che imbrogli ci sono?

Al ristorante Italia vengono serviti solo i piatti che piacciono ai grandi cuochi, eppure questi piatti sembrano piacere.

Francesco Pirrotta

Sono uno studente di ingegneria. Amo la matematica, la lettura, la scrittura, l'attualità, lo sport e la politica. Sono un sognatore: sto coi piedi per terra, ma con gli occhi all'insù. La penna, per me, è solo uno dei modi che ho per migliorare il mondo.