Una storia per la vita: tutti i lavori partecipanti

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Ecco l’elenco degli altri elaborati pervenuti per il concorso Una storia per la vita. L’elenco è in ordine di ricezione dei lavori.

 

 

Lettera ad un bambino non ancora nato

Bambino mio, tu non sei ancora nato. Per la società che ci circonda e per la mia famiglia, io sono ancora troppo giovane per divenire mamma. Ma sento già il filo invisibile che mi lega a te, quel cordone ombelicale impossibile da recidere, che unisce in un vincolo saldo, misterioso, la madre e il suo bambino. Un vincolo quasi magico, che sorvola lo spazio e ignora l’umano passare del tempo. E, si, bambino mio … tu ancora non sei nato, nemmeno una minuscola cellula di te esiste ancora, anzi non dovresti nemmeno abitare tra i miei pensieri. Ma io sento la tua anima dentro il mio cuore, sento la tua vita in armonia con tutto il mio essere, sento già con prepotenza quel filo che ci legherà per sempre, sento, con tutta la sua forza, il mio amore per te. Non so quando vedrai la luce del sole. Non so di che colore saranno i tuoi occhi, né quanto morbidi saranno i tuoi capelli, né con quale nome ti chiamerò. Ma, per un misterioso incanto, sento già il ribollire della tua vita dentro le mie viscere, immagino già con viva forza le tue manine che premono contro il mio grembo, sento già la morbidezza dei tuoi piedini paffuti che accarezzano con gioia il mio viso. Mi sento già tua mamma.

Bambino, tu che non hai ancora vissuto, sai dirmi cos’è la vita? Dimmi, bambino, vale la pena metterti al mondo?

I miei occhi vedono solo miserie, paure, dolori. Bambino mio, la vita è questa. Nascere sarà doloso, vivere faticoso, morire straziante. Se sarai un uomo, dovrai lottare ogni giorno, con tutte le tue forze, per affermarti, per far valere i tuoi ideali, in un mondo che sembra aver perso le coordinate fondamentali per distinguere il bene dal male. Dovrai lottare contro l’ingiustizia, contro le prepotenze, contro chi detiene il potere per soddisfare i propri interessi, contro chi tenterà ogni strada e userà ogni mezzo per ostacolarti.

Se sarai una donna … Bé, posso delinearti la situazione con altrettanta chiarezza. Dovrai sopportare che venga considerata la bellezza piuttosto che l’intelligenza, che venga lodato il fascino più che l’impegno. Dovrai lavorare il doppio per ottenere la metà. Dovrai aver più paura per ogni cosa ed essere, contemporaneamente, più forte e coraggiosa degli uomini.

“E allora?” tu mi dirai, bambino mio, “e allora, mamma, che senso ha vivere? Perché mettermi al mondo?”

Bambino mio … le risposte a queste domande sfuggono all’umana comprensione. Potrei risponderti che ti darò la vita per obbedire ad una legge naturale, perché in fondo anche l’uomo è un animale, spinto da un’irresistibile e inspiegabile istinto di sopravvivenza, perché il nostro obiettivo principale, da qualche miliardo di anni a questa parte, è quello di perpetuare la specie … No, piccolo. So già che la risposta non ti piacerebbe. In effetti non piace neanche a me! Sapere che nasciamo e viviamo per una semplice legge biologica toglie l’aura di mistero che da sempre circonda l’esistenza umana, incipit di ogni nostro gioioso filosofare e di ogni nostra disperazione.
No, piccolo mio. Io ti metterò al mondo. Ma non lo farò perché così ha fatto mia mamma con me e mia nonna prima di lei. No. Ti metterò al mondo perché, nonostante tutto, credo che ne valga la pena di assaporare qualche giorno di vita.

Perché voglio che ti inebri del vento che passa tra i capelli, che i tuoi occhi siano estasiati dalla visione splendida del mare o dalla grandezza e magnificenza d’un cielo stellato, che tu possa correre tra i prati riempendoti i polmoni di fragranze primaverili. Voglio che ti emozioni alzando gli occhi verso una maestosa scultura del passato, che ti corrano freddi brividi lungo la schiena leggendo una poesia. Perché voglio che tu ti perda nello sguardo della persona che ami e, felice, possa desiderare di invecchiare con quella persona. Voglio che provi con forza la gioia dell’amicizia, la serenità dello stare in famiglia, la passione che si sprigiona da un amore. Voglio che tu creda che la tua esistenza non sarà vana, ma che ti accorga, quanto più presto possibile, che ci sono dei valori più alti, più nobili a cui conformare la propria vita, che la rendono degna di essere vissuta.

