Una missione lunga due anni

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Si festeggia alla NASA: dopo otto lunghi mesi la sonda Curiosity è atterrata su Marte, riuscendo a compiere una manovra difficilissima che per sette minuti aveva tenuto col fiato sospeso l’equipe di tecnici che la seguiva dalla Terra. Il luogo dell’atterraggio non è stato scelto a caso; si tratta del Gale Crater, un cratere formatosi in seguito all’impatto con un corpo celeste avvenuto circa tre miliardi di anni fa che attualmente ospita un vulcano. È proprio da lì che comincerà la missione di Curiosity.

Curiosity è un rover che ricorda tanto il protagonista di un cartone animato della Pixar, Wall-e. Tanto carino, a vederlo non si direbbe che pesa ben 899 kg distribuiti su una struttura di 3×2.7 metri alta 2.2 m. La sua struttura ricorda molto quella degli esseri umani. Il corpo è sollevato rispetto al terreno da sei ruote che oltre a permettere al rover di muoversi hanno la funzione di evitare che il corpo contente i computer -che potrebbero essere definiti il “cervello” di Curiosity- vada a sbattere contro qualche roccia. Proprio come un cervello umano, i computer registrano le condizioni esterne e regolare la temperatura del rover in modo che mantenga il più possibile una temperatura stabile affinchè riesca a comunicare con la Terra con la massima efficienza.

L’obiettivo di Curiosity è quello di trovare le tracce chimiche che indichino un ambiente adatto ad ospitare la vita. In particolare cercherà tracce di acqua e di carbonio, un elemento che svolge un ruolo chiave nella formazione e nello sviluppo delle forme di vita. Ma come farà il rover a trovare tali tracce? È proprio qui che appare evidente la genialità e la creatività dei progettisti. Sempre ispirandosi al corpo umano, il rover ospita un vero e proprio “apparato digerente”. Un lungo braccio trivellerà le rocce riducendole in polvere; queste entreranno poi in una sorta di laboratorio di chimica in miniatura posto sulla schiena del rover, dove verranno analizzate. Ovviamente però in due anni Curiosity non riuscirà di certo a studiare ogni singola roccia presente su Marte. Qui entra in gioco un laser posto sulla sommità della testa che vaporizzerà le rocce. Dallo studio degli elementi contenuti nel vapore deciderà quindi se sarà il caso di studiarli.

Lo studio delle condizioni atmosferiche di Marte potrebbe permettere in un futuro non poi così lontano delle esplorazioni umane. Chissà che tra due anni il mondo non si ritrovi davanti alla televisione ad assistere con emozione allo sbarco sul Pianeta Rosso e chissà se gli astronauti che compiranno il grande passo non citino la famosa frase di Armstrong.
Inoltre, se la missione di Curiosity avrà successo, anche in meno di due anni si potrà avere la risposta a una domanda che da secoli ormai assilla le menti umane: siamo soli in questo universo? A ognuno è dato di credere ciò che più gli aggrada. Le teorie non mancano e vanno dalle più fantasiose alle più filosofiche. C’è chi ad esempio considera i cerchi nei campi di grano come prove inconfutabili di esseri extraterrestri che cercano di mettersi in contatto con la Terra e basta fare una piccola ricerca su Internet per scoprirne molte altre. C’è poi chi sostiene che, poiché le leggi della natura si ripetono in modo ciclico, il nostro universo non sia che una copia di un infinità di altri universi e che tutto si ripete. Riusciremo mai a saperlo? Chi può dirlo. Io però mi appello alle parole di Pascal: “L’ultimo progresso della ragione è di riconoscere che c’è una infinità di cose che la sorpassano; essa non è che debole cosa, se non giunge fino a conoscere questo. Ma, se le cose naturali la sorpassano, che dire di quelle soprannaturali?”.

Se siete un po’ curiosi e volete divertirvi la NASA ha creato questa bellissima sezione con attività per tutte le età: http://mars.jpl.nasa.gov/msl/participate/

 

 

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.