Una nuova speranza, una nuova vita

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Un fiume divide la città come un serpente argentato. Il verde degli alberi, il grigio dei palazzi e il bianco della cattedrale di San Seva. Questa è Belgrado, incastonata tra le anse del Danubio. Ma lontano dalle luci di una città che vuole curare le ferite di troppe guerre e bombardamenti, ogni giorno migliaia di persone vivono un’altra realtà. È la vita nei quartieri poveri e cadenti, lascito dei raid durante il conflitto del Kosovo, quando la Serbia faceva ancora parte della Jugoslavia. È la vita di Zoran, un bambino che ogni giorno deve combattere per un pasto. È costretto a chiedere l’elemosina tra le strade della capitale per procurare del cibo per la sua famiglia, in condizioni di estrema indigenza. Zoran però ha un amore: quello per il pallone. Una semplice sfera di cuoio intessuto che scivola su un campo verde. È lì che sogna di poter correre un giorno, esultare per una vittoria o accettare una sconfitta, mentre rincorre la sua passione indossando la maglia delle giovanili del Bsk Borca, la sua squadra del cuore. Ma Zoran è costretto ad appendere le scarpette al chiodo: la sua famiglia non può mantenergli nemmeno i 2500 dinari (circa 22 euro) al mese per gli allenamenti.

Tuttavia il bambino non smette di sognare di poter provare un giorno l’emozione di disputare il derby contro lo Stella Rossa, l’altra formazione di Belgrado. In mente ha una cosa sola: una maglietta rossoblù, con un grande 11 stampato sopra. È la divisa di Bosko Jankovic, centrocampista serbo che milita in Serie A, tra le file del Genoa. Zoran deve però fare i conti con una realtà spietata, che lo costringe ogni giorno a sperare che una monetina tocchi il fondo della sua ciotola, permettendogli di poter procurare un piatto caldo alla sua famiglia. Ma, si sa, il destino è una matassa di filo. La storia di Zoran compare in un articolo pubblicato da un giornale serbo. Non un pezzo in tre colonne, ma solo un trafiletto, di quelli che si vedono nelle pagine di cronaca locale. Jankovic, proprio il suo idolo, lo legge. E così un giorno Zoran vede arrivare un pacco. È strano, perché la sua famiglia non ne riceve quasi mai. All’interno, ben piegata, c’è una maglia. É rossoblù e con il numero 11 stampato sopra, come lui ha sempre sognato. Ma c’è qualcosa in più; una scritta a pennarello: Bosko Jankovic, e la promessa del giocatore di fargli visita a Belgrado ed aiutare economicamente la sua famiglia.

Zoran tornerà ad allenarsi e a frequentare la scuola, ma soprattutto continuerà a sognare. Un sogno donato da un calciatore, uno di quelli che siamo soliti vedere in televisione, sfoggiando orologi e smartphone acquistati con stipendi milionari. Il suo è stato un gran gesto da prendere come esempio. Jankovic ha donato il più bel regalo che desiderava quel bambino, non un telefono nuovo, non un tablet, un computer o una playstation, bensì un sorriso che sarà scolpito per sempre sul suo viso e nel suo cuore. Zoran non avrebbe mai immaginato di poter ricevere un giorno quel grande regalo, perché in fondo Jankovic gli ha donato una nuova vita, una nuova speranza, un’infanzia felice, sottraendolo all’esistenza triste e dura da accettare che gli aveva sempre negato una fanciullezza serena e tranquilla.

Fermo un attimo le mie dita che scrivono in una semplice tastiera da computer, e la mia mente in cerca di nuove idee, di nuove metafore, similitudini, figure retoriche a tanto altro, e mi chiedo dove un bambino così pieno di semplicità, e privo di esperienza possa trovare la forza di vivere in quelle condizioni, di continuare a sognare e conservare nella sua semplice anima una così grande speranza. Il vero segreto è quello di sognare in grande, perché se agli uccelli sono state date le ali per poter volare in alto nel cielo, noi abbiamo i sogni. E allora, mio Lettore, fai come Zoran: spiega le tue ali e spicca il volo.

Articolo scritto da Chiara Boscarello

Cogitoetvolo
  • Matteo Falcone

    Bisogna sempre inseguire i propri sogni , perché prima o poi si realizzeranno sicuramente!

    • Condivido! Ma è straordinario vedere come un calciatore, uno di quelli stipendiati nell’ordine dei milioni di euro, sia stato protagonista di un gesto di umanità così semplice e genuino. E’ un peccato che la notizia sia passata in sordina presso i grandi organi di informazione sportiva, perché ciò che ha fatto Jankovic restituisce un pizzico di dignità ad un mondo impudico come quello del calcio professionistico.

  • Complimenti