Un voto contro l’indifferenza

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Cento anni di indifferenza. Non è ora di cambiare?

“L’indifferenza è il peso morto della storia.”

Antonio Gramsci, proprio un secolo fa, scriveva Odio gli indifferenti, un testo che, nonostante lo scorrere del tempo, rimane dannatamente attuale.

Vorrei vederlo oggi, il buon Antonio, a commentare l’atteggiamento dell’italiano medio in pieno periodo di campagna elettorale.
Vorrei vederlo mentre prova a convincere l’elettore disincantato che la politica non è solo marcio.
Vorrei vederlo mentre, in lacrime, tenta di animare i giovani, di incendiare i loro animi al fine di creare una voglia di riscatto, di attivismo, di cambiamento.
Vorrei vederlo, il povero Gramsci, in balia della novità Facebook, luogo virtuale di democratica condivisione, ma anche di odio nei confronti del potente di turno.

Gramsci comunque non rimarrebbe allibito dai commenti pieni di luoghi comuni che ormai pullulano sotto gli articoli che parlano di politica.

Perché tutto ciò?
Perché questo atteggiamento?

Ce lo dice proprio Gramsci.
Indifferenza

“I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa di uomini ignora, perché non se ne preoccupa”.

Non c’è errore più grande che giudicare ciò che non si conosce.

Si dice che la politica sia marcia, ma allora perché non la si combatte? Perché ci si arrende così facilmente?
Destra o sinistra che sia, esiste la buona politica. Ma la si deve conoscere, la si deve affrontare quotidianamente. E poi la si deve premiare, col voto.

Perché siamo chiamati a scegliere un nome, un nome a cui vogliamo affidarci, così come si fa con un amico, una guida. Si tratta di un principio così sacro e meravigliosamente umano che non è chiaro come lo si possa denigrare con così tanta facilità.

Il magistrato Nino Di Matteo, in un incontro con gli studenti disse “Impegnatevi in politica. Spesso gli onesti non vogliono entrare in questo mondo convinti che sia sporco. Questi sbagliano. Non partecipando, lasciano le redini della vita pubblica agli ingiusti. Questo è un valido motivo per fare politica.”

Sono parole di un uomo che giornalmente si espone e rischia la vita per un ideale. Perché allora continuare a regalare schede nulle? Di Matteo sa il fatto suo, sa quanto potente possa essere la sana politica. Se ci crede lui, perché non possiamo farlo noi?

Io credo che la politica possa cambiare. Che si segua Di Matteo partecipando attivamente o che si segua Gramsci, non essendo indifferenti, l’importante è scegliere, e scegliere consapevolmente.

Non facciamoci odiare ancora da Gramsci.

Francesco Pirrotta

Sono uno studente di ingegneria. Amo la matematica, la lettura, la scrittura, l'attualità, lo sport e la politica. Sono un sognatore: sto coi piedi per terra, ma con gli occhi all'insù. La penna, per me, è solo uno dei modi che ho per migliorare il mondo.