Una storia fantastica con significato reale / 2

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Riprendiamo il nostro discorso, iniziato nel precedente articolo, sul Signore degli Anelli e sul lungo elenco di messaggi che il libro ci trasmette.

Da punto di vista educativo esso costituisce un vero punto di ritrovo comune, nel senso che vi sono molti aspetti edificanti per l’uomo d’oggi, che caratterizzano i vari protagonisti de “Il signore degli anelli”: il grande stregone Gandalf che, con la sua saggezza e i suoi consigli, aiuta gli altri membri della compagnia dell’anello; Sam Gangee, piccolo di statura ma grande di cuore, che aiuta il portatore dell’anello, Frodo, a rendere più sopportabili i guai procuratigli dal potere malefico dell’anello che pian piano sconvolge anche la sua personalità, rendendolo per certi versi cattivo, come lo fu precedentemente e per lo stesso motivo suo cugino Bilbo Baggins, il terzo possessore dell’anello; e Smeagol/Gollum, il secondo possessore dell’anello già menzionato, l’ex-hobbit (Smeagol) trasformato da una stregoneria dell’anello in una strana e brutta creatura (Gollum) che adesso conserva una doppia personalità (buona e cattiva) in continuo conflitto, figura dell’eterna lotta che avvince la vita interiore dell’uomo che si trova a dover decidersi continuamente nel “qui e ora” per un’azione determinata. Quest’ultimo sarà uno dei personaggi-chiave della storia dell’anello.

Sono tanti altri i personaggi e gli elementi che conferiscono a questo capolavoro un tocco di classe: esseri immaginari, luoghi da favola, immagini  suggestive. Ma soprattutto i dialoghi tra i personaggi, che lasciano trasparire tipi diversi di umanità che, a loro volta, consegnano a noi l’importante e grave responsabilità della scelta.

Oltrepassando la cortina avvincente dell’ambientazione fantastica, l’impressione immediata che si riceve è quella che ho detto, di sentirsi sorprendentemente richiamati a qualcosa di vero per ciascuno di noi. Questo non è neanche lontanamente spiegabile senza ricordare il fatto che Tolkien era profondamente ancorato ai valori più alti e nobili dell’uomo, e che una certa verità sull’uomo, anche solo fatta vedere e narrata senza dissertazioni, non viene fuori dal nulla, ha un preciso e fertile retroterra.

D’altro canto, nello scenario fantastico e avventuroso, nella voglia di evasione che questo genera, sta invece la radice del più triste fraintendimento e della riduzione più grave de “Il Signore degli Anelli”: motivo  di svago o di evasione dalla realtà, fonte di valori che nella realtà non ci sono, o peggio romanzo fantasy come tanti.

Tolkien impiegò circa quindici anni della sua vita per terminare questa immensa opera che racchiude, se così si può dire, tutto il mondo mitico e leggendario inglese. Egli è riuscito a creare una storia che, pur essendo di genere fantastico, possiede un forte significato reale. Se si legge attentamente “Il Signore degli Anelli”, si nota come Tolkien abbia messo in luce l’instancabile lotta tra il bene e il male, dipinta con toni forti e incisivi. Sembra strano, ma l’equilibrio che s’istaura tra bene e male nell’opera tolkieniana è lo stesso equilibrio che ha segnato quasi tutta la storia dell’uomo e si è mantenuto stabile fino ad ora. E poi “non c’è bene senza male e non c’è male senza bene in questa nostra Terra di mezzo”. È proprio questo, secondo me, ciò che Tolkien voleva esprimere nelle sue opere!

A voi lettori, adesso, la scelta di leggere “Il signore degli anelli”. Non ci sono per voi interpretazioni o letture universali già date, valide per tutti: le concepirete da voi stessi inoltrandovi nella lettura personale.

 

Cogitoetvolo