Una vita da doppiatore

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Vi propongo un interessante intervista a Tonino Accolla, la voce italiana di Homer Simpson ma anche di Eddie Murphy, Tom Hanks, Jim Carrey… Mi sembrano interessanti le considerazioni che fa sulla sceneggiatura, sul livello del cinema italiano, sull’importanza di fare teatro. Eccovi alcune parti dell’intervista, la versione integrale la trovate nel numero di Novembre 2007 di Dimensioni Nuove.       Prima di affermarti come voce, hai fatto undici anni di teatro, ad alti livelli. Come mai hai deciso di fare il doppiatore? Premesso che il teatro resta il mio grande amore e con quel mondo non ho mai chiuso (anche adesso ho numerosi progetti teatrali in cantiere, alcuni dei quali come regista), devo ammettere che dopo undici anni consecutivi ero entrato un po’in crisi. Sentivo il bisogno di un cambiamento, di fare anche altre cose, che mi permettessero di esprimere un’altra parte di me. È successo tutto per caso. (…) Consiglieresti ad un giovane di fare il doppiatore? Va precisato che non si può fare il doppiatore e basta. Prima bisogna diventare attori. Infatti avere una bella voce non basta, occorre curare anche la gestualità, in modo che il corpo possa muoversi in armonia con la voce: una cosa che soltanto la recitazione e il teatro insegnano. Comunque lo consiglierei, perché offre buone opportunità, a patto che i giovani in questione siano disposti ad impegnarsi e a fare dei sacrifici. Pregi e difetti del doppiatore Fare il doppiatore è molto stimolante, perchè questo lavoro ti mette a contatto con le grandi produzioni cinematografiche statunitensi: degli Americani si può dire tutto, ma non che non siano dei professionisti straordinari – i migliori del mondo, senza dubbio – dai quali c’è molto da imparare: specialmente per quanto riguarda le sceneggiature, che sono un po’ il tasto dolente del cinema italiano. Il lato negativo invece, dipende dal fatto che a volte, per esigenze di mercato, si è costretti a lavorare in fretta, senza curare i dettagli, senza approfondire come si dovrebbe. Senza poter trasferire l’anima nei personaggi. 250px-homer_simpson_2006.png Come vedi il futuro del cinema italiano? Mi sembra che il cinema Italiano si stia lentamente risvegliando. Ci sono segni di ripresa confortanti. Tuttavia è meglio non montarsi la testa. Sai, il cinema italiano è imprevedibile e non vorrei che, al breve risveglio, seguisse un letargo più lungo del precedente! E questo avverrà di sicuro se non si punterà sulla qualità, soprattutto della scrittura cinematografica. Solo scrivendo delle sceneggiature interessanti, delle storie che stupiscono il pubblico, il cinema italiano potrà aumentare i propri estimatori e recuperare finalmente la credibilità internazionale che aveva fino agli anni sessanta. Il pubblico preferisce il televisore al cinema e i gestori si lamentano. E’ soltanto una questione di prezzi? Sicuramente no: è necessaria una crescita artistica, migliorando le sceneggiature, rendendo le storie più attraenti e adatte alle esigenze del pubblico in modo che ci si possa riconoscere. La scuola, a questo proposito, potrebbe fare di più, educando i ragazzi alla scrittura creativa. Per chiudere:che cosa direbbe Homer Simpson, se dovesse consigliare ai giovani di andare al cinema? ”Vestitevi, innanzitutto. Perché – ragazzi miei – non è che si può andare al cinema nudi! Poi entrate, guardatevi una bella storia e, quando uscite, date un bacino alla vostra fidanzatina e ditele: cara, sono felice; e se sono felice io, posso dare felicità a tutti gli altri!”  

Saverio Sgroi

Educatore con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo dei giovani, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono stato il "capitano" fino alla fine del 2016. Poi ho lasciato la barca ai più giovani, con la convinzione che sapranno condurla verso porti sempre più prestigiosi.