Bambino mio, io voglio che tu viva. Per questo ti sto aspettando …

Scritto da Elisa Bonaventura

 


La forza innocente della vita

Quel mattino d’inverno il piccolo Michelino si era svegliato come ogni mattina; dopo essersi preparato, stringendo la manina alla mamma, si diresse diligentemente verso la scuola.

Era contento il piccolo Michele, tutto imbottito con guanti, sciarpa, cappello e cappottino che sembrava un grosso gomitolo di lana soffice soffice, teneva una manina dentro la tasca dei pantaloni stringendo forte forte un piccolo fagottino di carta di pane. Giunto a scuola, salutò la mamma e si avviò con i compagnetti in classe, si tolse il cappello e tutti gli altri indumenti e sedette nel suo banco. Teneva sempre con se quel piccolo fagottino e, di tanto in tanto, mollava via la penna e con la manina lo accarezzava quasi come se custodisse un inestimabile tesoro.

La maestra era molto incuriosita da quel pacchetto di Michelino: era infatti dal primo giorno di scuola che ogni mattina veniva a scuola col piccolo fagottino di carta di pane, e pare che non lo lasciasse mai un attimo solo, tanto che, quando andava a dormire, raccontava di tenerlo sotto il cuscino.

Quel giorno però la maestra volle chiedere: “Michelino, cosa hai in quel pacchetto? Sarà qualcosa di molto prezioso da come lo custodisci…” “Si maestra – risponde sorridendo Michelino col suo fare di bimbo tenero tenero – è una cosa molto molto preziosissima! Sai: alla fine dell’estate nonno Pino mi ha portato in campagna e mi ha dato una cosa buona buona che mangiava lui quando era bambino piccolo come me e si chiama carruba e di dentro ci sono tanti tanti semini piccoli piccoli. Nonno Pino mi ha detto di tenerli in questo pacchetto dove li tengo così quando finirà l’inverno li pianteremo in campagna e nasceranno tanti alberi grandi grandi!” “Dunque Michelino – disse la maestra – nel fagottino custodisci i semi con cui pianterai un bosco…” “Si maestra, un bosco grande grande, dove ci andranno tutti gli uccellini e i coniglietti così se qualcuno cattivo gli vuole fare del male non potrà farlo perchè il bosco li proteggerà, e lì tutti i bambini come me potranno giocare e con la loro mamma e il loro papà faranno tanti bei picnic… Però bisogna piantarli a fine inverno questi semini, se no il bosco non spunta; e io li dovrò proteggere fino ad allora: nonno Pino dice che è come quando la mamma mi teneva stretto stretto dentro il suo pancione per proteggermi quando ero piccolo piccolo e indifeso come uno di questi semini…!

Scritto da Mirko Noto

 


L’educazione alla pienezza della vita: una tappa fondamentale per una società in continua evoluzione

In un mondo in cui l’indipendenza di ogni individuo sembra essere diventata il principio su cui si fonda l’esistenza, l’educazione a una vita dignitosa, coraggiosa e corretta deve essere il fulcro di ogni futuro cittadino del mondo.

Si sente spesso parlare del declino del nostro tempo, un declino in termine di valori e moralità, che viene spesso raffigurato nei giovani.
In realtà, analizzando la nostra società, sempre più multietnica, multiculturale e tecnologica, ci troviamo di fronte ad una prospettiva sociologica ben diversa dal comune pensare: il nostro tempo è caratterizzato, non da una perdita di valori ma, al contrario, da un’eccessiva presenza di valori minori ma non fondanti, tali da confondere gli individui, soprattutto i più giovani, e portarli ad una sensazione di non riconoscimento all’interno della società e di disagio.

Proprio per questo motivo, l’educazione dei futuri adulti, dovrà essere sempre più basata sull’insegnare i valori fondanti di una società volta al progresso, non solo dal punto di vista tecnologico e scientifico, ma anche culturale e morale.

