Una bella compagnia per la famiglia a Milano

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Hanno scritto che duemila persone erano fuori a contestare il convegno “Difendere la famiglia per difendere la comunità”, tenutosi nella sede della Regione Lombardia sabato scorso a Milano e che i partecipanti erano quattrocento (mentre invece era forse il contrario, c’erano tre sale piene e son rimasti fuori in tantissimi perché non c’era posto dentro); hanno scritto che era un convegno per dire che i gay vanno curati, e hanno pure trovato il tizio che fuori dal palazzo urla «fatevi curare»  subito pubblicato;  hanno scritto e pubblicato il video (alcuni secondi  dopo l’accaduto era già online su un noto quotidiano, ma non vogliamo pensar male) di un giovane cacciato perché voleva controbattere ed esprimere il suo pensiero liberamente, hanno scritto, hanno detto, prima, durante e dopo il convegno.

Un convegno a tema, appunto, e non un dibattito con previsto contraddittorio; se il giovane studente è abituato ad alzarsi ad un certo punto, pretendere di salire in cattedra durante un convegno all’università interrompendo il professore e porre domande fuori tema, allora qualcuno gli spieghi come funziona.  Certo, a guardare il video sembra un innocente ragazzo per bene che è stato cacciato via in malo modo; avrebbero forse potuto fargli concludere il discorso fuori tema da disturbatore e semplicemente ignorarlo dopo, oppure rispondergli senza alcuna difficoltà, ma quando si è stanchi le provocazioni mal si sopportano.

E di provocazioni nelle settimane antecedenti il convegno ce ne sono state tante, hanno anche imbrattato i muri della redazione del  noto settimanale Tempi: «Tempi, merde omofobe e sessiste» e rilasciato escrementi davanti all’ingresso. Ma c’è la libertà di espressione, chissà, forse si è trattato di satira per mezzo di murales. Chissà perché esprimere liberamente i propri  pensieri e manifestare per la famiglia viene ritenuta dittatura omofoba, mentre insultare e ostacolare manifestazioni silenziose e tranquille come quelle de Le sentinelle in piedi o convegni sulla famiglia non vadano bene e non abbiano diritto di esistere. Chi insulta e offende viene esaltato come eroe della libertà di espressione, chi parla di famiglia invece non è libero di farlo e rischia grosso, al punto che si è ritenuto necessario mobilitare camionette della polizia, poliziotti in tenuta antisommossa, un esercito insomma, per contrastare eventuali disordini causati dai pericolosi partecipanti di un «convegno omofobo e violento». Il «Convegno antigay», così è stato presentato da alcuni noti quotidiani italiani per screditarlo, mentre si riempivano la bocca di parole come «libertà di espressione» e «io sono Charlie».

Traccia di omofobia non ce n’è stata, non s’è parlato di “teorie riparative”, di gay nemici della famiglia, come voleva far credere la campagna denigratoria o i manifestanti fuori dal palazzetto, ed era tutto visibile in diretta streaming per chi avesse voluto; l’unico nemico della famiglia di cui si è parlato è stato il fisco, che davvero mette in crisi le famiglie italiane. Si è detto che maschi e femmine sono diverse, per natura, per carattere, e per tante altre differenze che non sminuiscono né l’uno né l’altro sesso. La differenza maschile/femminile va ben oltre le costruzioni culturali, è la sostanza stessa del nostro rimanere umani. Si fa tanto parlare di differenze che arricchiscono e poi si cerca di omologare e negare le differenze tra uomini e donne.
Si è parlato di “falsi miti di progresso”: «Ci hanno venduto la contraccezione come un modo per dare potere alle donne e invece glielo toglie, perché generare la vita è il più grande potere che esista», ha affermato una delle relatrici, Costanza Miriano che, come sempre, si batte da vera donna, lavoratrice e mamma, senza essere femminista, per tutelare la maternità: «Capovolgiamo logica, la questione non è permettere alle donne di lavorare, ma alle lavoratrici di essere madri».
Si è voluto ribadire che i bambini hanno diritto ad una mamma e ad un papà e non sono cose da pretendere e da comprare, i bambini non si uccidono e gli uteri non si affittano.

Non  è stato un convegno contro qualcuno, i partecipanti non erano agguerriti cacciatori di gay; ho potuto “partecipare” in diretta social, e quello che ho visto è stata una festa in famiglia, persone di tutta Italia, che si conoscevano anche solo tramite facebook, che si sono ritrovate insieme da amici, hanno potuto conoscersi di persona, magari mangiare una pizza insieme dopo il convegno e scambiarsi qualche regalo come una bella mortadella; belle facce sorridenti che hanno capito di non essere sole ma di essere tutte unite per sostenere che la famiglia è solo quella composta da un uomo e una donna. Una bella compagnia, di certo non di lupi, ma di agnelli, come direbbe qualcuno.

Rossella Rumore

Apparentemente distratta ma attenta e curiosa, con picchi di pignoleria - da far rimpiangere la Rossella assai disordinata e sbadata - soprattutto quando si tratta di chiamare le cose con il loro nome, senza se e senza ma... Amo scoprire le sorprese della vita e il mondo a poco a poco… Il mio motto preferito è quello dei ragazzi de La Rosa Bianca: "uno spirito forte, un cuore tenero"