Una promessa è una promessa

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Edwarda O’Bara se n’è andata. Il suo è un nome che a molti dirà poco eppure è importante, crediamo, ricordare chi era questa donna morta a 59 anni, dopo 42 di coma diabètico e di amore ininterrotto da parte della sua famiglia. Tutto ebbe inizio nel 1970, quando lei, all’epoca ragazza, si sentì male dopo aver assunto delle medicine per il diabete. Seguì una corsa in ospedale e, prima di perdere coscienza, una richiesta alla madre Kaye: ti prego stammi sempre vicino, chiese la giovane Edwarda.

La donna, deceduta cinque anni fa, prestò fede a quella promessa per decenni facendo in modo che alla figlia – alimentata attraverso un tubo e girata ogni due ore per evitare le piaghe da decupito – fosse regolarmente somministrata insulina e che non le mancasse nulla non solo sul versante assistenziale, ma anche su quello affettivo. Al punto che quando Kaye morì nel sonno era nel solo posto al mondo dove avrebbe voluto essere: lì, accanto alla figlia, nella stessa stanza. Come aveva promesso.

Oggi che anche Edwarda è morta, di quella straordinaria vicenda – raccontata anche nel libro ‘A Promise Is A Promise: An Almost Unbelievable Story of a Mother’s Unconditional Love and What It Can Teach Us’, di Wayne Dyer – resta un ricordo non solo indelebile, come si usa dire, ma vivo. Vivissimo anzi. Perché l’eroismo mamma Kaye e della famiglia di Edwarda tutto è, specie in tempi di spine staccate e di vite indegne di essere vissute, che scontato. Eppure quella madre, lo abbiamo visto, mai si pose il problema e si spese fino all’ultimo per non venir meno all’impegno preso con la figlia.

Nessuno può sapere che ne sarà dell’anima di Edwarda e che ne è stato di quella di Kaye, ma mi piace pensare che, da qualche parte, mamma e figlia ora stiano passeggiando l’una accanto all’altra, sorridenti e in silenzio. Senza il bisogno di scambiare parole e con la gioia incontenibile di chi sa che tutto, ma proprio tutto è successo al mondo in questi ultimi decenni – catastrofi, guerre, rinascite, crisi economiche, miracoli, terremoti – ma che quella promessa di tanti anni prima non è stata dimenticata. Perché una promessa è una promessa.

Articolo pubblicato sul blog di Giuliano Guzzo

Classe '84, sociologo. Sono veneto, ma lavoro a Trento. Appassionato di bioetica, scrivo per alcuni siti e riviste e per tutti quelli che amano e odiano le mie opinioni. Soffro di grafomania ma non ho alcuna intenzione di farmi curare.