Se la scienza e la tecnica, non subiscono gravi danni da questa confusione sociale, la moralità e la cultura soffrono di gravi perdite in termini di qualità.
Infatti, la ricerca scientifica è oramai un’attività esasperata a tal punto da andare persino contro le leggi della natura e, quindi, anche contro quei valori di base come ad esempio il diritto di vita e il diritto ad una morte naturale e non provocata.
Questo fa credere agli individui che tutto sia possibile e che ogni comportamento sia lecito; è proprio questo tipo di credenze che va estirpato dalla società.

Deve essere chiarito che, se la scienza ha il privilegio di poter sperimentare anche oltre il limite della natura, l’individuo comune non è soggetto a questo bensì deve sottostare alle leggi base della vita.
Qual è perciò la base per l’educazione alla pienezza della vita?
Semplicemente i giovani e i bambini devono essere educati al rispetto del prossimo ma soprattutto di se stessi come uomini, privilegiati per il fatto di essere al mondo e di poter godere di tutto ciò che questo ci offre; per fare questo il riconoscere gli altri come persone uguali a noi farà sì che la vita di ogni individuo potrà essere serena e vissuta nel pieno delle sue possibilità.

La pienezza della vita è proprio questo: un’esistenza serena e priva di illusioni di potere infinito ma piena di rispetto, possibilità e amore per sé e per gli altri.
Solo in questo modo una società così progredita dal punto di vista tecnico- scientifico potrà godere totalmente delle opportunità del progresso e utilizzarle al meglio e nel modo più corretto, così da poter migliorare l’esistenza di ciascun individuo senza però dover rinunciare alla correttezza e ai valori, che renderanno così ogni persona unica e speciale e totalmente riconosciuta all’interno della società.

Scritto da Sabina Schiavon

 


Educare alla pienezza della vita

Dum loquimur, fugerit invida aetas:
carpe diem, quam minimum credula postero.

Scriveva così Orazio nell’VIII secolo a.C.
Il suo famoso motto è stato oramai frainteso: carpe diem vuol dire godersi la vita anche rovinandola perché ormai si vuole una vita spericolata, come cantava Vasco Rossi nel 1983. Si è persa la vera essenza della vita: a testimoniare è la cronaca che riferisce ogni giorno episodi di efferata violenza: bambini ai quali non è consentito nascere, vite ancora giovani ingiustamente e brutalmente spezzate, anziani lasciati a se stessi, vittime sulla strada e sul lavoro, vittime di droga e alcol. In ogni telegiornale o quotidiano troviamo almeno una notizia che parli di una morte non naturale. La maggior parte degli uomini non rispetta il quinto comandamento. La maggior parte degli uomini ha un omicidio sulla coscienza.

Siamo in preda alla perdizione, abbiamo smarrito la retta via e ora ci tocca ritrovarla: per fare ciò nel 1978 la Conferenza Episcopale Italiana istituì la giornata nazionale per la vita che quest’anno è giunta alla 33^ edizione con il tema “Educare alla pienezza della vita”. Nel manifesto si legge: “Auspichiamo e vogliamo impegnarci per educare alla pienezza della vita, sostenendo e facendo crescere, a partire dalle nuove generazioni, una cultura della vita che la accolga e la custodisca dal concepimento al suo termine naturale e che la favorisca sempre, anche quando è debole e bisognosa di aiuto”.

L’educazione è strutturalmente legata ai rapporti tra le generazioni, anzitutto all’interno della famiglia, quindi nelle relazioni sociali. Molte delle difficoltà presenti oggi nell’ambito educativo sono riconducibili al fatto che le diverse generazioni spesso vivono in mondi separati ed estranei. All’impoverimento e alla frammentazione delle relazioni, si aggiunge il modo con cui avviene la trasmissione da una generazione all’altra. I giovani si trovano spesso a confronto con figure adulte demotivate e poco autorevoli, incapaci di testimoniare ragioni di vita che suscitano amore e dedizione.

“È proprio la bellezza e la forza dell’amore a dare pienezza di senso alla vita e a tradursi in spirito di sacrificio, dedizione generosa e accompagnamento assiduo”.
Tra i compiti affidati dal Maestro alla Chiesa c’è la cura del bene delle persone: ciò comporta la responsabilità di educare al gusto dell’autentica bellezza della vita. Non ignoro, certo, le difficoltà che l’educazione si trova oggi a fronteggiare. Fra queste spicca lo scetticismo riguardo la sua stessa possibilità.
Ma “ogni ambiente umano, animato da un’adeguata azione educativa, può divenire fecondo e far rifiorire la vita”.

