Una vita da leoni

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Ci hanno insegnato che è il Re della Foresta, il Luigi XVI della natura. Lo immaginiamo svegliarsi all’alba, inerpicarsi in cima ad una prominenza rocciosa e ruggire al sole appena nato, mentre impone al suo regno una legge assoluta: quella del più forte. Le favole che ci accompagnavano nel viale silenzioso del sonno durante l’infanzia sentenziano all’unanimità che il leone è il più astuto, forte e prepotente – a lui tutta la preda, alla volpe le ossa, mentre il povero asino finisce azzannato -, con l’unica eccezione del capolavoro Disney Il Re Leone, dove ci viene presentata la più “illuminata” figura di Mufasa. Tuttavia, che sia un Re Sole o un Giuseppe II, il leone intimorisce con la sua criniera e terrorizza con le fauci. Ma se pensate che si tratti di un animale inavvicinabile per l’uomo, non conoscete la storia del sudafricano Keith Richardson, l’uomo che sussurra ai leoni.

Sarebbe divertente se potessimo guardare il mondo dall’alto: sette miliardi di umani che costruiscono ogni giorno nuove Torri di Babele, cercando di separarsi con ribrezzo dalla loro natura, come se fossero finiti solo per caso su quell’enorme pallone azzurro orbitante. O forse no. Dev’essere questo che pensa Keith, quando da autodidatta impara i segreti della zoologia. Si getta alle spalle i due anni di monotoni corsi universitari di biologia marina: vuole vivere a contatto con gli animali. Con il tempo e con l’esercizio riesce a comunicare con essi, a sintonizzare il proprio pensiero sulla loro stessa lunghezza d’onda. Non è mai semplice sradicare un albero, nemmeno quando è cresciuto tra le rovine di Cernobyl. Ma Keith ce la fa. Come il suo omonimo Moon, decide di abbattere le mura della sua vita e non ricostruirle mai più. Lavora in una riserva naturale a trentacinque chilometri da Johannesburg, dal nome azzeccatissimo. The Kingdom, Il Regno. Lì conosce Tau e Napoleon, due leoncini di sei mesi, ed è grazie a loro che si avvicina al branco.

Keith diviene membro onorario della Famiglia Reale della Savana, a tal punto che un giorno viene atterrato da due esemplari colti da un eccesso di entusiasmo, come sono soliti fare tra di loro per socializzare. Nonostante l’incidente, egli non si fa intimorire e mentre le telecamere lo riprendono tuffarsi in acqua con le leonesse o cullare i cuccioli, i suoi video fanno il giro del mondo. La sua missione è semplice: sensibilizzare l’opinione pubblica contro la caccia al leone, preda così ambita che i cacciatori sono disposti a pagare migliaia di dollari per abbatterli, spinti dal guadagno di un ricco trofeo e giustificati dal tipico sofisma del “predatore uguale cattivo”.  Sarà, ma chi ha mai visto i leoni distruggere la natura o costruire perfette armi di morte? Del resto, il nostro concetto di cattiveria è così assurdo che, se quei grandi felini potessero capire – e chi dice che non possano farlo? – riderebbero di noi. Oppure non lo farebbero, perché in fondo a loro importa solo di vivere liberi. E anche a Keith.

Cresciuto a pane, Rowling e Topolino, grazie ai libri di Beppe Severgnini ho scoperto la mia grande passione, il giornalismo. Trascorsi nove duri mesi di scuola alle prese con Euripide e Cicerone, durante l'estate collaboro con diverse testate e scrivo racconti. Amo i libri di Stephen King, la saga di Rocky e soprattutto il rock. I miei sogni? Non hanno limiti. Se è vero che, come cantano gli Europe, siamo tutti prigionieri in Paradiso, allora sognare è il modo per liberarci. Che stiamo aspettando? C'è tutto il Paradiso che ci attende! Cell.: 3317181577 Città: Caltagirone (CT) Blog: prigionierinparadiso.blogspot.it