Una canzone per Marion

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Un film di Paul Andrew Williams. Con Terence Stamp, vanessa Redgrave, Gemma Arterton, Orla Hill, Anne reid.  Sceneggiatura: Paul Andrew Williams. Produzione: Steel Mill Pictures, Coolmore Productions. Fotografia: Carlos Catalán. Distribuzione: Lucky Red. Paese: Germania, Gran Bretagna. Anno: 2012. Durata: 93’. Uscita nelle sale: 29/08/2013. Genere: Commedia, Drammatico. Target: 14+.

Il burbero pensionato Arthur odia tutto e tutti, ma per l’adorata moglie farebbe qualunque cosa.

 Quando finisce la giovinezza? Ascoltando gli anziani, le risposte possono essere svariate: quando le gambe non reggono più, quando a sorridere sono le rughe e non le labbra, quando ci si sente facilmente soli, quando le parole si misurano con il contagocce, quando il rammarico per errori passati eclissa eventuali possibilità future. Secondo altri, si è vecchi quando ci si sente tali. Marion sa di non essere giovane e agile come una volta, eppure ha scoperto un rimedio ai mali della senilità: riesce a misurare tutto con un colore. La musica è gialla, come un grande sole caldo. Elizabeth, l’insegnante di musica, è rosa, dolce come una caramella eppure difficile da masticare, per la sua dura meticolosità. Suo figlio James è verde, come una pianta nutrita a dovere. L’amore per suo marito Arthur è di un rosso fuoco, mai sbiadito, nonostante i tanti anni di matrimonio. Marion e Arthur, quando sono insieme, sono come adolescenti. Prima di dormire si stringono e si sussurrano dolci parole come se quella potesse essere l’ultima notte insieme. Non hanno tutti i torti: a Marion resta poco tempo per vivere.“True colours are beautiful”, canta Marion mentre guarda suo marito negli occhi. Quello sguardo per Arthur è insostenibile, pesa come un macigno. Per Arthur i veri colori della vita sono scuri e freddi. Solo Marion li ha resi più piacevoli col tempo. Per questo il film è piuttosto un viaggio interiore di Arthur che, a dispetto del titolo, diventa il protagonista indiscusso.Oltre a mettere sul tavolo il difficile rapporto che Arthur ha con il resto del mondo (a parte con la moglie Marion, ovviamente), il film offre grande spazio allo scontro padre-figlio. Sempre il nostro Arthur, infatti, non è un padre eccezionale. Almeno così sostiene suo figlio James, che pensa di essere l’eterna delusione di quell’orso di suo padre.

Il regista americano Paul Andrew Williams, rischiando di cadere nel noioso e nel banale, ha portato sul maxischermo la storia di due semplici coniugi, ed ha vinto. E’ riuscito a dosare bene i momenti amari con quelli divertenti, il tutto con lunghe pause musicali. Peccato solo che quelle pause musicali siano state estremamente belle, tanto da essere preferite al finale stesso. Forse è questa la pecca del film: ci si commuove fin troppo presto, rendendone anonima la seconda parte, complice anche l’uscita di scena di una strepitosa Vanessa Redgrave, nelle vesti di Marion. Il coro locale degli anziani è la cornice del quadro, fondamentale per la riuscita del film. Quando cantano, le ossa rovinate fanno meno male e i vecchietti si trasformano in divertenti ragazzini. Su proposta di Elizabeth parteciperanno alle audizioni per accedere alla competizione internazionale di cori. E’ qui che, in abiti giovanili e colorati, cantano canzoni rap o pop.

E poi c’è Arthur, che odia il coro. Quando Marion gli chiederà di farne parte, lo farà a malincuore. Riuscirà il nostro eroe a cantare durante la competizione? Lo aiuterà Elizabeth o meglio, si aiuteranno a vicenda.“Goodnight my angel, now it’s time to dream”. E’ questa la buonanotte di Arthur. E allora buonanotte Marion, ora è tempo di sognare.

Articolo scritto da Irene De Dominicis

 

 

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