Una preghiera per Palmira

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Il teatro romano di Palmira, ormai riconquistato, accoglie un concerto di musica classica

Tale è il potere della musica: far elevare l’animo assieme suono. E sono melodiose le note che oggi volteggiano nell’aria. Accarezzano pietre su cui Storia e Cultura sono state depositate dal Tempo, rendendole pregne di un valore inestimabile. Quelle stesse pietre che poco tempo prima avevano bevuto il sangue versato di vittime, in un vortice di spietatezza disumana.

Tutti abbiamo potuto assistere al crudele spettacolo portato in scena dalla casa cinematografica ISIS. Per settimane e settimane, i servizi dei telegiornali riproponevano a cadenza continua i video delle azioni distruttrici perpetrate dal sedicente stato islamico ai danni della città di Palmira. La distruzione metodica e lucida – e per questo ancora più grave – del patrimonio artistico aveva scosso ben più di una coscienza, in occidente e non solo. Cancellare ogni traccia di cultura precedente all’era islamica, nella speranza di privare la popolazione di ogni coscienza nazionale e culturale. E come se questo non bastasse, aggiungendo alla distruzione del patrimonio l’eliminazione della popolazione.

E proprio lo stesso scenario che lo scorso Luglio era stato sfondo della terribile esecuzione di massa di civili – le cui immagini avevano fatto il giro del mondo – si è prestato ad accogliere uno spettacolo ad esso molto più grato. Il teatro romano di Palmira, la città che per la sua valenza storica, archeologia e culturale aveva tenuto col fiato sospeso l’occidente, ha accolto qualche giorno fa un concerto sinfonico per celebrare la liberazione della città.

Davanti ad un teatro gremito di persone – per lo più funzionari di stato e membri dell’esercito –  si sono propagate le melodie di Bach, Prokofiev e Shchedrin. Proprio la  città simbolo del potere e della distruzione dell’ISIS, ormai riconquistata dall’esercito russo, ha accolto un concerto di musica classica dal forte potere simbolico. L’ordine e la razionalità della musica sembrano opporsi apertamente alla barbarie dei Jihadisti che proprio in quei luoghi si era scatenata.

Inutile negare, è certo, la presenza di un sotterraneo fine politico da parte del governo russo, che con la messa in scena di questo evento si presenta come l’unico e vero vincitore – dopo tanti fallimenti – nella guerra all’ISIS. Ma al di là di ciò, il fatto racchiude in sé una fortissima valenza culturale. Un simbolo molto forte: quello dell’affermazione della cultura in una delle sue dimensioni più sublimi, quella musicale, proprio in quel luogo in cui essa sembrava essere stata sconfitta.

Un gesto di speranza che può far ben sperare. Il segno che l’umanità è sempre più forte della barbarie, anche quando sembra aver la peggio.

Studente del terzo anno di Lettere Classiche. Innamorato della natura, della letteratura e di tutto il bello che l’uomo ha creato, crea e – speriamo – creerà.