Una rabbia a cui dare forma

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La potenza è nulla senza controllo. Così recitava anni fa lo slogan pubblicitario di una nota marca di pneumatici.
La stessa frase mi veniva in mente ieri sera, osservando in TV le immagini degli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine in varie città europee e particolarmente in Italia. Il 14 novembre sarebbe dovuto essere un giorno di protesta contro le politiche scriteriate che hanno condotto il mondo occidentale all’attuale situazione di crisi economica: l’austerity day, così era stata chiamata questa giornata.

Ci sarebbe tanto da dire sui motivi che hanno portato in piazza milioni di persone in tutta Europa. Si potrebbe parlare a lungo delle cause di una crisi che è antropologica prima ancora che economica.
Io però vorrei limitarmi a un paio di riflessioni sugli scontri di mercoledi.

La prima riguarda la violenza.
Ogni volta si ripetono le stesse identiche scene di follia distruttiva. Ci sono pochi delinquenti che approfittano di queste manifestazioni per distruggere, attaccare, mettere a ferro e fuoco una città e far rischiare la vita a padri di famiglia che per poco più di mille euro al mese devono difendere l’ordine pubblico. Padri di famiglia che, per giunta, da alcuni vengono poi fatti passare per violenti.
Per carità, nessuno nega che ci sia qualche “testa calda” anche tra i tutori dell’ordine. La triste vicenda della caserma Diaz al G8 di Genova, nel 2001, è significativa. E le teste calde vanno perseguite e punite in maniera esemplare.
Ma la stragrande maggioranza di coloro che mercoledi scorso hanno rischiato la vita per proteggere i manifestanti pacifici è fatta di persone che, è bene sottolinearlo, guadagnano una miseria e patiscono gli effetti della crisi come tutti noi. Li avete guardati in faccia? Avete visto la paura e la tensione che si nascondeva dietro i caschi che indossavano?

In queste ore, su Facebook, ho visto foto false piene di commenti lasciati da gente che sembra aver dimenticato di accendere il cervello prima di scrivere. Addirittura la foto di un ragazzo sanguinante per un presunto colpo di manganello dato durante una manifestazione in Spagna, che viene fatta passare come un fatto avvenuto in Italia e che continua a raccogliere frasi di odio e violenza contro la polizia italiana.
In queste ore su Facebook ho assistito, per l’ennesima volta, alla morte della verità. O meglio alla manipolazione della verità.

La seconda riflessione che vi lascio con queste righe è la convinzione personale che dietro le  manifestazioni di violenza ci sia sempre un disagio esistenziale. Un disagio che interroga profondamente chi è chiamato a dare una risposta e che non può far finta di niente.
Un disagio che si trasforma troppo spesso in una rabbia che non solo è distruttiva ma che, alla lunga, finisce per essere anche autodistruttiva. La violenza non solo non risolve nulla, ma molto spesso genera altra violenza. E mercoledi ne abbiamo avuto ancora una volta la dimostrazione.

La bellezza salverà il mondo, scriveva Dostoevskij. Ma quale bellezza, si chiede lo scrittore russo ne L’Idiota?
Già, quale bellezza, ci chiediamo anche noi. Mercoledi di questa bellezza ne abbiamo vista davvero poca. O meglio, ci è stata nascosta dalle immagini degli scontri. Perché, non dimentichiamolo, in piazza ieri c’erano milioni di persone che hanno manifestato con la sola arma in loro possesso: quella delle idee. L’unica arma che ha la forza di farci uscire dalla crisi, perché consentirà all’uomo di tornare a rispondere alla domanda di senso su se stesso e sul mondo. La sola arma che, aggiungo, potrà dare una forma concreta a quella rabbia che altrimenti finirebbe per rimanere potenza senza controllo. Inutile e dannosa.

Articolo pubblicato su Familiaria Magazine

Saverio Sgroi

Educatore con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo dei giovani, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono stato il "capitano" fino alla fine del 2016. Poi ho lasciato la barca ai più giovani, con la convinzione che sapranno condurla verso porti sempre più prestigiosi.