Un pranzo ayurvedico: alla scoperta dell’equilibrio

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L’Ayurveda è una filosofia di vita e un metodo curativo nato in India seimila anni fa, che si basa sul principio della moderazione, dell’equilibrio e ci insegna ad ascoltare il nostro corpo, prima dopo e durante i pasti.

Qualche giorno fa mi è capitato di mangiare da Rangoli, un ristorante indiano nel centro di Milano, che ci ha offerto un pranzo ayurvedico. Pur avendone molto sentito parlare, era la prima volta che provavo questo tipo di cucina, perciò mi sono incuriosita. A fine pranzo insieme alle mie amiche ho intervistato il proprietario del ristorante e sua moglie, per conoscere meglio il mondo che anima la cucina ayurvedica.

L’Ayurveda (da ayus, vita, e veda, conoscenza) è prima di tutto una filosofia di vita e un metodo curativo, nato in India seimila anni fa. La credenza su cui si fonda è che la Terra e con essa ogni creatura vivente sia costituita da cinque elementi: il fuoco, l’etere, l’aria, la terra e l’acqua. Questi elementi devono essere tenuti in equilibrio, in ogni momento della vita, dunque anche durante i pasti.

La cucina ayurvedica attribuisce a ogni cibo delle proprietà, che danno forma a tre dosha o tipi costituzionali: il kapha (acqua-terra), il pitta (fuoco-acqua) e il vata (aria-etere). Ognuno di noi possiede delle caratteristiche che lo avvicinano a uno di questi dosha e di conseguenza dovrebbe nutrirsi con cibi adatti alla propria tipologia costituzionale. Una dieta personale, insomma, che rispetta le peculiarità di ognuno e mira a selezionare gusti e alimenti adatti a portarci all’equilibrio. Per fare degli esempi, la dieta vata contrasta la stitichezza e i disturbi della pelle e delle ossa, oltre a combattere i problemi respiratori e circolatori; la dieta pitta è particolarmente adatta a chi soffre di diabete e obesità; la dieta kapha è ideale per chi soffre di bruciore di stomaco, artrite o infiammazioni, nonché per chi lamenta problemi cardiaci.

Uno dei principi base della cucina ayurvedica è la moderazione. Il che equivale a dire che a tavola non ci si abbuffa. Se vogliamo che il nostro corpo sia in equilibrio, dobbiamo essere equilibrati quando mangiamo, perché la quantità e la qualità del cibo che ingeriamo influiscono sull’attività della nostra mente. Nell’ayurveda esistono sei diversi rasa, gusti: dolce, acido, salato, piccante, amaro e astringente; ogni pasto deve utilizzarli tutti, equilibrandoli secondo il principio della moderazione. Per la filosofia ayurvedica il nostro corpo è naturalmente portato a equilibrarsi, perciò è bene ascoltarlo e seguirlo quando si ha fame e mentre si mangia.

Altre regole chiave della cucina ayurvedica sono: non tornare a tavola prima di aver completato il processo di digestione (da due a quattro ore per un pasto leggero, da quattro a sei ore per un pasto completo); eliminare le bevande fredde; non mangiare yogurt e formaggi alla sera; bere poco durante i pasti e tenere in considerazione la stagionalità degli alimenti; a fine pasto rimanere seduti per qualche minuto, o concedersi una passeggiata, prima di tornare alla propria attività; utilizzare le spezie sfruttandone le proprietà, digestive, tonificanti, disinfettanti o terapeutiche, ad esempio: il cumino regola il processo digestivo, il finocchio elimina i gas, lo zenzero apporta beneficio a tutti i tessuti e il cardamomo riduce la formazione di muco.

Ho trovato molto interessante questa lezione di ayurveda, perché in un mondo sempre più ingordo e sregolato, qualunque sia il nostro credo fa bene sentirsi ripetere ogni tanto che la moderazione sia la medicina migliore contro qualunque tipo d’intossicazione. Quante volte ci capita di mangiare di fretta, di mangiare troppo, di mangiare male, e di subirne le conseguenze? Mangiare con calma, in silenzio, assaporando ogni gusto e godendosi i sapori è importante per mantenere l’equilibrio non solo del corpo, ma anche della mente. Dopotutto non serve andare fino in India per sentirsi ripetere mens sana in corpore sano, lo aveva detto anche il nostro Giovenale nel I secolo d.C.

L’equilibrio, il controllo, l’auto-consapevolezza sono pratiche essenziali, che dobbiamo imparare a conoscere e padroneggiare per vivere al meglio. Perciò silenziamo i telefonini, spegniamo i televisori, bandiamo le notifiche, almeno per qualche minuto al giorno. Perché ascoltare il proprio corpo, la propria mente, il proprio cuore, non sono precetti da maniaci new age, ma azioni che dovremmo fare quotidianamente, prima dopo e durante i pasti.

Susanna Ciucci

Nata a Milano, laureata in Lettere Moderne e in Media Management, frequento il Master in International Screenwriting and Production all’Università Cattolica. Credo fermamente nel potere delle parole. L'ottimismo e l’inestinguibile voglia di dire la mia mi hanno portato ad aprire un blog “Outside the box. Pensare oltre”. E, dulcis in fundo, ho appena tirato fuori dal cassetto il mio primo libro, DISEGNI TRA LE NUVOLE (L'Erudita, 2016), una raccolta di racconti che vuole tenervi "col naso all'insù".