Una storia fantastica con significato reale / 1

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Voglio accompagnare coloro che lo vogliono in una coraggiosa ricognizione di un’opera letteraria che ha lasciato un profondo solco nella storia della letteratura del ‘900 e un felice ricordo nella nostra memoria. Se qualcuno non l’avesse ancora capito…, sto parlando de “Il Signore degli Anelli”, scritto dal mitico J. J. R. Tolkien, grande scrittore degli inizi del XX secolo che ha saputo stravolgere i racconti fantastici di quei tempi. Nel 1990 risultavano vendute 20 milioni di copie de “Il Signore degli anelli” in sedici lingue e si dice che sia il secondo libro della storia più tradotto dopo la Bibbia.

Ma chi è Tolkien, che cos’è davvero “Il Signore degli anelli”? Anch’io sono un appassionato e potrei prendere la mia spada e cercare di convincevi di questo e di quello, dirvi i mille motivi per cui a molti il libro risulta incredibilmente bello. Ma voglio limitarmi a esprimere i motivi per cui esso mi ha colpito e ciò che ho compreso di questo fenomeno letterario.

Tolkien descrive l’uomo, quello vero e intero,  me e te, e lo fa tanto parlando dell’autentica amicizia tra l’elfo Legolas e il nano Gimli quanto descrivendo l’operare di forze malefiche e misteriose. Accade una sorta di riconoscimento: “Ma questo è vero!”, “Ma sono così anch’io!”, “Questa cosa la desidero anch’io, è fondamentale anche per me!”. A tema dell’opera c’è l’uomo vero, o meglio, la verità dell’uomo e sull’uomo. Tenterò di attraversare due passi della scrittura dell’opera per rendere più chiaro e concreto questo problema della verità sull’uomo.

Il primo: vi ricordate di Gollum, la creatura corrotta dal potere dell’anello, che ne “Le due Torri” guida i due giovani hobbit verso la terra di Mordor dove l’anello potrà essere distrutto? In un dialogo con lo stregone Gandalf, Frodo Baggins, uno dei principali protagonisti, afferma riferendosi a Gollum: “Merita la morte!”. Allorché Gandalf gli risponde: “Se la merita! E come! Molti tra i vivi meritano la morte. E parecchi di quelli che sono morti avrebbero meritato la vita. Sei forse tu in grado di dargliela? E allora non essere troppo generoso nel distribuire la morte nei tuoi giudizi: sappi che nemmeno i saggi possono vedere tutte le conseguenze…Il cuore mi dice che prima della fine di questa storia gli spetta un’ultima parte da recitare, malvagia o benigna che sia…”.

Questo dialogo rivela efficacemente che anche l’ultimo uomo perverso e corrotto con un gesto anche confuso può contribuire alla costruzione della pace, al bene di tutti. Ma questo fa venire le vertigini, perché significa che c’è un Mistero in fondo ad ogni azione. Puoi non nominarlo o non ricordalo — non riconoscerlo — in ogni momento, ma la tua vita dipende da questo, e uno come Gandalf che vede più in là di noi in questo Mistero, mettendo a tacere la nostra presunzione, ci rilancia con una speranza in più nell’impresa pazzesca che ciascuno di noi porta avanti. Che cosa c’è di più vero che la vita dell’uomo dipende da una “cosa misteriosa e nascosta” che egli non può controllare? E che l’uomo non può vivere senza sapere “che intenzioni ha” questo Mistero?

E veniamo al secondo passo: ricordate gli altri due hobbit della Compagnia dell’anello, che vengono rapiti dagli orchi e riescono poi a fuggire, ritrovandosi nella foresta dove incontrano Balbalbero (un “Ent”), un essere animato, forte e immortale, simile ad un grande albero? Ebbene, essi sembrano ormai essere diventati inutili, un peso per i loro compagni che si sono messi a cercarli. Invece saranno “la puntura che trasforma una vecchia mucca sdraiata che rumina pensierosa in un toro alla carica”, come Pipino afferma, scatenando la furia di Balbalbero e dei suoi simili contro il malvagio stregone Saruman. Hanno fatto solo quello che sapevano e potevano: insistere, essere se stessi anche quando sembrava inutile. Proprio questa autenticità ha giocato un ruolo fondamentale per conseguire un’altra vittoria sul comune nemico.

E volutamente trascuro tutta la storia dell’anello, della tentazione del potere e della corruzione che porta con sé.

 

Cogitoetvolo