Una su tre non ce la fa

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Una donna su tre sarà vittima di violenza durante il corso della sua vita.
Così dicono le statistiche, comprovate dal fatto che ogni giorno le sezioni di cronaca nera dei quotidiani vengono alimentate da nuove notizie, da nuove morti. Un problema questo che ha finalmente mobilitato un paese come l’India, dove anche prendere un autobus diventa un pericolo per la propria incolumità. L’India in fondo ci sta mostrando esattamente il processo mentale che sta dietro alla violenza femminile. Dopo lo stupro della giovane donna di cui si è parlato qualche tempo fa, infatti, il governo del Pondicherry ha avuto un’idea a dir poco brillante per evitare che si ripetesse l’episodio: indossare obbligatoriamente un abito antistupro. Non voglio neanche sapere cosa intendano per abito antistupro, visto che già solo il pensiero è il riflesso della classica e perversa ideologia secondo cui se una donna viene violentata, in fondo se l’è cercata. Poteva evitare di andare in giro a quell’ora da sola, o di prendere quella strada in cui si sa benissimo che non c’è mai nessuno. Poteva evitare di vestirsi in quel modo (ma che modo?). Poteva evitare, insomma, qualsiasi cosa le sia successa. Finalmente l’India ha alzato la testa e, se non altro, ha cominciato a ribellarsi. Ma quante donne sono dovute morire prima di arrivare a questo? Quanti feti, appena scoperto il sesso, sono diventati aborti?

Il femminicidio però è solo la punta dell’iceberg. Spesso è l’inevitabile conseguenza di una serie di violenze fisiche e verbali che si protraggono per anni. Molte donne però accettano di subire tali ingiustizie perché hanno la “sindrome della topolina”. Non credo che esista come patologia, l’ho battezzata così dopo aver letto una fiaba spagnola intitolata “La ratita presumida”. Racconta di una topolina che spazzava tutti i giorni le scale e che un giorno trova un soldo. Dopo aver più volte scartato le varie idee che le erano venute in mente, decide di comprarsi un fiocco, per farsi bella. Da quel giorno, tutti gli animali che la incontravano cominciarono a farle i complimenti per quanto era bella e la topolina capì che era arrivato il momento di trovare marito. Dopo un lungo interrogatorio a tutti i pretendenti, la topolina seppe di aver finalmente trovato la sua dolce metà: il gatto. Gli amici, preoccupati, tentavano invano di dissuaderla, ma a nulla valevano i loro avvertimenti; la topolina era fermamente convinta di quello che stava per fare. Certo, stava sposando un gatto ma lei in cuor suo sapeva che non avrebbe corso alcun pericolo: in fondo la amava, avrebbe mangiato qualsiasi topo, ma non certo lei! Come tutte le fiabe, anche questa contiene un fondo di cruda e amara verità. Molte donne accettano di subire ripetute violenze perché sono certe che riusciranno a cambiare il loro uomo. Che in fondo è solo un po’ stanco, ha avuto una giornata dura, in fondo lo sanno che lui in verità le ama. Probabilmente la scelta del 14 febbraio come giornata mondiale del One Billion Rising, il più grande movimento che si batte contro la violenza di genere, intende anche farci riflettere sul concetto di amore. Ultimamente in sempre più casi di stalking, violenze e femminicidi, il partner dichiara fermamente di averlo fatto perché “le voleva bene”, perché “non poteva lasciarmi”. Un’idea di amore piuttosto distorta, avvelenata di gelosia, che presto si trasforma in morboso bisogno di possesso e di controllo. E così la donna viene pian piano allontanata da tutto ciò che la rende indipendente: il lavoro, gli amici, spesso perfino la famiglia. Tutto si riduce intorno a lui e alla lunga finisce per essere molto difficile uscirne. Per questo, il 14 febbraio, in tutto il mondo si ballerà in segno di protesta. Per combattere la violenza non c’è bisogno di altra violenza, ma di speranza e solidarietà. E di memoria. E’ importante non dimenticare quelle donne che per quello che avvocati e giornalisti si ostinano a definire “raptus” ci hanno lasciato la pelle, spesso insieme ad altri familiari. Per questo è nato il progetto “In Quanto Donna”, un sito che è una vera e propria banca dati che raccoglie non solo le foto delle donne uccise, ma anche quelle dei loro aguzzini. Ed è sfogliando queste gallerie che ci si rende conto che il fenomeno interessa tutti, indipendentemente dall’occupazione o dalla nazionalità.

Per questo c’è un grande bisogno di avere una rete di centri antiviolenza e case per donne maltrattate, dove possono trovare aiuto psicologico e ospitalità anche per i figli. Leggo nell’inchiesta di Riccardo Iacona intitolata “Se questi sono gli uomini” che secondo il Consiglio d’Europa dovremmo avere un posto di emergenza per le donne ogni 10.000 abitanti. Per un totale di 5700 posti letto. In Italia, invece, ne abbiamo solo 500″. Il che significa che c’è un posto letto ogni 110.000. E provate anche solo a immaginare quante migliaia sono quelle case-prigione in cui regna la sofferenza, dove i figli crescono tra liti, insulti e botte. Però ne parliamo solo quando ne muore un’altra. Prima, nessuno si era accorto di nulla. Prima erano solo solo normali conflitti di coppia. E si sa come ci si comporta in questi casi, lo dice anche il proverbio: tra moglie e marito non mettere il dito. Vi chiederete come finisca la storia della topolina. Non c’è un lieto fine, il gatto non placa i suoi istinti primordiali, come cercano di farci credere le moderne saghe sui vampiri. La topolina muore, tra le grinfie del gatto, durante la prima notte di nozze.

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.

  • Elisa Bonaventura

    Ciò che mi fa rabbrividire è leggere spesso, sui blog e sui giornali, che in realtà in problema è ingigantito da una certa corrente di pensiero “femminista”, che ritrae tutti gli uomini come dei mostri.
    Ennesimo tentativo – mal riuscito – di mistificare la realtà.
    Brava Fede!

    • Contessa Adelasia

      Beh, che la donna sia più facilmente vittima di violenze è vero (l’uomo saprebbe difendersi meglio), così come i bambini; il problema esiste, ma è anche vero che c’è chi “esagera” incentrando la questione troppo sulla famiglia, puntando il dito soprattutto contro i mariti con slogan del tipo “il mostro è più vicino di quanto pensi”. E’ giusto parlarne, ci mancherebbe, ma sarebbe altrettanto giusto rendere onore a tutti quegli uomini (la maggior parte) che invece sono dei padri, fidanzati e mariti esemplari, che la donna non la toccherebbero nemmeno con un dito, anzi… Far notare solo le cose brutte…incupisce, ed è veramente, per come lo percepisco io, uno dei tanti tentativi di mistificare la realtà.