Una scrittrice fantasyosa

0

I suoi mondi fantastici forse li trova tra le stelle e le galassie che studia, visto che di professione fa l’astrofisica. Un mestiere che sembra aver poco a che fare con la “fantasya”, ma che non ha impedito a Licia Troisi di diventare una scrittrice famosa in Italia e all’estero. D’altra parte lei, oltre alla scienza, ha sempre coltivato una forte passione per la scrittura, che ha iniziato a praticare da piccolina, mettendo in pagina brevi racconti che poi illustrava.

Una passione che a 21 anni ha preso la voluminosa forma di Nihal della terra del vento, primo libro della trilogia Cronache del Mondo Emerso, diventato un successo globale. Da allora, Licia non si è più fermata: ha varato una nuova trilogia, Guerre del Mondo Emerso, fino alla più recente saga de La Ragazza Drago.

Insomma, un percorso “magico”, ma Licia Troisi ha raccontato a Mondo Erre che la sua vita, dopotutto, è fatta di cose comuni. E il suo futuro, più che scritto nelle stelle, lo costruisce ogni giorno attraverso l’amore per la famiglia, lo studio e un pizzico di fantasy.

Pochi sanno che da piccola hai “esordito” con una raccolta di favole. Di cosa si tratta?
Sono dei racconti brevi, ispirati ai giochi che facevo a quell’epoca. I miei genitori erano molto divertiti da questa mia passione per la scrittura, per cui stamparono le favole e le raccolsero in un libricino che conservano ancora intitolato Le Mille e Una… Licia; feci anche dei disegni a corredo di ogni storia, disegnare era un’altra mia grande passione.

È sbocciato, però, l’amore per la matematica, che ti ha portato a fare l’astrofisica. Cosa significa per te?
È la mia seconda vita, quella che occupa il giorno. Anche l’astrofisica è passione, e fatica: per questo mi dedico sia alla scrittura che allo studio delle stelle. Sono due parti della mia personalità senza le quali non riesco ad immaginarmi.

Come riesci a conciliare questi due mondi lontani?
Innanzitutto, occupano momenti separati della mia vita: l’astrofisica la pratico di giorno, con orari di lavoro rigorosi, e la scrittura di sera. E poi non trovo siano mondi in contrasto. La scrittura necessita di disciplina, o almeno io ho bisogno di disciplinare la mia creatività; mi accorgo di applicare nella scrittura molte tecniche che usavo quando studiavo. D’altro canto, la scienza è anche creatività e intuito, capacità di cogliere il legame tra una serie di dati per risalire alla legge generale.
Lo studio della formazione e dell’evoluzione dell’universo ti aiuta a sviluppare le tue storie?
Non particolarmente. A volte inserisco nei libri elementi secondari dai miei studi; ad esempio, le mie protagoniste hanno tutte nomi di stelle, a Seferdi c’era un osservatorio astronomico, i nomi dei draconiani in La Ragazza Drago sono presi dalle stelle della costellazione del Drago, e così via.

I tuoi romanzi hanno grande successo in Italia e all’estero. Ti aspettavi una simile risposta di pubblico?
È stato qualcosa di inatteso, una bella sorpresa. Tengo però a mente che il successo è effimero e si basa spesso su ingredienti difficili da definire: oggi c’è, domani chissà. Rimango quindi con i piedi ben piantati in terra e continuo a fare la solita vita, portando avanti anche altri progetti importanti, come farsi una famiglia, ad esempio.

Come sono nate le storie e i personaggi delle Cronache del Mondo Emerso?
Prima di addormentarmi, avevo l’abitudine di raccontarmi delle storie. Mi scrivevo in testa libri interi, che arricchivo notte dopo notte. Non ho mai messo su carta queste storie, fino a quando non mi è venuto in mente il personaggio di Nihal. Ho creduto in lei quasi da subito, le ho costruito intorno un mondo e una storia. Una volta pronta, ho preso la penna in mano.

Chi è il personaggio che più ti somiglia dei tuoi libri?
Sofia, è il più autobiografico che abbia mai raccontato. Non a caso le sue storie sono ambientate in luoghi reali che io stessa frequento. Le sue insicurezze, le sue paure, sono anche le mie.

Qual è l’angolo di casa in cui nascono i tuoi romanzi?
Scrivo principalmente di sera, a letto o sul divano, ma adesso mi sono ritagliata un piccolo spazio in salotto con tanto di scrivania, stampante e computer. Quando sono in fase di revisione può capitarmi di lavorare anche di giorno. In qualche modo, l’ispirazione ha bisogno della sera, la correzione invece è qualcosa di più “razionale” e quindi va bene anche con il sole.

Qualcuno di “fidato” legge le tue bozze prima della pubblicazione?
Sì, mio marito. Già quando scrivevo le Cronache, senza pensare a farle diventare un libro, lui leggeva venti pagine per volta e mi dava dei consigli. Adesso ho spesso bisogno di confrontarmi con lui, in modo da sbrigliare le parti più complesse, risolvere problemi di trama o semplicemente mettere a fuoco i personaggi.

L’ultima saga de La Ragazza Drago rievoca ambienti dall’aria molto familiare. Come è nata l’idea?
Avevo voglia di cimentarmi con qualcosa che fosse meno cupo rispetto alla saga del Mondo Emerso e ambientato in luoghi reali a me molto cari. Da un paio di battute col mio editore, Sandrone Dazieri, è spuntata questa ragazza in grado di tramutarsi in drago, poi ho costruito il resto.

I tuoi fantasy offrono non solo avventura, ma anche una morale. Scelta voluta?
Assolutamente sì, ma penso che questo accada un po’ con tutti i libri. Un racconto è qualcosa di molto intimo, è naturale che un autore scriva ciò di cui crede. E in questo periodo storico tormentato, a maggior ragione sento la necessità di sottolineare certi valori positivi nei miei romanzi.

Perché un ragazzo dovrebbe leggere un fantasy?
È un’ottima lettura per chi non si vergogna a lasciarsi andare alla fantasia. Racconta ancora delle storie e cerca prima di tutto di divertire il lettore appassionandolo a trame avvincenti. E a chi sa leggere tra le righe, riconosce il nostro mondo nella meraviglia degli altri mondi.

Articolo tratto da Mondoerre.

 

Cogitoetvolo