Una rottura di statue

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La censura delle statue Capitoline per il ministro iraniano Rohani: smemorati nella Giornata della Memoria

Ci avevano già provato, con un maggiore interesse civico, i coniugi Christo e Jeane- Claude, due artisti che, a loro spese, avevano letteralmente “impacchettato” monumenti e luoghi pubblici offrendo magnifici esempi di Land Art.
Nella straordinarietà della stravaganza (e a loro spese,) avevano imballato il Museo Contemporaneo di Chicago e circondato di chilometri di tessuto galleggiante fucsia delle isolette in Florida; jcnel ’76 s’erano persino inventati il Running Fence, una muraglia cinese (ovviamente in teloni di plastica) in ambientazione californiana che correva, attraversando 59 proprietà private, verso l’Oceano. Vennero anche in Italia, nel 1970, a fare una confezione regalo del nostro Monumento a Vittorio Emanuele in piazza Duomo a Milano. Nessun intento politico: volevano farci diventare parte della nostra stessa scena, regalarci una sensazione di straniamento, mostrarci la mutabilità del reale. Strapparci un sorriso, più che un grido d’orrore. Come ogni opera del duo, venne smontata lasciandoci nella più serafica ignoranza del valore di ciò che possediamo.

C’era molta meno passione, molta meno arte, nella censura delle statue Capitoline per la visita in Campidoglio del presidente iraniano Rohani. Marco Aurelio e la Venere coperti da pannelli bianchi, a formare delle tristi cabine da cui quelle meraviglie non potevano telefonare, comunicare alcunché allo spettatore. Questo perché lo Spettatore proveniva da un Paese in cui i diritti umani sono diritti dell’uomo, la donna viene arrestata se scopre di poco il capo: perciò assurdo oltre che vergognoso mostrarne le parti intime. Hassad Rohani viene definito, con fare simpatizzante, lo “sceicco diplomatico”, anche se sceicco non è (questa carica non esiste in Iran) e neanche tanto diplomatico: la sua commissione ha richiesto alla nostra cultura di farsi da parte, d’impacchettarsi, ma non per essere considerata da nuovi punti di vista: per non essere vista affatto. Intanto quando l’invito viene ricambiato noi ci togliamo le scarpe e mettiamo asciugamani in testa: i contratti con l’Iran ci regaleranno un montepremi di 17 miliardi di euro.

Succubi, come sempre, di Sua Maestà il Denaro, aggiungiamo dimenticanze alla Giornata della Memoria, e ancora una volta copriamo la diversità per omologarci alla volontà di uno che comanda. Quelle statue sono ebrei, omosessuali, oppositori politici, zingari, leader sindacali, asiatici, gente altra, gente nuova, senza i nostri begli occhi azzurri. Qualcuno ci ha convinti che fosse meglio metterli da parte, coprirli con pannelli bianchi perché non dessero fastidio, poi ci hanno chiesto di portarli via. Li abbiamo consegnati, fieri della nostra efficienza, ai carnefici.

Quelle statue sono emozione, ricerca, risultato, nuova emozione vecchia secoli. Quelle statue, andato via il pascià, torneranno libere.

Ma quegli uomini erano statue che nessuno ha visto più.

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.