“Occorre diffondere un nuovo umanesimo, educando ogni persona di buona volontà, e in particolare le giovani generazioni, a guardare alla vita come al dono più alto che Dio ha fatto all’umanità”.
Impegniamoci quindi a dare un senso alla nostra vita e poi a quella degli altri e diventare così seminatori di speranza.

Scritto da Ausilia Napoli

 


La ricchezza della vita

Quante volte abbiamo sentito il peso del nostro presente: faticoso, opprimente, doloroso, inadeguato a noi; e abbiamo sopportato tale peso con l’unico obiettivo di trovarci finalmente altrove per poter stare meglio, lontano da questo presente che ci è capitato come un’ingiustizia, una sfortuna, una strettoia che dobbiamo attraversare il più in fretta possibile.

Ma nella mia breve vita mi sono resa conto che non bisogna sfuggire al presente, non bisogna cercare lontano la felicità solo perché è più facile oltrepassare una difficoltà piuttosto che affrontarla.
Tutti i nostri problemi, tutte le nostre sfide di cui volentieri faremmo a meno, sono il nostro tesoro, la nostra unica via per la felicità, per vivere la vita con pienezza, ciò che ci permetterà di trasformarci, di migliorarci, di prendere la vita “di petto”; per noi e per chi ci sta accanto.

Possiamo vincere : non aspirando ad un qualcosa che è completamente diverso da noi solo perché ci sentiamo inadeguati, ma solamente rimanendo noi stessi ed utilizzando le nostre debolezze per creare un valore.

La nostra realizzazione nella vita passa attraverso la fioritura di ogni nostra singola caratteristica, positiva o negativa che sia; non dobbiamo buttare nulla di noi perché non credo che esista qualcosa di bello o di cattivo in sé, ma esiste solo qualcosa che dobbiamo utilizzare o trasformare per creare valore.
Ognuno di noi è assolutamente basilare affinché il mondo sia quello che sia. Quante esistenze abbiamo sfiorato dalla nostra nascita in un continuo intersecarsi di destini? Se ci pensiamo bene ogni persona che abbiamo incontrato, in un modo o nell’altro, incrociando la sua vita con la nostra, ha subito dei cambiamenti che, in nostra assenza, non ci sarebbero mai stati, dando alla loro esistenza una direzione differente. Partendo dai nostri genitori, fino ad arrivare ai nostri più cari amici, al nostro compagno di banco al quale passiamo i compiti , e perché no : ai nostri “cari” prof. Come sarebbero state le loro vite se noi non fossimo mai nati?
Loro sarebbero stati diversi e si sarebbero comportati in modo diverso con altre persone e in altre occasioni, causando così un circolo infinito di cambiamenti che non si sarebbero verificati se noi ci fossimo stati.

Nel nostro piccolo siamo tutti indispensabili per l’armonia del mondo.
Siamo qui per scopi che non riusciamo nemmeno ad immaginare ma, se ci siamo, è perché ne abbiamo il diritto ed il dovere, come ogni essere vivente e non, che c’è al mondo.

Concludo citando le profonde parole del filosofo Daisaku Ikeda : “…decido di essere così forte che nulla possa alterare la pace del mio spirito, di trasmettere salute, gioia e speranza a chiunque incontri, di far sentire ai miei amici che c’è qualcosa di buono e magnifico in loro stessi, di guardare il lato positivo di ogni cosa e di essere ottimista nella vita, di non pensare che al meglio e di sforzarmi di agire e di mirare al meglio, di essere felice della vittoria degli altri così come della mia, di non scordare gli errori del passato e di avanzare risolutamente per ottenere i migliori risultati nel futuro, di dedicare talmente tanto tempo al mio miglioramento personale che non ne resterà più per criticare gli altri,di essere troppo forte per la paura, troppo nobile per la collera, troppo felice per l’inquietudine…”.

Auguro a tutti voi di vivere una vita all’insegna del coraggio della determinazione e della passione.

Scritto da Fausta Di Martino


Cogitoetvolo